La Formula 1 e la mancata riduzione della pressione sulle gomme

Dopo aver ascoltato le proteste dei piloti, Pirelli era pronta ad abbassare a partire dal Gp d’Olanda la pressione minima delle gomme tramite una controproposta, respinta però dalle squadre
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La Formula 1 e la mancata riduzione della pressione sulle gomme
© Getty Images

Rüdiger Franz Gaetano HerberholdRüdiger Franz Gaetano Herberhold

Pubblicato il 10 agosto 2026, 10:15

Macchine più difficili da guidare, con minore aderenza e con un maggior bloccaggio delle ruote a ingresso curva. Queste le maggiori critiche espresse dai piloti confrontandosi con Pirelli in merito alle monoposto introdotte quest’anno, legate alla scelta da parte del gommista milanese di aumentare la pressione minima delle gomme di almeno 3 psi rispetto a quelle della passata stagione. Una scelta quella di Pirelli dovuta all’introduzione dell’aerodinamica attiva e pensata per garantire la massima sicurezza nei confronti dei piloti: alla vigilia del campionato, infatti, il grande timore da parte di FIA e di Formula 1 era quello di un possibile malfunzionamento delle ali mobili nei tratti di pista in cui era previsto un possibile utilizzo dell’aerodinamica attiva. Qualora a causa di un guasto una monoposto fosse rimasta bloccata con la modalità Curve Mode in rettilineo (dove normalmente era prevista la Straight Mode), le gomme in condizioni di massimo carico aerodinamico ad alta velocità sarebbero state soggette a dei carichi verticali piuttosto estremi che avrebbero potuto portare addirittura al cedimento degli pneumatici stessi, mettendo così a serio rischio l’incolumità da parte del pilota. Da qui la decisione della Pirelli di aumentare la pressione minima sulle gomme, che a Barcellona ha visto un aumento di 3 psi rispetto allo scorso anno sulle gomme posteriori (passando dai 22 psi del 2025 ai 25 psi della gara corsa lo scorso giugno), mentre sulle gomme anteriori sono rimasti invariati i 26 psi già registrati lo scorso anno. 
Differente, invece, la situazione registrata sia a Silverstone che in Ungheria, con un aumento della pressione minima sia sulle gomme anteriori che su quelle posteriori: se nel 2025 a Silverstone le gomme presentavano una pressione di 26.5 psi all’anteriore e di 23.5 al posteriore, quest’anno la pressione delle gomme si è assestata sui 28 psi all’anteriore e sui 26 psi al posteriore, mentre all’Hungaroring le pressioni sono passate dai 22 psi all’anteriore e ai 20 psi al posteriore del 2025 ai 24 psi all’anteriore e ai 23 psi al posteriore nella gara disputata lo scorso 26 luglio e vinta dalla McLaren di Lando Norris. 

Se la soluzione di aumentare la pressione minima delle gomme ha sicuramente tutelato i piloti sotto il profilo della sicurezza, dall’altra, però, ha complicato non poco la guidabilità delle monoposto: non a caso Oliver Bearman al termine del Gp di Barcellona-Catalogna soffermandosi sulle gomme aveva dichiarato esplicitamente di guidare quasi dei palloncini. “Abbiamo troppa aria in questi pneumatici ora, ed è un vero incubo. Il degrado è enorme, si surriscalda parecchio in un singolo giro. Abbiamo tanta potenza sotto il piede destro e così poca aderenza con quelle enormi gomme che abbiamo.”

A quanto si apprende, Bearman non è stato il solo pilota a lamentarsi delle attuali gomme con Pirelli, la quale nelle scorse settimane aveva così proposto alle squadre una sorta di compromesso da applicare (in caso di parere favorevole) a partire dal Gp di Olanda in occasione della ripartenza del Mondiale subito dopo la pausa estiva: Pirelli sarebbe stata disponibile a riportare la pressione gomme ai valori minimi della passata stagione solo e unicamente a patto che nel regolamento sportivo della Formula 1 fosse stata inserita una nuova regola che prevedesse il ritiro di una data monoposto nel caso in cui sulla stessa non funzionasse l’aerodinamica attiva (e in particolare la modalità Straight Mode in rettilineo), obbligando di fatto la macchina a percorrere quel tratto di pista ad alta velocità con la Curve Mode. 

Andando ancora più nei dettagli, secondo quanto riferisce la testata britannica The Race, la proposta Pirelli prevedeva che qualora una monoposto fosse rimasta bloccata nella modalità Curve Mode per cinque giri, la Direzione Gara avrebbe dovuto esporre alla macchina in questione la bandiera nera con un disco arancione al centro (in cui viene indicato il numero della vettura), obbligando così la macchina a tornare immediatamente ai box per risolvere il problema, con il risultato che solo a problema risolto il pilota sarebbe potuto tornare regolarmente in pista, in piena sicurezza, mentre in caso di mancata risoluzione del problema, il pilota non avrebbe potuto continuare la gara. 

Se da parte della Federazione la proposta Pirelli è stata considerata assolutamente fattibile, le squadre si sono drasticamente opposte, ritenendo la proposta superflua, e bocciandola al momento della discussione. Secondo quanto riferito da The Race, dietro al rifiuto della proposta Pirelli da parte della maggioranza dei team di Formula 1 ci sono stati alcuni team che non volevano modificare le pressioni degli pneumatici a metà stagione per il timore che questo cambiamento avrebbe potuto avere delle ripercussioni sulle loro prestazioni, mentre altre squadre non volevano rischiare di perdere un risultato positivo per un guasto all’aerodinamica attiva che poteva essere gestito dal muretto, e che per le stessi potevano rappresentare dei punti potenzialmente rilevanti ai fini della Classifica Costruttori. 

Alla luce del diniego da parte della maggioranza delle squadre, dunque, Pirelli proseguirà come finora fatto nella prima parte della stagione corrente, confermando la tendenza ad aumentare di circa 3 psi la pressione minima delle gomme non solo fino a fine stagione, ma presumibilmente anche fino a fine 2027. 

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