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Vi spieghiamo la storia dei pali listati di nero ad Argentina '78
Dopo un reportage pubblicato dal Guardian nel 2017, diverse teorie hanno provato a rispondere a una domanda la cui risposta rimane avvolta nei dubbi

Paolo Valenti /Edipress
Pubblicato il 6 luglio 2026, 08:00
Quando si va a ritroso a guardare le immagini dei Mondiali del 1978, un dato cromatico originale risalta subito agli occhi: la banda nera che listava la base dei pali delle porte, alta circa trenta centimetri, che generava un contrasto ben definito con il candore non solo dei pali stessi ma anche delle reti bianche, perfettamente tese. Un dettaglio che dettò un trend per un breve periodo, dal momento che anche in Italia, alla fase finale degli Europei due anni più tardi, le porte vennero “acconciate” allo stesso modo.
Il reportage del Guardian
Su quella banda nera che in origine, agli occhi degli spettatori italiani, non aveva significati particolari se non quello di distinguersi dai pali delle porte delle squadre di Serie A, nel tempo sono germogliate narrazioni diverse. Soprattutto dopo il 5 luglio 2017, data in cui il Guardian pubblicò un reportage ricco di pathos del giornalista David Forrest dal titolo “The political message hidden on the goalposts at the 1978 World Cup”. Nel reportage, Forrest racconta di essersi intrattenuto a parlare del Mundial con un cameriere della parrilla Don Julio del quartiere Palermo, il quale, nel 1978, era uno dei giardinieri che curavano i campi del torneo. Il racconto riporta che il cameriere, tale Ezequiel Valentini, gli spiega che gli addetti al campo erano contrari all’uso propagandistico del Mondiale da parte della giunta e che sapevano delle sparizioni di tanti concittadini. Forrest gli fa dire che “a metà 1978 tutti sapevano”: staff, giocatori, lavoratori. Per questo motivo, Valentini e i suoi colleghi decisero di listare a nero le basi dei pali, in segno di lutto verso la sorte che toccava ai desaparecidos. Gli addetti avrebbero discusso altre ipotesi, come scrivere un messaggio sull’erba o sui cartelloni pubblicitari, ma le avrebbero scartate perché troppo pericolose. L’idea finale sarebbe stata quella di trasformare i pali in una specie di portatori simbolici del bracciale nero, per ricordare le vittime della dittatura davanti alle telecamere di tutto il mondo. Ai generali che chiedevano spiegazioni, risposero che si trattava di una semplice "tradizione calcistica". I militari, ignoranti in materia, si fecero convincere, permettendo che il ricordo delle vittime fosse esposto "sotto gli occhi di tutto il mondo, nascosto in piena vista". Questa tesi del lutto “in piena vista" ha esercitato un'attrazione magnetica su chiunque abbia letto il reportage, incarnando la perfetta favola di riscatto morale che è sempre bello poter abbinare al calcio.

Le smentite dei media argentini
Le informazioni riportate da Forrest, però, vanno trattate con una certa cautela, perché diverse fonti argentine misero subito in discussione quella ricostruzione. La Tinta, due giorni dopo, contestò il pezzo sostenendo che le basi nere si vedevano anche in altri stadi del Mondiale, non solo al Monumental: Mar del Plata, Rosario, Córdoba e Mendoza vengono citati come esempi visivi utili a indebolire la tesi del gesto clandestino limitato agli addetti del River Plate. Anche Revista Un Caño smontò la storia, sostenendo che la base scura dei pali era una consuetudine argentina precedente al 1978, documentabile già negli anni Sessanta e persino, secondo alcuni ritagli, dalla fine degli anni Trenta. Lo stesso articolo riferisce che la parrilla Don Julio avrebbe negato la presenza, attuale o passata, di un cameriere chiamato Ezequiel Valentini; una fonte del Museo River avrebbe lasciato aperta solo una possibilità generica: forse un Valentini aveva lavorato nel club, ma non era chiaro se durante il Mondiale. E uno dei più grandi protagonisti di quel mondiale, Mario Alberto Kempes, appositamente interpellato dal Guerin Sportivo sull’argomento, ha negato di essere a conoscenza del fatto che quelle basi nere avessero un significato politico.

Le possibili motivazioni tecniche
Probabilmente, in maniera molto più pragmatica e meno romantica, le ragioni di questa pratica risiedevano in esigenze tecniche e limiti tecnologici. Innanzitutto, la banda scura sarebbe servita ai giardinieri per verificare che i pali fossero interrati al punto giusto per raggiungere la corretta altezza regolamentare di 2,44 metri. In secondo luogo, c'era la questione del contrasto visivo: sebbene il Mondiale fosse trasmesso a colori per l'estero, i locali le partite le videro in bianco e nero, dal momento che la TV a colori debuttò in Argentina solo nel 1980. In un'era di riprese a bassa definizione, la banda scura offriva un contrasto fondamentale per distinguere la porta dal grigio dell'erba consumata. Questa spiegazione trova riscontro anche da un’ulteriore osservazione: mentre al Monumental si usò il nero, a Mendoza la base dei pali fu dipinta di rosso, facendo pensare che la scelta dipendeva dalle abitudini locali e non da un disegno sovversivo condiviso . Cosa rimane del reportage pubblicato dal Guardian e delle quasi immediate smentite dei media argentini? Difficile avere certezze. È più semplice parlare di suggestioni: quelle che un Mondiale come Argentina '78 riesce a sollevare ogni volta che lo si racconta per interrogare la storia.

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