Come Wonderwall è diventato l’inno della nazionale inglese ai Mondiali 2026

La canzone degli Oasis, pubblicata più di trenta anni fa, è diventato un formidabile elemento di aggregazione celebrativa tra tifosi e squadra, dimostrando che il torneo, nonostante le interferenze politiche, riesce ancora a vivere di emozioni  

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Come Wonderwall è diventato l’inno della nazionale inglese ai Mondiali 2026
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Paolo Valenti/EdipressPaolo Valenti/Edipress

Pubblicato il 11 luglio 2026, 16:00

La spedizione della nazionale inglese alla Coppa del Mondo FIFA 2026 ha fatto nascere una delle storie più belle legate al tifo contemporaneo. Non si tratta di un'operazione pianificata a tavolino da qualche ufficio marketing bensì dell'adozione spontanea e viscerale da parte dei supporter inglesi di "Wonderwall", canzone pubblicata dagli Oasis nel 1995, a inno post-partita della selezione guidata da Thomas Tuchel. Questa colonna sonora ha accompagnato il cammino dei Tre Leoni dalle arene ipertecnologiche degli Stati Uniti fino alle altitudini di Città del Messico, cementando una sinergia senza precedenti tra la squadra e il suo pubblico.

 

 

 


La prima volta a Dallas: il momento preferito di Kane

La scintilla iniziale è scoccata il 17 giugno 2026 all'AT&T Stadium di Arlington, Dallas, in occasione del debutto dell'Inghilterra nel Gruppo L contro la Croazia. Dopo la vittoria per 4-2, con doppietta del capitano Harry Kane, le note della ballata degli Oasis hanno iniziato a diffondersi attraverso gli altoparlanti dell'impianto texano. La reazione dei sostenitori inglesi al seguito è stata immediata e travolgente, capace di sovrastare il potente sistema di amplificazione dello stadio. Anziché limitarsi ai consueti cori da stadio, i tifosi si sono uniti in un sognante accompagnamento della canzone dei fratelli Gallagher, inducendo i calciatori sul terreno di gioco a interrompere le operazioni di rientro negli spogliatoi per unirsi al canto. Lo stesso Harry Kane ha definito quel momento come “one of my favourite ever moments”, evidenziando la nascita istantanea di un legame empatico e profondo con i sostenitori. Il percorso calcistico dell'Inghilterra nel corso del torneo ha scandito la crescita esponenziale di questo rito collettivo, dove ogni successo sul campo ha offerto l'opportunità di rinnovare il connubio tra squadra e tifosi attraverso la musica.

 

 

 


La presenza di "Wonderwall" nei database della Coppa del Mondo non è stata casuale, sebbene la sua trasformazione in fenomeno sociale sia totalmente ascrivibile all'improvvisazione dei supporter che seguono la squadra. Prima dell'inizio della competizione, la Football Association inglese aveva collaborato con lo Stadium Entertainment Team della FIFA per definire una playlist ufficiale di brani che riflettessero l’identità nazionale. Accanto a "Sweet Caroline" – brano simbolo della gestione di Gareth Southgate legato al clima post-pandemico e alle speranze di riscatto sociale – l'avvento del nuovo corso tecnico guidato dal tedesco Thomas Tuchel ha favorito l'inserimento di sonorità più graffianti, vicine all'immaginario della Cool Britannia degli anni Novanta. Lo stesso Tuchel, del resto, era stato avvistato nel settembre 2025 tra il pubblico di Wembley durante lo storico tour di reunion degli Oasis, intento a cantare proprio quella ballata. Nel contesto del Mondiale 2026, si è assistito a una vera e propria staffetta generazionale e psicologica tra i diversi inni del tifo inglese: mentre "Three Lions" rimane il manifesto che verbalizza la sofferenza storica di sessant'anni di delusioni calcistiche, "Wonderwall" si è affermato come il sacramento post-partita, il momento in cui l'adrenalina accumulata si scioglie in un coro da condividere. 

 

 

 


L'influenza nello spogliatoio del blocco City 

Un fattore determinante nella rapida “istituzionalizzazione” del rito è rintracciabile nei calciatori che provengono dalle file del Manchester City, squadra all'interno della quale "Wonderwall" rappresenta da anni una presenza fissa nelle celebrazioni post-partita. Il difensore John Stones, elemento della retroguardia di Tuchel e amico di Noel Gallagher, ha agito come principale sponsor di questa modalità di festeggiamento nata al Mondiale. Del resto, il legame tra il City e la ballata degli Oasis si può considerare una tradizione ormai consolidata: nel 2019, dopo la conquista del titolo nazionale sul campo del Brighton, Noel Gallagher si era unito ai calciatori nello spogliatoio dell'Amex Stadium per un'esecuzione acustica improvvisata del brano, fatto documentato da video e post social di Bernardo Silva e Phil Foden. In precedenza, lo spogliatoio dei Citizens a Turf Moor, rimasto improvvisamente al buio a causa di un blackout elettrico prima della sfida contro il Burnley, era stato illuminato dalle torce dei telefoni dei giocatori che intonavano il brano per celebrare la vittoria per 4-1. Tutti precedenti che hanno facilitato l'accettazione immediata del brano da parte dei leader dello spogliatoio della nazionale, contagiando rapidamente anche i calciatori più giovani. Ragazzi come Jude Bellingham, Declan Rice ed Eberechi Eze, nati ben oltre l'epoca d'oro del Britpop e della pubblicazione dell'album (What's the Story) Morning Glory? nell'ottobre del 1995, si sono trovati perfettamente a loro agio nel partecipare al coro nato sugli spalti degli stadi americani. 

 

 

 


L'apoteosi dell'Azteca 

La definitiva consacrazione di questo rito si è consumata il 5 luglio 2026 nello storico Stadio Azteca di Città del Messico, teatro dell’ottavo di finale nel quale gli inglesi hanno superato i padroni di casa. La vittoria finale, ottenuta non senza patemi, ha scatenato scene di comprensibile euforia al fischio finale, quando i calciatori si sono diretti verso il settore occupato dai tifosi inglesi per dare inizio al consueto cerimoniale di "Wonderwall". Nelle interviste post-gara rilasciate alla BBC, il capitano Harry Kane si è presentato ai microfoni visibilmente rauco, ammettendo scherzosamente di aver perso la voce non per le indicazioni tattiche fornite sul campo, ma per aver cantato a squarciagola il ritornello insieme ai supporter. 

 

 

 


L’origine di “Wonderwall” 

L'adozione di "Wonderwall" da parte del popolo del calcio inglese risponde a motivazioni che affondano le proprie radici nella natura stessa del Britpop. Scritto da Noel Gallagher e originariamente intitolato "Wishing Stone", il brano trae il suo titolo dall'album solista di George Harrison, Wonderwall Music del 1968, rappresentando, quindi, un omaggio alla grande tradizione rock britannica. Interpellato sull’ispirazione del testo, Noel ha smentito la genesi romantica legata all'allora fidanzata Meg Mathews, riconducendo il testo alla figura astratta di "un amico immaginario destinato a salvarti da te stesso". Un’ambiguità interpretativa che lo rende perfetto per l’utilizzo come coro da stadio, dal momento che l'assenza di riferimenti specifici all'interno della canzone permette a ogni singolo tifoso di proiettare sulle parole la propria personale emotività legata al calcio. L'ansia per la sconfitta e la costante minaccia del fallimento nei grandi tornei internazionali, rende il ritornello "Because maybe, you're gonna be the one that saves me" una dichiarazione di speranza collettiva rivolta ai calciatori in maglia bianca, visti come i possibili eredi dell’unico successo mondiale della rappresentativa di Sua Maestà, ormai datato 1966. Si può affermare che “Wonderwall”, già eseguita da Liam Gallagher con i Beady Eye durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra 2012, in questo campionato abbia definitivamente completato la sua transizione da inno generazionale a patrimonio universale del tifo, quanto meno quello inglese. La spontaneità con cui si è affermato, lontano dalle imposizioni commerciali o dalle campagne promozionali dei grandi marchi, conferisce a "Wonderwall" una patente di autenticità che solo le grandi passioni popolari sanno generare: poche cose sono migliori, per chi ama il calcio ed è capace di viverne le sensazioni viscerali, di assistere al momento di celebrazione collettiva che lega il pubblico ai suoi beniamini. Sono minuti in cui tra poveri e ricchi, uomini e donne, adulti e bambini, calciatori e tifosi, diversità, divisioni e barriere si sciolgono grazie al potere unificante della musica e dello sport più bello del mondo.

 

 

 


Anni fa, al culmine del successo degli U2, Bono spiegava come, durante i concerti, si creasse un binario di elettricità tra la band, che offriva le sue canzoni, e il pubblico, che con il suo entusiasmo restituiva al gruppo una cascata di emozioni: “People give back” diceva con il suo accento dublinese. Con modalità differenti è la stessa dinamica che si innesca tra i tifosi inglesi e la squadra, che con la sua condivisione riconsegna alla gente entusiasmo, in cui corto circuito emotivo che ripulisce il mondiale dal fango che Trump e Infantino gli hanno tirato addosso. Se la selezione dei Tre Leoni dovesse raggiungere la finale, l'inno degli Oasis si consacrerebbe come la colonna sonora della più importante impresa calcistica inglese degli ultimi sessant'anni, trasformando il Britpop in un sogno americano.

 

 

 

 

 

 

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