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I sedicesimi di finale ai Mondiali: democrazia del pallone o inflazione della massima rassegna calcistica planetaria?
I sedicesimi di finale cambiano il volto dei Mondiali 2026: il nuovo format con 48 nazionali rende la Coppa del Mondo più inclusiva, ma riapre il dibattito tra spettacolo, meritocrazia e valore della qualificazione

Paolo Marcacci/Edipress
Pubblicato il 28 giugno 2026, 16:00
C’era un tempo in cui la Coppa del Mondo era una selezione spietata. Trentadue squadre, sedici sopravvissute alla fase a gironi e poi la vertigine dell’eliminazione diretta. Un confine netto tra chi meritava di continuare e chi doveva tornare a casa. Dal 2026, invece, il calcio ha deciso di allargare il proprio orizzonte: 48 nazionali, 12 gironi e una novità assoluta, i sedicesimi di finale, con ben 32 squadre qualificate alla fase a eliminazione diretta. Passano le prime due di ogni gruppo e le otto migliori terze. Aumenta vertiginosamente il numero delle partite.
Con una fase a eliminazione diretta che inizia un turno prima, chi arriverà in finale giocherà otto partite anziché sette. Un dettaglio che pesa sulle gambe, sulle rotazioni, sulla gestione degli infortuni. La qualità della panchina conterà quasi quanto quella dei titolari.
La prima reazione è quasi istintiva: se avanzano in 32 su 48, quando comincia la vera scrematura? Il rischio, prima percepito e con il terzo turno dei vari gironi divenuto spesso realtà, è che il Mondiale perda una parte della sua ferocia. Che il pareggio diventi una valuta ancora più preziosa, che la prudenza abbia la meglio sull’ambizione, che la qualificazione sia diventata un obiettivo meno eroico e più burocratico. Eppure la questione merita uno sguardo meno nostalgico.

Però i sedicesimi raccontano anche un’altra storia: quella di un calcio che ambisce a essere sempre più universale. Per decenni il Mondiale è stato un "club" sempre piuttosto esclusivo. Oggi la FIFA spalanca le porte a nazioni che una volta vivevano il torneo da spettatrici. Più Africa, più Asia, più Nord America, con la crescita esponenziale delle occasioni per quelle federazioni che fino a ieri guardavano all'evento come a una fotografia da osservare da lontano. In fondo, il fascino del Mondiale è sempre stato alimentato dagli "intrusi". Dalla sorpresa che si insinua tra le aristocrazie del pallone. La differenza è che adesso gli intrusi sono diventati molti di più. I puristi obiettavano che si sarebbero le partite sbilanciate. Dati alla mano, non ne abbiamo viste poi cosi tante, anzi ad aumentare sono state le sorprese, o presunte tali. I sedicesimi sono dunque un compromesso tra spettacolo e inclusione. Una concessione alla globalizzazione del calcio e, inevitabilmente, anche alle esigenze economiche di un evento che cresce fino a 104 partite.

I sedicesimi di finale rendono il Mondiale meno difficile?
Resta la domanda più romantica: un Mondiale con più qualificati è davvero un Mondiale meno difficile? Forse sì, nella prima metà del percorso. Ma il calcio ha una strana capacità di rimettere tutto in ordine. Quando il tabellone si restringe, quando il cronometro corre verso il novantesimo e oltre, quando un errore cancella quattro anni di attesa, il pallone torna a essere spietato come sempre.
Mondiali 2026: come funzionano i sedicesimi di finale e il nuovo format
Nel 1930, prima edizione alla quale vennero invitate tutte le federazioni ma che in 13 alla fine accettarono, si partì con tre gironi da tre e uno da quattro per poi arrivare alle semifinali tra le prime; nel 1934 16 partecipanti, nessuna fase a gironi e subito Ottavi di finale; nel 1950 13 partecipanti e unica edizione senza Finale secca; nel 1954 16 partecipanti, gironi da quattro e poi quarti tra le migliori otto ma con le vincitrici dei gironi inserite sullo stesso lato del tabellone; nel '58 ancora 16 partecipanti con gironi da quattro ma con spareggi nei casi di arrivo a pari merito, criterio che venne cambiato nell'edizione del 1962 a favore della differenza reti, gol fatti e sorteggio, mentre in quella del 1970 il sorteggio venne applicato come secondo criterio dopo la differenza reti. Nel '74 ancora 16 partecipanti ma aumento del numero delle partite con una seconda fase a gironi per poi approdare alle semifinali; nel 1982 24 squadre e due fasi a gironi per ricavare le quattro semifinaliste; 1986: sparisce la seconda fase a gironi ed eliminazione diretta dagli ottavi; nel 1998 32 squadre, otto gironi da quattro e le prime due di ogni girone andavano a comporre gli ottavi, con l'inedito del "Golden gol" nei supplementari; infine le 48 nazionale di questa edizione con gli stracitati sedicesimi.

Cambiano i numeri, cambiano le formule, cambiano persino i nomi dei turni, così come è diventato ecumenico il rito dell'inno nazionale e spietata la punizione per la manina davanti alla bocca. Il Mondiale, però, continua a vivere dello stesso principio: alla fine ne resta uno solo. Nessun sedicesimo di finale potrà addolcire questa sentenza.
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