Da Zoff a Donnarumma, l’Italia sempre in buone mani

Sono cambiati gli attaccanti, i numeri dieci e le idee di gioco. Tra i pali la Nazionale ritrova la sua certezza: una scuola che attraversa generazioni e vittorie

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Da Zoff a Donnarumma, l’Italia sempre in buone mani
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Alberto PolverosiAlberto Polverosi

Pubblicato il 3 ottobre 2026, 23:12

Italia storica a Parigi. Non perché passerà alla storia l’uno a uno contro la Francia (anche se è stata una grande partita degli azzurri), ma per il forte legame che unisce quel pareggio e quel gioco alla storia del calcio italiano. Ci siamo difesi come dice la nostra scuola, tranne qualche periodo di illusioni spagnoleggianti pagato a caro prezzo. Difendersi non vuol dire alzare una barricata e rinunciare a tutto il resto, ci siamo difesi e in contropiede abbiamo fatto tremare i Bleus.

 

 

 

Donnarumma e la scuola dei portieri italiani

Poi, quando la Francia è diventata più pericolosa ci siamo affidati a Gigio Donnarumma che già con il Belgio ci aveva mostrato per intero il suo repertorio e anche questa è storia, è tradizione. Abbiamo sempre avuto i portieri più forti del mondo. Da Zoff ad Albertosi, a Toldo, a Buffon, fino a Donnarumma. Ne sono arrivati di stranieri in Serie A, alcuni bravi, ma nessuno del livello dei nostri. Non abbiamo più i 10, stiamo sperando in un 9 di prospettiva come Pio Esposito, ma da oltre mezzo secolo abbiamo i migliori numeri uno.

 

 

 

 

Zoff e Albertosi, le radici di una tradizione

Dino Zoff a 26 anni vinse il campionato d’Europa del ‘68, quello della doppia finale contro la Jugoslavia (un gol subìto in tre partite). Enrico Albertosi prese il suo posto due anni dopo per diventare vice campione del mondo in Messico ‘70 e anche nel partita del secolo, nonostante i tre gol dei tedeschi, alcune sue parate furono memorabili.  Nessuno come loro in quel periodo. Passati altri dodici anni, quando ne aveva già compiuti quaranta, Dino conquistò il Mondiale in Spagna. La parata sul colpo di testa di Oscar, negli ultimi istanti di Italia-Brasile 3-2, è diventata leggenda anche per il terrore del nostro capitano che per un attimo pensò alla decisione dell’arbitro e del guardalinee: “Presi la palla sulla linea, ma se l’arbitro Klein l’avesse vista dentro la porta sarebbe stata la fine”.

 

Da Toldo a Buffon, l’eredità raccolta da Donnarumma

Poi c’è stato Francesco Toldo, non della dimensione dei suoi predecessori e dei suoi successori, ma era forte davvero e quella sera, nell’Arena di Amsterdam, semifinale di Euro 2000 contro i padroni di casa, divenne una specie di superman contro i rigori. Ne parò tre, uno durante la partita, gli altri due nella serie finale, così ci portò in finale. Dopo Toldone è arrivato il numero uno dei numeri uno che solo oggi ha trovato (forse) chi lo può sfidare. Gigi Buffon nel 2006 è stato un gigante, abbiamo vinto il Mondiale subendo solo un autogol e una rete su rigore. La parata di Gigi nella finale di Berlino sul colpo di testa di Zidane è storia, quella sì, storia nel senso ampio del termine. Donnarumma è su quel piano, fa parte della grande scuola dei portieri italiani, ci ha dato un Europeo come Zoff, ora gli manca quello che ci ha dato Buffon.

 

 

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