Quando Lippi rivoluzionò la Juve per tornare a vincere lo scudetto

Da Zidane a Montero, passando per Vieri, Boksic e Iuliano: nell'estate del 1996, dopo aver conquistato la Champions League, i bianconeri cambiarono pelle
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Quando Lippi rivoluzionò la Juve per tornare a vincere lo scudetto

Tommaso Guaita/EdipressTommaso Guaita/Edipress

Pubblicato il 28 agosto 2026, 15:00

Ritornata allo Scudetto nel 1994-95 a nove anni dall'ultima volta, la Juventus di Lippi ha vinto la Champions League 1996 undici anni dopo l'ultima Coppa dei Campioni, ma in campionato è stato il Milan dell'ex Roberto Baggio a prevalere. Salire sul tetto d'Europa è bello, non c'è dubbio, ma nulla regala lo stesso gusto di quel triangolino tricolore sul petto. O almeno era così negli anni Novanta.

La Juve cambia volto dopo lo Scudetto

Per provare a strappare il primo posto al Milan di Weah, Savicevic, Baggio – appunto – Maldini e Baresi, la quasi centenaria Juventus mette da parte la riconoscenza verso i neocampioni continentali. E tra lo stupore generale, cambia faccia. Così, senza che si alzino grandi proteste da parte dei tifosi, capitan Vialli e il bomber della finale Fabrizio Ravanelli vengono lasciati partire in direzione Premier League, destinazione più che mai esotica per i nostri, e l'epurazione non si ferma lì. Vengono fatti fuori anche il regista Paulo Sousa, ceduto per una svista al Borussia Dortmund (la conferma arriverà a fine anno...), l'eterno Vierchowod e il sempre utile Carrera. Per sostituirli, la sacra triade Moggi-Giraudo-Bettega si sbizzarrisce sul mercato.

Del Piero e Vieri, i nuovi protagonisti dell'attacco

Dei quattro attaccanti che hanno segnato la cavalcata Scudetto di due anni prima, resta in bianconero solo la nuova stella del panorama italiano, Alessandro Del Piero, nonostante nel deludente Europeo inglese il ct Sacchi l'abbia tenuto in naftalina. La Juve del futuro è costruita intorno alla classe di “Pinturicchio”, affiancato da un altro giovane azzurrabile in rampa di lancio: l'ex torinista Christian Vieri.

 

 

Il bomber bolognese, pratese d'adozione e con un lungo passato in Australia, parla poco e nelle prime esperienze in giro per l'Italia non ha mai sfondato. Per alcuni è troppo grezzo, per altri troppo ombroso, scostante e sempre infortunato. Moggi, che lo conosce per il comune passato granata, anche dopo una stagione all'Atalanta conclusa con appena sette gol in diciannove presenze – niente di trascendentale, insomma – è certo si tratti di un progetto di campione. E ci vede bene: a gennaio, dopo un inizio stentato e una salutare scazzottata con Lippi, la stagione di “Bobo” svolta e con otto gol chiude da miglior marcatore juventino in campionato, alla pari con Del Piero, in una squadra solidissima. E in estate, che plusvalenza la sua cessione all'Atletico Madrid!

 

 

Boksic e Amoruso completano l'attacco della Juventus

Oltre ai due wonderkids, dalla Lazio arriva il croato Alen Boksic, un altro che sottoporta (quantomeno in A) non ha mai fatto sfracelli, ma che dal punto di vista del lavoro per i compagni non è secondo a nessuno. Eredita la 9 di Vialli, ma Lippi lo vede esterno: sarà comunque l'apripista ideale degli inserimenti dei compagni.

 

 

Secondo Adalberto Bortolotti, critico con con juicio dalle pagine del Guerin Sportivo del 30 luglio 1996: “Nessuno dei tre juventini, in partenza, è accreditabile di un grosso bottino personale”. Così, per integrare un po' i numeri e migliorare le rotazioni, viene scelto Nick Amoruso – Del Piero ringrazia, perché gli fa conoscere la futura moglie, la sorella Sonia – preso dal Padova dove ha segnato addirittura quattordici gol in A. Andrà ad affiancare il confermato Padovano nel ruolo di super-sub, con ottimi risultati per entrambi.

 

 

Zidane, il grande colpo del mercato bianconero

Le curiosità maggiori, tuttavia, non sono per gli eredi di Vialli, piuttosto per un francese che ha appena trascinato il Bordeaux in finale di Coppa Uefa e contro il Milan nei quarti è stato inarrestabile: Zinédine Zidane. Taciturno, dalle qualità ineffabili, timido, per qualcuno troppo lento. Costa la miseria di 7,5 miliardi – un esempio a caso, nella stessa estate il Milan compra l'ex compagno di squadra Dugarry per 6 – e dopo un breve periodo di ambientamento è subito decisivo: “Perché Zidane e non Djorkaeff?” risponde Bettega sulla Stampa “Il neo interista è già maturo, pronto per l'oggi, noi guardiamo avanti, lavoriamo in prospettiva”. E Zizou sarà uno degli affari migliori dell'intera storia juventina. Platini – che l'ha raccomandato – incluso.

 

 

Montero e Ferrara per una difesa più solida

Al caldo di agosto, tutti soffrono per la mancanza di un centravanti vero e proprio, e il nome più gettonato è quello del tedescone dell'Udinese Oliver Bierhoff, che ha segnato due gol in finale all'Europeo. Pure la pista Ronaldo, inteso come il giovane attaccante brasiliano del PSV che ha messo a ferro e fuoco l'Eredivisie, pare sia caldissima. Alla fine, la Juve rinuncia al centravanti puro e l'ultimo grande colpo dell'estate arriva in difesa: Paolo Montero, stopper uruguaiano destinato a mettere d'accordo tutti. Arriva dall'Atalanta e fa paura a chiunque lo incroci, avversari e compagni che non s'impegnano.

 

 

Uomo di fiducia di Lippi, che lo ha già allenato a Bergamo, è stato strappato all'Inter sul filo di lana e con Ciro Ferrara costruisce una coppia formidabile. Si alterneranno spesso con un altro nuovo arrivo, quel Mark Iuliano che entrerà nella storia del campionato nel 1997-98, per il celeberrimo contatto con Ronaldo. Lo stesso che doveva vestirsi di bianconero.

La Juventus verso una stagione quasi perfetta

Partita in sordina nel ritiro di Châtillon, in Valle d'Aosta, davanti a poche centinaia di tifosi, la stagione del primo secolo juventino sfiorerà la perfezione. Proverà a rovinarla, al suo culmine, una disgraziata finale di Champions a Monaco di Baviera, contro Paulo Sousa: ma tutti sanno che vincere la Serie A è molto più importante. Almeno negli anni Novanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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