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Per essere ancora decisivo Messi riscopre le sue origini

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 19 luglio 2026, 12:00
E chi l'avrebbe mai detto, che per continuare a stupire il mondo Lionel Messi abbia dovuto reinventarsi tornando alle sue origini? Potrebbe essere la mossa della disperazione da parte del commissario tecnico Scaloni, o forse è semplicemente riportare Leo là sulla destra, dove tutto era iniziato. Con il risultato di rendere l'Argentina del tutto ingestibile per gli avversari, almeno nei finali di partita.
Messi arretra quando c'è da rimontare
In parte con Capo Verde, nettamente con l'Egitto, di nuovo con la Svizzera e infine con l'Inghilterra. Nei momenti di difficoltà l'Albiceleste a un certo punto, quando è davvero con l'acqua alla gola e deve schierare due punte, chiede al suo leader e capitano un "passo indietro". Indietro nel campo e indietro nel tempo, a quando Messi con la maglia numero 30 o 19, le sue due prime al Barcellona, giostrava come "enganche", in realtà quasi come esterno offensivo, sulla destra, per poi colpire a piede invertito.
Con Julian Alvarez e Lautaro Martinez coppia di attaccanti veri, di numeri nove, quando c'è da rimontare, teoricamente per Messi non ci dovrebbe essere più posto, visto che dal centro parte e al centro ormai è stabile da quando Guardiola, nel 2009, gli costruì la squadra attorno utilizzandolo come centravanti (molto sui generis).
Dalla destra, sempre al suo ritmo, perché sappiamo che "non corre", ma segue l'andamento delle partite, Leo comincia a pennellare calcio, a fornire un'opzione extra ai compagni e a creare occasioni e assist. Gli ultimi due, contro l'Inghilterra.
La coperta è corta per gli avversari
Il problema per i rivali dell'Argentina è che non sanno decodificare la nuova posizione di Messi, ormai è evidente. L'Egitto soprattutto è stata la squadra che è andata maggiormente in tilt, concedendo tre gol arrivati tutti dalla destra: anche se il terzo è stato un cross di Lautaro per Enzo Fernandez. Gli altri due però sono stati una rasoiata di Messi, entrando come il burro da destra, sempre, e una capocciata di Romero su centro, di nuovo, del numero 10. Prenderlo in uno contro uno è sempre rischioso, il raddoppio di marcatura porta inevitabilmente a lasciare un uomo libero da quella parte. Contro l'Egitto e la Svizzera è uscito De Paul, il più adattabile a destra, ma meno creativo di Leo; con l'Inghilterra addirittura Tagliafico, il terzino sinistro.
Lo schieramento dell'Argentina è un rompicapo
Lo schieramento dell'Argentina poi non prevede praticamente esterni, al fischio iniziale: è un 4-1-3-2 che poi di solito, visto che fin qua dagli ottavi in poi l'Albiceleste ha rimontato o dovuto disputare i supplementari, si trasforma in 4-4-2 con Messi nel mezzo spazio di centro-destra ed eventualmente Nico Gonzalez dall'altra parte.
Un rompicapo, insomma, per chiunque. Servirebbe forse rivedere le vecchie partite del Barcellona o della stessa Argentina, in cui Leo, soprattutto con i catalani, stava larghissimo a destra nel primo 4-3-3 di Rijkaard, ad esempio, ed era la riserva del francese Giuly quando l'argentino era davvero un ragazzino.
Poi sarebbe arrivato Guardiola, il "falso nueve" che più nove in realtà non si può, perché solo i centravanti veri segnano una quantità così disarmante di gol, e la zona di destra dimenticata, abbandonata. Fino a questo Mondiale, per scompaginare di nuovo i piani.
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