Federico Pastorello, l'agente italiano di marca globale

Dagli insegnamenti del papà dirigente e proprietario di club, al mestiere scoperto risolvendo i problemi di... Fernando Couto
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Federico Pastorello, l'agente italiano di marca globale

Pippo RussoPippo Russo

Pubblicato il 29 agosto 2026, 09:00

Il business è importante, l’immagine non lo è di meno. A questa massima è fedele Federico Pastorello, uno fra i pochi agenti italiani di calciatori che possa vantare un rango internazionale. E sarà anche per il fatto che in Italia ci sta il giusto (il suo centro di riferimento è Montecarlo), ma resta il fatto che il suo profilo spicca nel panorama di chi fa il mestiere di gestire le carriere. Ha costituito una società che ha sedi in diversi Paesi, gestisce un importante portafoglio di calciatori, gli capita di prendere “130 aerei in un anno” come ha dichiarato nel corso di un’intervista rilasciata di recente a Fanpage. Ma il suo marchio di fabbrica non si ferma qui. Perché il boss della P&P Management (la società fondata e gestita assieme al fratello Andrea) ha un’attenzione per lo stile e l’immagine che è quasi un’ossessione. Abbigliamento perenne da apericena in Costa Smeralda (dress code: doppiopetto), capello perfettamente in piega, sorriso da spot con quei denti “bianchi e splindenti” che avrebbero mandato in estasi Carlo Dapporto nello spot pubblicitario di qualche era geologica addietro.

E davvero non c’è nulla su cui ironizzare: è anche così che ci si afferma, in un segmento del business dove il confine tra intermediazione e decisione è quanto mai sfumato. Per la gran parte dei calciatori, cioè tutti quelli che non fanno parte dell’Olimpo di eletti che potrebbero benissimo rappresentarsi da sé, l’agente è il principale biglietto da visita: il fattore che ti può cambiare la carriera. E di quel biglietto da visita fa parte l’immagine che l’agente è capace di proiettare quando c’è da trattare con una società. Le immagini della festa che nei mesi scorsi si è tenuta a Montecarlo per celebrare il trentennale di attività della P&P hanno fattoi il giro del web e parevano cavate da un format patinato del genere “Riccanza & C.”. Fa tutto parte del pacchetto, in un mestiere imparato grazie al vantaggio di potersi giovare dei giusti insegnamenti. Che gli sono venuti da parte paterna.

Figlio d'arte

Nato nel 1973 a Rovereto, Federico Pastorello non ha bisogno di entrare nel mondo del calcio: ci si ritrova dentro. Il padre Giambattista è stato dirigente e proprietario di club fra gli anni Ottanta e il primo decennio del nuovo secolo. Dopo gli inizi a Rovereto è passato da Padova e Modena, quindi a Parma nell’era della famiglia Tanzi. Successivamente è stato proprietario del Verona, per poi avere un rapporto altalenante con Enrico Preziosi: di cui è stato vicepresidente al Genoa e col quale ha condiviso un’esperienza controversa a Lugano. Dunque, per il giovane Federico non si presenta il problema di come oltrepassare le barriere d’accesso nel mondo del calcio. Piuttosto, si tratta di capire quale sia il ruolo in cui può esprimere al meglio le sue potenzialità.

Il ragazzo capisce presto qual è la risposta a questa domanda. Segue da vicino le trattative che il padre conduce per conto del Parma e che portano in Emilia calciatori di primissimo piano: Dino Baggio, Hristo Stoichkov e soprattutto Fernando Couto. Proprio la figura del difensore portoghese è fondamentale per fargli mettere a fuoco quale può essere il suo ruolo, ma soprattutto come deve interpretarlo. Succede infatti che, una volta approdato a Parma, Couto debba risolvere problemi relativi alla dimensione extra-campo. Per esempio, quello di trovare un appartamento: e lì Federico si presta e riesce a trovare la soluzione soddisfacente. Poi succede che il difensore portoghese rimane coinvolto in un piccolo incidente automobilistico: roba di poco conto ma di molto fastidio, se c’è da risolvere i problemi burocratici e da star dietro alle assicurazioni. Anche in questo caso è Federico a farsi carico delle incombenze, E a quel punto scopre che occuparsi di queste cose gli piace, e che può farne un mestiere. Dando a quel mestiere un’interpretazione particolare: gestire a trecentosessanta gradi la carriera di un calciatore, assisterlo non soltanto quando si tratta di effettuare i trasferimenti o di rinnovare i contratti, ma anche nelle incombenze quotidiane. Quell’intuizione giunge anche al momento giusto: Fernando Couto arriva a Parma giusto nella fase che anticipa di poco la sentenza Bosman, cioè l’atto giuridico che spalanca una prateria al mestiere dell’agente di calciatori. Da lì in avanti, per il figlio d’arte, è un crescendo continuo.

La rapida internazionalizzazione

Già nelle fasi iniziali dell’esperienza da agente, il giovane Pastorello mostra altri lati innovativi nell’interpretazione del ruolo. Siamo alla fine degli anni Novanta e fra le diverse novità che si impongono in questo passaggio storico c’è l’affermarsi del modello della multiproprietà dei club. Fra i primi che decidono di sfruttare questa innovazione c’è l’allora presidente e proprietario della Roma, Franco Sensi. Che acquisisce altri due club in Italia, il Foggia e il Palermo. E che, soprattutto, decide di fare una puntata all’estero, in Francia: dove si annette il Nizza e lo tiene per due stagioni nel proprio portafoglio calcistico. In quel passaggio Pastorello gli fa da consulente: ruolo che gli permette di darsi un primo radicamento internazionale e, soprattutto, di mettere radici in Costa Azzurra e dintorni. La scelta di eleggere Montecarlo come base di attività scaturisce da lì.

In quel biennio il Nizza passa dalla Ligue 2 alla Ligue 1 e proprio a quel punto Sensi decide di cedere il club. In eredità a Pastorello rimangono la buona reputazione, i contatti maturati nel calcio francese e quello che è il primo cliente importante della sua carriera: Patrice Evra. Il seguito è una crescita continua, tra Italia e estero. Contrassegnata anche da episodi originali, al limite del picaresco.

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