F1 Amarcord: Niki Lauda e il terribile incidente del Nürburgring

Esattamente cinquant’anni fa (il 1°agosto 1976) il pilota austriaco fu protagonista al volante della sua Ferrari 312T2 di un drammatico incidente, destinato a cambiare la sua vita
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F1 Amarcord: Niki Lauda e il terribile incidente del Nürburgring

Rüdiger Franz Gaetano HerberholdRüdiger Franz Gaetano Herberhold

Pubblicato il 1 agosto 2026, 11:07

Una gara destinata ad entrare nella storia della Formula 1. Non tanto per una vittoria o per un sorpasso, ma purtroppo per l’incidente ad essa collegata. Sono passati ormai cinquant’anni, ma ancora oggi il Gp di Germania corso il 1°agosto 1976 sul circuito tedesco del Nürburgring viene ricordato per il drammatico incidente che vide come protagonista il pilota austriaco Niki Lauda, campione del mondo uscente con la Ferrari, nonché leader del Mondiale alla vigilia della gara tedesca. Non solo l’incidente finirà per stravolgere la vita del pilota austriaco, ma lo stesso Lauda finirà per lottare per diversi giorni tra la vita e la morte, riuscendo alla fine a salvarsi, grazie alla sua  tempra, che lo porterà addirittura a tornare in pista, quando tutti ormai davano per certo un suo addio al mondo delle corse. 

Nürburgring, Domenica 1°agosto 1976. Sul circuito del Nürbrurgring Nordschleife (lungo 22.835 Km) è in programma il Gp di Germania, valido come decima prova del Mondiale di Formula 1, in un contesto che vede Niki Lauda saldamente in testa alla Classifica Piloti. 14 i giri previsti, per una distanza totale di 319.690 Km. Dopo una prima giornata di prove che aveva visto la McLaren del pilota inglese James Hunt in testa con il tempo di 7'06”5, seguito a meno di un secondo dalla Ferrari di Lauda (7'07”4) alle prese con un problema di sottosterzo poi risolto, le qualifiche del sabato vengono caratterizzate da una pioggia leggera che di fatto impedisce ai piloti di migliorare il tempo effettuato il giorno prima. Hunt ottiene così la pole davanti a Lauda, alla Tyrrell P34 di Depailler, alla March di Stuck, all'altra Ferrari di Regazzoni, e alla Ligier di Laffitte.

Dopo una tregua, la domenica mattina vede il ritorno della pioggia, molto più intensa rispetto a quella del giorno precedente. Lauda (già protagonista all’inizio del weekend di gara di una vera e propria crociata contro il circuito, definendolo troppo lungo, troppo pericoloso e sopratutto con nessuna garanzia di efficienza dei soccorsi, qualora dovesse effettivamente verificarsi un incidente piuttosto grave) propone agli altri piloti e alla Direzione Gara di annullare il Gran Premio, già posticipato rispetto all'orario originario  delle 13:30 a causa di una riparazione delle barriere di protezione, danneggiatesi durante una gara di contorno. La paura (quasi una premonizione) del pilota austriaco è che la pista tedesca sotto l'acqua possa rilevarsi a dir poco ostica. Gli altri piloti non ci stanno, desiderano ugualmente correre, per cui alla fine la proposta del pilota austriaco della Ferrari viene bocciata.

Le macchine si schierano in griglia di partenza, mentre mano a mano la pioggia comincia progressivamente a calare d'intensità. Tutti i piloti decidono di scegliere le gomme da bagnato, ad eccezione del pilota tedesco della McLaren Jochen Mass, che (ricevuta la notizia da un amico che a Hohe Acht nel punto più elevato dal tracciato la pista sta già cominciando ad asciugarsi) decide di azzardare le gomme d'asciutto. 

Al via la Ferrari di Regazzoni prende la testa seguito da Laffitte, Hunt, Mass e Pace, con Hunt che alla prima curva riesce subito a passare Laffitte, seguito poi da Mass e Pace. Chi invece sbaglia la partenza è il leader del Mondiale, Niki Lauda, che in pochi secondi si ritrova addirittura ottavo, superato anche dalla Tyrrell di Jody Scheckter e dalla March di Ronnie Peterson,autore di una numerosa serie di sorpassi che lo porterà al termine del primo giro, approfittando anche di un testacoda di Regazzoni, a prendere la testa della gara. Lungo il circuito smette di piovere, così quasi tutti i piloti decidono di tornare ai box per montare le gomme d'asciutto, tra cui il pilota austriaco della Ferrari, mentre Regazzoni al volante dell'altra 312T2 sull’altra Rossa decide di fare ancora una tornata con le gomme da bagnato al pari di Peterson.

Rientrato in pista, Lauda cerca di alzare il ritmo provando una rimonta nei confronti dei primi, ma improvvisamente nel corso di quel secondo giro, al Bergwerk la Ferrari 312 T2 del pilota austriaco esce di strada, sbatte violentemente contro il guardrail (per alcune fonti contro un costone di roccia), ritornando in pista, e, a causa della grande quantità di benzina presente nel serbatoio, comincia a prendere fuoco.
La Hesketh di Edwards evita la Ferrari, cosa che invece non succede all’altra Hesketh di Ertl e alla Surtees di Lunger, che colpiscono la Rossa ormai infuocata. In attesa che arrivino i soccorsi, i piloti presenti nella zona dell’incidente non esitano a fermare le proprie monoposto, rendendosi conto della situazione che fin da subito appare piuttosto grave. 

Edwards, Ertl, Lunger e il pilota della Wolf Williams Arturo Merzario provano inizialmente a estrarre Lauda dalla sempre infuocata Ferrari 312 T2 senza inizialmente riuscirci, in quanto le cinture di sicurezza risultano essere molto ben strette. Ertl riesce a trovare un estintore, e sprigionando il suo contenuto contro la monoposto, protegge Merzario, il quale si dirige tra le fiamme verso l'abitacolo della Rossa, e riesce questa volta a estrarre con successo Lauda dalla sua monoposto infuocata.

Le cause dell’incidente

Una domanda che qualcuno si potrebbe porre è: cosa ha determinato il fuoripista al Bergwerk della Ferrari 312T2? Ancora oggi a distanza di cinquant’anni non è ancora del tutto chiaro cosa avvenne in quel frangente. Se con la tecnologia di oggi siamo abituati ad avere una notevole copertura della pista con le telecamere (o con i droni, come visto nelle ultime gare), l’anello nord del Nürburgring destinato ad ospitare il Gp di Germania era lungo come detto oltre 22 Km, al punto che le uniche immagini relative all’incidente di Lauda  arrivate fino ai giorni nostri sono rappresentate da alcune riprese amatoriali effettuate con una Super 8, con una qualità visiva non molto buona.  Eppure, alcune considerazioni possono essere comunque fatte. 
Diverse, infatti, furono le ipotesi fatte a caldo relative alle cause dell’incidente di Lauda. La prima ipotizzava il cedimento di un componente sulla Ferrari (ipotesi, questa, sposata anche dal regista americano Ron Howard che nel celebre film Rush addebiterà l’incidente del pilota austriaco al cedimento della sospensione), ma che non fu considerata attendibile. 
A caldo venne ipotizzato che dietro l’uscita di strada della monoposto di Lauda ci fosse il cedimento di una ruota, ma sulla Rossa tutti e quattro i mozzi delle ruote risultarono attaccati alla macchina. Anche l’ipotesi del cedimento della sospensione venne scartata, in quanto il Dt Ferrari Daniele Audetto spiegò che in caso di rottura della sospensione sull'asfalto si sarebbero dovute trovare tre tracce di frenata di cui più marcata dell'altra, invece delle tradizionali due (parallele e simmetriche), invece presenti nel punto dell'incidente.
Una seconda ipotesi che non trova conferma vorrebbe un Lauda sotto stress con la Ferrari a causa di alcune polemiche relative al suo rendimento. 
Oltre a queste due ipotesi, c'è una terza, la quale sostiene che a determinare l'incidente furono delle chiazze di umido presenti sull'asfalto unite alla non perfetta temperature delle gomme appena sostituite. Un'ipotesi, quest'ultima, assolutamente credibile.

Se andiamo infatti a osservare lentamente il filmato dell'incidente  possiamo comunque notare che Lauda rispetto alla monoposto che gli è davanti compie un ingresso in curva più stretto, come se salisse sopra a un cordolo. Teniamo conto che ha appena smesso di piovere, e che i cordoli in quel punto di pista, oltre ad essere piuttosto alti, potrebbero esser stati ancora bagnati. Se continuiamo ad osservare con attenzione il video, la monoposto di Lauda si scompone non appena la macchina tocca con le gomme l'asfalto della pista. Possibile, quindi, che in quel momento la Ferrari 312T2 dopo aver toccato questi cordoli bagnati abbia cominciato a perdere grip, aderenza, e che a quel punto, toccato l'asfalto con le gomme non ancora scaldate sia andata in testacoda contro il guardrail innescando l'incidente suddetto.
A questa ipotesi c’è da aggiungere anche un dettaglio relativo proprio alle gomme: fin dalle prove del venerdì le due Ferrari 312T2 di Lauda e di Regazzoni accusano un problema al retrotreno che rende entrambe le Rosse assai sovrasterzanti e incontrollabili, che inizialmente i tecnici della Rossa pensano di poter eliminare passando dalle gomme Goodyear da 19 a 18 pollici, ma che di fatto non risolve il problema, visto che durante il Gp di Germania la Ferrari superstite di Regazzoni sarà protagonisti di due testacoda dovuti alla problematica in questione. Anche quello di Lauda, quindi, potrebbe essere dovuto a un problema legato al retrotreno, reso ancora più grave non solo dalla mancanza di spazio in cui girarsi, ma anche dall’aver preso con una gomma una potenziale pozzanghera, andando così a privare la macchina e le gomme stesse del dovuto grip?

Il salvataggio di Lauda e il ritorno in pista

Una volta estratto Lauda dall’abitacolo della sua Ferrari, il pilota austriaco (semicosciente) viene sdraiato sul prato, e in questo frangente (come raccontano le fonti dell’epoca) viene tranquillizzato da Arturo Merzario (che Niki riconosce prontamente) in merito alle sue condizioni di salute. Fin da subito, però, il pilota austriaco non esita a chiedere sia al pilota Penske John Watson, sia a Merzario in che stato si presenta il suo viso, e se fossero evidenti dei segni. Sia Watson che Merzario minimizzano (per provare a tranquillizzarlo), con il primo che gli risponde dicendo di non vedere  alcun segno sul viso, mentre il pilota comasco gli dice che presto non si sarebbe più visto nulla.  

Sei-sette minuti dopo il salvataggio di Merzario arrivano sia la macchina anti-incendio che l’ambulanza, con Lauda che viene inizialmente viene portato all’ospedale di Adenau, dove i medici (resisi conto subito della situazione piuttosto delicata) trasferiscono il pilota austriaco all’ospedale di Ludwigshafen. Prima, però, di lasciare l’ospedale di Adenau, Lauda riesce ad avere un breve colloquio con il ds Ferrari Audetto, pregandolo di recuperare la sua valigetta personale presso il motorhome della Bilstein, ma sopratutto di avvertire la moglie Marlene, che era a casa. 
Il pilota austriaco viene così portato in elicottero accompagnato da un medico e un anestetista presso l’ospedale di Ludwigshafen (specializzato nelle cure per le ustioni più importanti), ma arriva nel centro medico in blocco respiratorio, in quanto aldilà delle ustioni i polmoni risultano gravemente danneggiati dalla respirazione dei fumi della benzina al momento dell’incendio. 
Lauda viene così trasferito d’urgenza presso la clinica universitaria di Mannheim, dove nei giorni successivi emergerà un livello di ossigenazione del sangue inferiore al normale. Al pilota austriaco viene impartita anche l'estrema unzione, per paura che il pilota, dato più morto che vivo, non ce la facesse. Invece non solo Niki verrà dichiarato fuori pericolo dai medici il 5 agosto, e in seguito trasportato nuovamente a Ludwigshafen per il trattamento delle ustioni sul viso, ma intorno a metà agosto verrà dimesso per poter effettuare a casa la propria convalescenza.

Se l'uomo Lauda può affrontare serenamente la propria convalescenza, molti, dopo l'incidente, danno il pilota Lauda per finito. Secondo gli stessi medici dell'ospedale di Mannheim, difficilmente lo stesso pilota sarebbe tornato a correre.

E invece, a sorpresa, non solo Niki tornerà a correre con la Ferrari, ma lo farà addirittura 42 giorni dopo a Monza (come possiamo vedere da questa foto che lo ritrae assieme ad Harald Ertl), il 12 Settembre, portando a casa un a dir poco miracoloso quarto posto nel Gp d'Italia, dimostrando a tutti che, seppur acciaccato e soffrendo per vie delle numerose ferite presenti sul volto, il campione era tornato. Ma questa, come scriverebbe Michael Ende, è un'altra storia.

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