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Il City dopo Rodri: cambiare per continuare a vincere

Paolo Valenti
Pubblicato il 8 settembre 2026, 13:00
Per il Manchester City, la stagione 2026-27 è una sorta di anno zero: il primo dopo dieci trascorsi con Pep Guardiola in panchina e sette con Rodri, il giocatore che più di ogni altro aveva trasferito sul campo le idee di gioco del tecnico catalano. Quando, il 18 agosto, il Barcellona ha chiuso l’acquisto del centrocampista spagnolo per circa 65 milioni di sterline, il passaggio tra due epoche della storia dei Citizens si è definitivamente completato. La partenza di Rodri ha rappresentato un problema più grande della semplice sostituzione di un centrocampista. Con Guardiola era diventato il punto di riferimento della squadra, non soltanto perché giocava davanti alla difesa, ma perché teneva insieme quasi tutte le fasi del gioco. Riceveva dai centrali, dava direzione al possesso, sceglieva quando accelerare e quando fermarsi, proteggeva la squadra quando perdeva il pallone e occupava la zona nella quale spesso nasceva la prima pressione sulla transizione avversaria. Nel 2025-26 Rodri ha chiuso la Premier con 86,7 passaggi riusciti ogni novanta minuti, più di qualsiasi altro giocatore.
Dopo Guardiola, il Manchester City è al bivio
Per il City, perdere contemporaneamente Guardiola e Rodri ha significato trovarsi a un bivio: provare a trovare dei sostituti più o meno all’altezza oppure cercare nuove soluzioni, cambiando completamente strada. Alla fine, il club ha seguito la seconda via. Probabilmente, per paradosso, la più sicura, visto che tentare di replicare la versione originale della squadra a impronta iberica, vista la qualità assoluta dei suoi protagonisti, poteva essere una scelta perdente in partenza. Si può mantenere una parte della cultura calcistica, i valori fondamentali ma non farne una copia identica. Lo ha spiegato lo stesso Enzo Maresca al suo arrivo, quando ha detto di non credere nel “copy and paste” tra un allenatore e l’altro.

I concetti possono essere simili, ma il modo di applicarli cambia. È questa la chiave per leggere le scelte fatte dalla dirigenza del City. Maresca non rappresenta una rottura con Guardiola: ha allenato il settore giovanile dei Citizens, ha lavorato nel suo staff ed era da tempo considerato dalla società uno dei possibili successori. Guardiola lo aveva definito, già nel 2021, un allenatore “straordinario” e, quando la successione è diventata uno passaggio ormai realistico per il club, aveva invitato chi sarebbe venuto dopo di lui soprattutto a essere se stesso. Maresca è il tentativo di far evolvere il lavoro fatto dalla squadra in passato senza riprodurlo pedissequamente.
Chi sono gli eredi di Rodri
Un ragionamento che, similmente, sembra essere stato applicato per… sopravvivere alla cessione di Rodri. Il City non ha cercato un singolo giocatore che potesse prenderne il posto. Ma, conoscendone l’importanza per il gioco della squadra, ha investito molto a centrocampo: più di 300 milioni di sterline per comprare tre elementi: Elliot Anderson dal Nottingham Forest, Ayyoub Bouaddi dal Lille ed Enzo Fernández dal Chelsea. Tre centrocampisti che interpretano il loro ruolo con caratteristiche diverse. Se si vuole schematizzare, quelle che negli anni precedenti Rodri sapeva catalizzare su se stesso, essendo in grado di costruire il gioco e distribuire palloni, proteggere dalle transizioni, portare pressione e verticalità. Rodri era uno e trino, avranno pensato a Manchester. Per sostituirlo, quindi, era necessario comprare almeno tre giocatori (viste anche le partenze di Bernardo Silva, Tijjani Reijnders e Nico González).
Dal Nottingham Forest arriva Anderson
Elliot Anderson, il primo arrivato, sembra il meno simile a Rodri. Al Nottingham Forest giocava in una squadra che faceva molto meno possesso del City e che gli chiedeva continuamente di recuperare campo e pallone. Nella scorsa Premier League ha riconquistato il possesso 306 volte, almeno 94 in più di qualsiasi altro giocatore dei cinque maggiori campionati europei; ha vinto 297 duelli ed effettuato 104 tackle, vincendone 63.

Sono numeri che descrivono una caratteristica che il nuovo City voleva evidentemente inserire nel proprio centrocampo: capacità di aggredire l’azione invece di limitarsi a controllarla. Anderson, con modalità diverse, può svolgere una parte del lavoro difensivo che Rodri garantiva con il posizionamento. Lo spagnolo anticipava spesso il problema occupando lo spazio nel quale l’azione avversaria sarebbe passata; Anderson tende maggiormente ad arrivare sull’azione, entrare nel duello e recuperare il pallone. A questo aggiunge una capacità di conduzione che permette alla squadra di avanzare senza passare necessariamente attraverso una sequenza di passaggi. È un centrocampista che può partire dalla linea mediana ma sa anche alzarsi, andare tra le linee e accompagnare l’azione.
Il più “Rodri” di tutti: Ayyoub Bouaddi
Ayyoub Bouaddi rappresenta invece l’uomo tatticamente più avvicinabile a Rodri. È l’elemento che può rimanere davanti ai centrali quando gli altri si muovono. Riceve, gioca con pochi tocchi e, soprattutto, sa leggere con anticipo la perdita del possesso. Contrasti e recuperi sono i suoi punti di forza, oltre alla capacità di stroncare le ripartenze avversarie attraverso un posizionamento proattivo, forse ricollegabile ai suoi interessi extracalcistici.

Ayyoub, infatti, studia matematica e gioca bene a scacchi, conoscenze che, evidentemente, lo aiutano a sviluppare una capacità di "scansione" del campo superiore alla media. Bouaddi può essere utilizzato come l’uomo che permette agli altri centrocampisti di lasciare la propria zona, sapendo che alle loro spalle rimane una copertura.
Acquisto col botto: Enzo Fernandez
E poi c’è Enzo Fernández, dei tre probabilmente quello più pronto ad assumersi le responsabilità di uomo chiave del nuovo City. L’argentino ha già lavorato con Maresca al Chelsea e arriva a Manchester dopo una stagione nella quale ha progressivamente trasformato il proprio ruolo. Non è un regista fermo davanti alla difesa e non è neppure una mezzala soltanto offensiva. È un centrocampista che vuole il pallone, lo riceve spesso in zone basse ma cerca quasi immediatamente una soluzione in verticale.

I numeri dell’ultima Premier spiegano perché il City abbia deciso di investire 125 milioni di sterline su di lui: Fernández ha effettuato 141 passaggi progressivi (terzo tra i non difensori) e ne ha completati 54 capaci di superare la linea difensiva avversaria. Rispetto al lavoro che svolgeva Rodri, Fernández tende ad accompagnare di più l’azione: non è soltanto il giocatore che fa arrivare il pallone davanti, perché in avanti si proietta lui stesso.
Un centrocampo tutto nuovo
È proprio questa caratteristica a rendere meno semplice immaginare il nuovo centrocampo del City attraverso una disposizione fissa. Maresca potrebbe utilizzare Bouaddi più frequentemente come riferimento basso, Anderson da mezzala e lasciare a Fernández maggiore libertà tra costruzione e rifinitura. La combinazione ideale del loro utilizzo sarà dettata dalle situazioni contingenti e dal piano di gara, come ha avuto modo di affermare esplicitamente nei giorni scorsi proprio Maresca in conferenza stampa. Il lavoro del nuovo centrocampo del City sarà meno dipendente da un singolo interprete come lo è stato in passato. Con Rodri la palla tendeva inevitabilmente a passare principalmente dai suoi piedi. La nuova struttura può, invece, avanzare in modi differenti: attraverso un passaggio verticale di Fernández, una conduzione di Anderson o la circolazione del pallone garantita da Bouaddi. Allo stesso modo, la protezione della transizione può essere affidata alla posizione del marocchino oppure all’aggressività di Anderson sul portatore. Rodri riuniva in un solo giocatore qualità che il City oggi deve cercare attraverso più uomini e più meccanismi. Era contemporaneamente regista, schermo difensivo, riferimento per il pressing e uomo capace di controllare il ritmo della partita. Distribuire queste responsabilità può rendere la squadra meno prevedibile, ma aumenta anche il numero delle relazioni che devono funzionare. È questa la scommessa più grande che Maresca è chiamato a vincere.
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