Tartan Army e torcida: Scozia-Brasile si gioca anche sugli spalti

Quello del prossimo 25 giugno sarà il quinto incontro ai Mondiali tra le due Nazionali, seguite dalle rispettive tifoserie con una passione animata da sentimenti differenti
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Tartan Army e torcida: Scozia-Brasile si gioca anche sugli spalti

Paolo ValentiPaolo Valenti

Pubblicato il 24 giugno 2026, 12:00

Brasile e Scozia sono due Paesi molto lontani per distanza geografica, cultura e tradizioni. C’è un comune denominatore, però, che riesce ad avvicinarli, facendoli sembrare Stati confinanti se non, addirittura, regioni di una stessa nazione: la passione per il calcio. Vissuta con la stessa intensità e senso di partecipazione, con la stessa voglia di esprimersi calorosamente dietro all’ostensione di magliette e bandiere, cori e colori che durante le partite delle rispettive rappresentative fanno da cornice all’andamento delle vicende di campo.

Tartan Army invade i social

Si badi bene: si tratta di una passione che, all’interno delle due tifoserie, ha un’anima diversa. Se l’estetica del tifo è simile, differenti sono i sentimenti che la alimentano. Per gli scozzesi, la Nazionale è, al tempo stesso, motivo di orgoglio e delusione, forma di aggregazione e riconoscibilità identitaria che, nei risultati, non è mai stata all’altezza di un così grande senso di emozione collettiva. Già, perché la Scozia, sempre incapace di superare il primo turno nelle (poche) apparizioni alla fase finale sia dei Mondiali che degli Europei, non ha mai trovato la via per dare ai suoi supporter una soddisfazione proporzionata al loro entusiasmo. E così, non potendo frenare il suo impeto, la Tartan Army (questo il soprannome della tifoseria britannica) ha deciso di esaltarlo a prescindere, glorificando se stessa per il modo in cui riesce a seguire la squadra nonostante la mancanza di risultati. Nata dalle ceneri dell’hooliganismo che imperversava nel Regno Unito negli anni Settanta e Ottanta, oggi la Tartan Army, oltra a sostenere sempre la Scozia a prescindere, si fa promotrice di straordinarie iniziative benefiche, soprattutto donazioni in ogni angolo del pianeta dove la Nazionale disputa un incontro, che vanno a finanziare strutture che si prendono cura di bambini disagiati. Tra i VIP che seguono la squadra, su tutti va ricordato Rod Stewart, che alcuni giorni fa ha postato sui social un video nel quale, insieme ai figli, mostrava di dirigersi in aereo verso Boston per assistere ad Haiti-Scozia. È l’ennesimo mondiale al quale il cantante partecipa per dare il suo sostegno alla Nazionale.

Sugli spalti si balla samba

Diverso il sentimento che alimenta la torcida brasiliana. Con lei i concetti si ribaltano: la Seleção è, storicamente, la Nazionale che ha raccolto maggiori successi in ambito mondiale. Un reale motivo di orgoglio per milioni di cittadini che, al contrario, nella vita di tutti i giorni trovano mille difficoltà da superare, immersi nelle dinamiche spesso distorte di un Paese che non è ancora riuscito a scrollarsi di dosso i difetti atavici che ne neutralizzano l’enorme potenziale. Il Brasile, diversamente della Scozia, è una medaglia d’oro da appuntarsi sul petto, segno tangibile della grandezza di un popolo che, durante le partite, canta, balla e si lascia andare a una gioia prolungata che si accompagna a quel senso latente di tristezza che inevitabilmente assale quando si pensa che, finito il match, si torna alle avversità del quotidiano. Un match della Seleção è una pillola di carnevale che il calendario della FIFA dispensa ai brasiliani per indorare il presente e avere speranza nel futuro.

Scozia-Brasile, i precedenti “mondiali”

È così che, quando Scozia e Brasile si incontrano sul palcoscenico di un Mondiale, lo spettacolo sulle tribune attira l’occhio come le azioni che si sviluppano in campo. Generose, a dire il vero, il 18 giugno 1982 allo stadio Benito Villamarín di Siviglia, quando le due Nazionali si incontrarono nella seconda partita del gruppo 6, avendo entrambe vinto il match d’esordio. Era il Brasile di Telé Santana, quello che avrebbe perso contro l’Italia, quello che tutti davano come favorito assoluto di quel Mondiale, una delle Nazionali più belle mai viste in una Coppa del Mondo. Il suo calcio era una ballata che iniziava dal campo e proseguiva sugli spalti, con migliaia di brasiliani a ballare e cantare durante tutti i novanta minuti, quasi che il risultato finale fosse solo un dettaglio di punteggio, perché la vittoria si sapeva dall’inizio a chi sarebbe andata. Eppure, in quell’occasione, la Scozia, guidata dall'esperienza di Jock Stein, accarezzò il sogno dell'impresa, passando in vantaggio al 18' con un potente destro da fuori area del difensore David Narey, che fulminò Waldir Peres. L'illusione durò quindici minuti: la reazione del Brasile si concretizzò in una sequenza inarrestabile di rara bellezza, inaugurata da una punizione all'incrocio di Zico e completata dalle reti di Oscar, Éder (con un delizioso pallonetto) e Falcão. 
Non era la prima volta che le due compagini si affrontavano durante un Mondiale. Era già accaduto esattamente otto anni prima al Waldstadion di Francoforte, con il Brasile campione in carica ma nel pieno di un processo evolutivo che Mário Zagallo era chiamato a costruire dopo l’inevitabile addio a Pelè. Una nuova squadra lontana dai canoni del futebol bailado, votata a un pragmatismo atletico che sfociava spesso nel fallo sistematico. La Scozia di Willie Ormond poteva vantare una generazione d'oro cresciuta tra il Celtic di Glasgow e il Leeds United, con uomini come Kenny Dalglish e Joe Jordan a impreziosirne le file. Lo 0-0 che venne fuori da quella partita fu un condensato di agonismo spietato, dove i tackle di Billy Bremner erano la risposta ai calci proibiti di Jairzinho e alle provocazioni di Rivelino. L'errore da distanza ravvicinata dello stesso Bremner al 56', incapace di spingere in rete un pallone parato a fatica da Leão, segnò la fine dell'avventura scozzese, eliminata dal torneo pur senza aver mai perso una singola gara, con la sola colpa di aver subito un gol che i verdeoro erano riusciti a evitare. 
Contrariamente a Bremner, nel 1990 Müller non sbagliò l’appoggio in rete a pochi minuti dalla fine del match dopo una respinta corta del portiere Leighton e un rimpallo difensivo. Gol decisivo per l’1-0 definitivo che vide avanzare una Seleção in calo di inventiva, imperniata da Sebastião Lazaroni su un insolito 3-5-2 di matrice europea. Per gli scozzesi una gara maledetta, caratterizzata dal trauma cranico occorso a Murdo MacLeod, colpito alla testa da una violenta punizione di Branco, e da una parata miracolosa di Taffarel su conclusione a colpo sicuro di Mo Johnston nei minuti di recupero, per un’ennesima eliminazione al primo turno che, per la squadra britannica, è un muro invalicabile. Anche nel mondiale francese del 1998, quando Brasile-Scozia è la partita di apertura della competizione e i verdeoro di Ronaldo, Bebeto e Rivaldo, la sbloccano dopo appena cinque minuti con César Sampaio su calcio d'angolo. La Scozia, guidata da Craig Brown, reagisce con grande disciplina tattica e pareggia al 38' con un rigore di John Collins. A decidere l'incontro al 74' è un colpo beffardo: su un inserimento di Cafu, Leighton respinge il pallone che finisce per impattare sul petto dell'incolpevole difensore Tom Boyd, rotolando lentamente nella porta sguarnita. Fu un gol drammatico, che segnò profondamente l’animo di Boyd che, anni dopo l'accaduto, confessò la propria incapacità di superare quel trauma sportivo: "È stato straziante perché non c'era assolutamente nulla che potessi fare. Non ho voluto rivedere quelle immagini per anni, semplicemente non riuscivo ad affrontarle". Il difensore spiegò come, nel tentativo istintivo di ritrarre le braccia per evitare un calcio di rigore, avesse esposto il petto, trasformandolo nella superficie d'impatto che deviò il pallone alle spalle di Leighton.

Il 25 giugno il quinto episodio della saga

Il 25 giugno le due Nazionali si ritroveranno di nuovo in un match di Coppa del Mondo con la torcida e la Tartan Army a supportarle con i loro colori e i loro canti. Quest’ultima sarà probabilmente costretta a vedere i suoi beniamini in difficoltà al cospetto degli uomini di Ancelotti ma, con la nuova formula di questi Mondiali, coltiverà comunque l’idea di riuscire, finalmente, a superare il primo turno. I brasiliani, invece, dovranno fare gli scongiuri: ogni volta che la Seleção ha affrontato la Scozia nella fase a gironi di un Mondiale, non è mai riuscita a sollevare la Coppa del Mondo al termine del torneo.

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