Frattesi, che ritorno a casa Lazio

Subito 3 gol in campionato per Davide, che ha riabbracciato la squadra che l’aveva cresciuto per 8 anni. Nella Capitale ritrovati una maglia da titolare e il sorriso
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Frattesi, che ritorno a casa Lazio
© Getty Images

Tommaso GuaitaTommaso Guaita

Pubblicato il 1 novembre 2026, 09:00

La signora Marian McQuade, attivista per i diritti delle persone anziane del West Virginia scomparsa nel 2008, è stata la principale promotrice della festa dei nonni. Madre di quindici figli e nonna di quarantatré nipoti, negli anni Settanta si è battuta affinché negli States venisse creata una giornata per celebrare i nostri “vecchi”: in Italia è stata introdotta solo nel 2005 e ricorre il 2 ottobre. Come per nonno Anselmo del film L’albero degli zoccoli, che raccontava storie e insegnava la vita a stuoli di bambini di campagna che lo seguivano ammaliati, oggi più che mai crescere i figli di genitori sommersi dal lavoro e alle prese con un costo della vita sempre più pesante è un onere riservato agli anziani. 

Trasformati in babysitter, tassisti, cuochi, bancomat e molte volte addirittura psicologi. Normale che, in queste condizioni, i nonni instaurino spesso con i nipoti un rapporto strettissimo. È stato così per “Bello de nonna” Alessandro Florenzi, che il 21 settembre 2014 salì in tribuna all’Olimpico per salutare con un bacio nonna Aurora dopo un gol al Cagliari, e anche per Davide Frattesi, rinato alla Lazio dopo mesi difficili. Il 30 marzo 2025, dopo un importante gol all’Udinese, Frattesi si presenta davanti ai microfoni di Dazn e si scusa perché nei giorni precedenti è stato “un po’ spento”. «Chi mi conosce sa che cosa mi sta succedendo», aggiunge senza fornire ulteriori spiegazioni. Come accade sempre in questi casi, comincia la ridda delle ipotesi e i giornali si convincono che il giocatore dell’Inter sia turbato dalle continue voci di mercato: come se la vita di un calciatore si riducesse solo al suo lavoro. Frattesi, oltre a essere un professionista molto ligio, è anche legatissimo alla famiglia e presto si scopre che a togliergli il sorriso non sono le chiamate del suo procuratore a tarda notte, per informarlo di una trattativa, ma le condizioni di salute di nonna Stefania.

 

 

Accanto a lei, Davide tornava bambino e il suo sorriso - c’è una foto in campo insieme, durante i festeggiamenti per il ventesimo scudetto dell’Inter, che vale più di mille parole - si riempiva della gioia serena che tutti abbiamo provato sentendoci dire per la miliardesima volta: “Mangia che sei sciupato!”. Nonna Stefania muore pochi giorni dopo il suo gol all’Udinese e Frattesi, tra una partita e l’altra, la celebra con nostalgia pubblicando un paio di storie su Instagram in cui ballano insieme. Nei giorni successivi, riesce a non farsi condizionare dal dolore e, sfruttando come sempre al massimo i minuti concessi da Simone Inzaghi, firma in Champions League i due gol più importanti della sua carriera. Quando segna il 2-1 all’Allianz di Monaco di Baviera nei quarti di finale di andata, nonna Stefania lo ha lasciato da pochi giorni.

 

 

L’esultanza di Davide, come gli capita sempre, è sfrenata. Ma se contro i friulani il gol aveva generato in lui un’esplosione di gioia incontenibile, in Germania il 2-1 dell’Inter sembra provocargli un moto di rabbia. Frattesi urla, stringe i pugni, si toglie maglia e maglietta della salute flettendo i muscoli e, per un attimo, sembra sul punto di scoppiare a piangere: «Stasera c’è pure il suo zampino, magari da lassù qualche strillo mia nonna l’ha tirato», dice poi ai microfoni di Sky. La sua emotività ha la capacità eruttiva di un vulcano e, quando nel pazzo 4-3 della semifinale di ritorno a San Siro contro il Barcellona trova l’ennesimo gol decisivo, di nuovo perde il controllo di sé. Inarrestabile, scacciando i compagni che provavano a fermarlo per abbracciarlo, si arrampica sul cancello giallo che dà l’accesso al campo. Esultando, urla talmente tanto che la testa comincia a girargli: «Vedevo tutto nero - racconta nell’intervista post-partita - Non è che mi è stato dato questo talento così incredibile, però sono sempre stato l’ultimo a mollare e il primo a crederci, in tutto quello che ho fatto». Aggrappato a quello stesso cancello, Frattesi aveva celebrato un altro gol interista rimasto nella sua storia personale e in quella di squadra, il 2-1 contro il Verona del 6 gennaio 2024. In un momento in cui la corsa dei nerazzurri allo scudetto della seconda stella sembra difficoltosa, Frattesi regala tre punti all’Inter in pieno recupero, arrivando come un falco sulla respinta del portiere. Un tap-in facile, ma che richiede grande tenacia, concentrazione assoluta e un’accuratezza millimetrica nel posizionamento in campo: vanno capiti in un istante il movimento degli avversari, la salita della linea difensiva, i rimbalzi del pallone. E poi bisogna essere lì, proprio dove cadrà la palla.

 

 

Aspetti nei quali Frattesi ricorda più Pippo Inzaghi e la sua capacità da rabdomante di trovare gol nelle pieghe di qualsiasi gara, piuttosto che altri numeri otto del nostro campionato, anche molto prolifici: pensiamo a McTominay, Rabiot o Mario Pasalic. Pur essendo sprovvisto di una tecnica sopraffina, Davide è spinto dalla sua esuberanza fisica ed emotiva a provare e migliorarsi a ogni gara. È complicato, per uno che ha bisogno di fare così tanta fatica per raggiungere i propri obiettivi, rimanere emotivamente distaccato. Soprattutto in periodi complessi come quello in cui perde nonna Stefania. Frattesi non ha il talento puro e cristallino di un Calhanoglu, né la prestanza di un Bisseck, ma in campo non è un semplice portatore d’acqua, tutto grinta e tackle. Sa farsi trovare pronto in un istante: è fatto di accelerate improvvise e dinamismo, per farsi trovare davanti alla porta quando un compagno non saprebbe altrimenti a chi passarla o se un rimpallo ricade nell’area piccola e c’è bisogno che qualcuno lo trasformi in un gol decisivo.

Con l’Inter ci è riuscito quindici volte nelle sue prime due stagioni, mai nel 2025-26 e il motivo è da ricercare proprio in una di quelle esplosioni emotive, a cui è seguito un lungo e complicato periodo di bassa tensione. Prima e dopo la morte della nonna, Davide aveva riversato sul campo energie e frustrazioni interiori, trasformando l’ansia, il dolore e lo smarrimento in energia positiva. La sconfitta 0-5 in finale di Champions contro il PSG nel maggio 2025 gli lascia invece strascichi  di natura diversa. E nel 2025-26 non riesce più a essere se stesso. Con l’arrivo di Chivu, sembra che per lui si apriranno finalmente le porte della titolarità dopo che Simone Inzaghi per due stagioni lo ha utilizzato come dodicesimo uomo, buono a spaccare le partite nel finale. Ma con il nuovo tecnico le cose peggiorano: «Ho iniziato la stagione con un infortunio serio, la testa andava, ma le gambe no. Praticamente ho iniziato ad allenarmi bene a dicembre», ha spiegato in conferenza stampa il 3 settembre 2026. Per un problemino fisico trascinato a lungo, gioca poco più di trecento minuti nelle prime venticinque giornate di campionato, partendo solo due volte titolare nelle gare di andata e ritorno contro la Cremonese. Una miseria, anche per chi è abituato a subentrare a gara in corso.

 

 

Così, se sino all’estate 2025 l’Inter pretendeva una quarantina di milioni per il suo centrocampista box to box, ad agosto 2026 i nerazzurri non hanno potuto riproporre sul mercato il giocatore alle stesse cifre e, tra i vari pretendenti, alla fine l’ha spuntata la Lazio in prestito. Per permettere la buona riuscita della trattativa, Frattesi ha addirittura rinunciato a un milione d’ingaggio: «L’ultimo anno, dove sono stato male anche di testa, ho capito che i soldi non sono così importanti». Per lui è stato il più classico dei ritorni a casa: Frattesi è nato nella borgata Fidene come Scamacca, suo “gemello” per anni sino alla comune esperienza a Sassuolo. Nella vittoriosa finale di Coppa Italia del 2013 contro la Roma, i due erano entrambi a bordocampo a fare i raccattapalle. A Formello, Davide ha riabbracciato la squadra che da bambino lo ha cresciuto per otto anni sino a farlo capitano, e pazienza se a un certo punto, nel 2014, è passato alla Roma. Più rapida dei biancocelesti a proporgli un contratto con il vincolo da professionista.

 

 

«Sento già mia la Lazio, conoscevo già bene i ragazzi: ho un legame di amicizia con molti di loro», ha detto Davide dopo il gol del vantaggio segnato contro l’Udinese, il terzo della nuova esperienza, dopo quello decisivo segnato al Bologna alla prima giornata cinque minuti dopo il suo ingresso in campo e quello al Genoa la settimana seguente. Nelle tre occasioni, ha esultato con capitan Zaccagni facendo il pinguino: «Più che altro sembravamo due deficienti», ha spiegato lui, ridendosela di gusto. Segno che a Roma, con la titolarità e i gol, è tornato anche il sorriso. Rientrare a Roma, per lui ha significato recuperare il tempo perduto con la sua famiglia. Circondato dai luoghi della sua infanzia, gli è tornata in mente anche nonna Stefania: «Cambierei tutto ciò che ho in banca per rivederla cinque minuti», ha confessato quasi commosso. E da lassù lei gli avrà risposto con un sorriso grande così. Mettendosi a ballare, come facevano insieme. 

tratto dal Guerin Sportivo di Novembre 2026

 

 

 

 

 

 

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