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Il Guerin Sportivo Racconta - L'alfabeto del trionfo
Da “Autostrade” a “Zidane”, dalle polemiche iniziali alla festa azzurra: le situazioni e i personaggi, i colori e le emozioni di un mese incredibile vissuto in un Paese meraviglioso

Matteo Marani
Pubblicato il 21 luglio 2026, 12:00
* AUTOSTRADE
Il contrario delle nostre. Sono ampie, comode e collegano l’intera Germania senza obbligo di pedaggio. Avete capito bene: non esistono i caselli. Per di più si viaggia senza ingorghi e in mezzo al verde, liberi dalla vista dei capannoni industriali spuntati come funghi da Milano a Bologna. Per un mese hanno accompagnato addetti ai lavori e carovane di tifosi. Adesso non sarà facile riabituarsi alla A1.
BRASILE
Doveva spaccare il mondo. Fare a pezzi la concorrenza. Invece Ronaldinho e Ronaldo si sono arresi ai vecchietti della Francia, alla prima insidia vera. Un ritiro blindato, una caccia famelica al quattrino, gli unici ad aver sdoppiato la sede del ritiro (prima a Francoforte, quindi nei pressi di Colonia) per incassare i gettoni delle Atp locali. La presuntuosa Seleção doveva far sorridere, ha fatto solo ridere.
CANNAVARO
All’Olympiastadion, domenica sera, ha giocato la centesima partita in Nazionale. Un simbolo nel simbolo. Un premio nel premio. L’emblema del Mondiale italiano è il capitano, punto fisso nel variare di Nesta, Barzagli e Materazzi. Nel mirino per le intercettazioni e per le dichiarazioni (ritrattate) su Moggiopoli, gli veniva contestata la fascia. Assieme a Buffon, ha chiuso la difesa azzurra e le bocche della critica.
DUISBURG
Ventiduesima regione italiana per un mese. Dal Landhaus Milser Hotel, dove hanno dormito e mangiato i giocatori, al vicino campo di allenamento di Meiderich, finendo con la tribuna dello stadio dell’Msv trasformata in Casa Azzurri. Un po’ di azzurro, appunto, in una città grigia, uggiosa, una Marghera priva di Venezia. Ragione per cui, appena possibile, Del Piero e soci fuggivano a Düsseldorf.
ELBA
Ma pure il Reno, l’Oder, la parte iniziale del Danubio e i fiumi che costellano la geografia del Paese. Molti attraversano i centri cittadini e offrono un succedaneo di riviera a chi non possiede il mare. Nei pomeriggi di domenica, accanto agli argini, ecco fiorire i chioschi e le passeggiate in bicicletta. Anche la tintarella, o almeno una vaga parvenza. Eppure il fiume dà una dimensione diversa, piacevole.
FIFA
Comanda tutto, sorveglia ogni cosa. Sempre con atteggiamento marziale. Ad Amedeo Goria della Rai ha ritirato il pass perché aveva varcato di pochi metri l’area di competenza. Come una multinazionale severa, la Fifa pensa solo ai propri interessi miliardari. A Berlino, i migliori alberghi erano prenotati per Blatter, Platini e per le Federazioni africane e asiatiche che dovranno garantire i voti necessari.
GUERRA
Il segno più profondo l’ha lasciato nelle coscienze, nell’imbarazzo delle persone a ricordare. Ma anche nel volto delle città. Belle, funzionali, razionali, ma troppo moderne per non rendersi conto dell’azzeramento subìto con i bombardamenti devastanti del secondo conflitto mondiale. Colonia ne è la prova: accanto alla Cattedrale (con le reliquie dei Re Magi) nulla di più antico del 1945. Anno zero.
HOMELESS
Ovvero i senza fissa dimora, quelli che i più ignoranti chiamano vagabondi. La Germania, a dispetto della sua immagine di efficienza e rigore, ne conserva tanti. Li vedi uscire verso l’ora del tramonto, con le loro birre, i mozziconi di sigaretta aspirati sino al filtro, il passo malfermo, il bisogno di comunicare con gli altri. Ma la gente gli scorre accanto indaffarata. Questa è la Germania che nessuno racconta.
ITALIANI
Chi sono? È quello che ti chiedi in capo a un mese di Mondiali. Dalle prime, timide apparizione nella gara contro il Ghana ad Hannover, all’esuberante sfilata finale a Berlino. Sono, siamo diversi dagli altri tifosi del mondo: meno chiassosi, meno colorati (o travestiti). Mantengono, manteniamo un certo stile persino nella gioia. Per individuarli vale il solito metro: gli unici con un senso ineluttabile di eleganza.
LIPPI
La scena risale ai giorni precedenti alla finale. Lippi si presenta a Casa Azzurri per la conferenza-stampa. Fuori stanziano centinaia di tifosi, che lo assalgono per gli autografi e le foto, costringendo le guardie del corpo ad aprire un varco. Dentro, decine e decine di giornalisti di tutto il mondo con gli occhi rapiti da lui. Se uno fosse stato sulla Luna nell’ultimo mese farebbe fatica a comprendere.
MURO
Iniziò a crollare quella notte del 9 novembre 1989. E cambiò il mondo. Oggi ne restano pochissimi metri, lasciati lì come simbolo della guerra fredda. Il tratto più lungo si trova non lontano dalla Porta di Brandeburgo, qualche decina di metri in tutto. Nella terra di nessuno, un tempo cuscinetto minato e presidiato, oggi si costruiscono invece palazzi e centri commerciali. Dal comunismo al consumismo.
NAZISKIN
Incredibile: in un mese non ne abbiamo incontrato nemmeno uno. Sarà possibile? Toccherà rifarci da settembre con le curve italiane. Qui il nazismo è comunque un tema tabù, scabroso e sconsigliato da affrontare. Qualche nostalgico esiste, lo capisci da sottili allusioni, e non solamente tra le invisibile teste rasate. Ma la correttezza impone di soprassedere e allora nessuna domanda su Hitler.
OSPITALITÀ
Treni, metropolitane, taxi e il resto dei servizi che aiutano a vivere meglio. In più, tanta cortesia, gentilezza e disponibilità nei confronti dei tifosi stranieri. “Grazie per essere stati nostri ospiti” diceva uno striscione tedesco letto nella finale per il terzo posto a Stoccarda. Resta una domanda malevola in fondo a tutto ciò: non è che un simile paradiso di fratellanza si spenga con lo spegnersi del Mondiale?
PUBBLICO
La cosa più bella di Germania 2006, nettamente superiore al gioco visto in campo. Calore e compostezza, colore e divertimento. In stadi splendidi, ricolmi di gente come noi italiani non abbiamo più memoria, è andata in scena la prima festa popolare di dimensioni globali. Bandiere, maschere, parrucche variopinte, costumi nazionali: accanto alle danze dei tifosi ghanesi, le bellissime tifose brasiliane. Olé.
QUADRIENNIO
Ci toccherà aspettarne un altro per vedere di nuovo il Mondiale. Stavolta in Sud Africa, la prima nel continente nero. Succederà che il Brasile partirà favorito, che a noi italiani non mancheranno di certo le polemiche, che magari lo spettacolo in campo deluderà le attese. Forse si metterà in luce un giovane come non è successo in questo. Certamente sarà il record di ascolti dei prossimi quattro anni.
ROSSI
Non Pablito, presenza fissa a Casa Azzurri. Ci riferiamo al commissario Guido Rossi, l’uomo incaricato di curare i guasti del nostro calcio. Lo si conosceva come un avvocato di fama internazionale, un austero signore adatto ai consigli di amministrazione. In un mese di calcio è diventato un ultrà: la sciarpa al collo, le battute scaramantiche con Lippi. Tutto ok, purché si tenga lontano dal teatrino di Biscardi.
SPONSOR
A ogni Mondiale allargano il raggio di azione. Spendono tanto e vogliono indietro tantissimo, militarizzando ogni metro quadro. In Germania abbiamo contato decine di gigantografie di Kahn e Ronaldinho appese ai palazzi, piazze invase dalle varie “Adidas arena”, tetti dei grattacieli occupati da immensi loghi, come quello della T-Mobile sul fungo di Alexander Platz. Dentro e fuori degli stadi, un’indigestione.
TERRORISMO
Era lo spauracchio del Mondiale. Al punto da innalzare allo spasmo il livello dei controlli. Per fortuna non è successo nulla. Pure l’Iran, accolto con preoccupazione, è passato senza lasciare traccia. Come in campo. In compenso, per non correre rischi, la polizia tedesca non ha badato A spese. Agenti ovunque. Molti quelli inviati dalle singole Nazioni: per le gare dell’Italia toccava ai nostri poliziotti di quartiere.
UNTER DEN LINDEN
È il grande viale degli Hohenzollern, quello da cui la Prussia mirava al mondo. Per quasi trent’anni era finito nella parte est di Berlino. Oggi è tornato il cuore pulsante della vita culturale: musei (come l’attiguo Pergamo), mostre, rassegne fotografiche (di cui una meravigliosa sulla storia dei Mondiali di calcio). Il Palazzo del governo della Ddr sta scomparendo perché colmo di amianto. E sta risorgendo la storia.
VICTORIA
La moglie per antonomasia. La Spice che trepida in tribuna e piange al gol del suo David (come Sonia Del Piero al 2-0 di Ale alla Germania). In un Mondiale che ha dato poco sul campo, le cose migliori sono venute dalla tribuna. Dalla siliconata signora Beckham alla Seredova. Ma le Wags inglesi hanno spopolato: shopping estremo, cocktail, addirittura un presunto bacio saffico colto dai paparazzi.
ZIDANE
Ha chiuso la carriera chiudendo il Mondiale. A 34 anni. Era impensabile un epilogo migliore, peccato l’abbia guastato con un accesso di pura follia. Eppure Zizou ci manca sin da adesso: ricordiamolo per le giocate con cui ha annientato il supponente Brasile.
* testo tratto dal Guerin Sportivo di agosto 2026
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