Due partite per la Bianchedi 

L'Italia senza capodelegazione, i 14 stadi di Euro 2032, Mancini senza Romano, Orsato come gli altri e Guida per il Napoli
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Due partite per la Bianchedi 
© LaPresse

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 1 ottobre 2026, 11:00

La Nazionale perde il suo capodelegazione dopo due partite, ma la Nations League non c’entra niente con le clamorose dimissioni di Diana Bianchedi. Arrivate dopo le parole di Abodi sui vicepresidenti del CONI (riferendosi a lei e Di Paola) che secondo il ministro non possono essere in disaccordo costante con il presidente, quindi il Buonfiglio che dal punto di vista politico ha tradito Malagò e punta diritto verso il commissariamento della FIGC, con lui stesso o il segretario del CONI Mornati come commissario. Una mossa, quella della Bianchedi, in cui si mescolano orgoglio personale e volontà di togliere un problema a Malagò, avendo le mani libere quando martedì 6 ottobre la Giunta si pronuncerà sul futuro della federcalcio e uno dei 16 voti sarà il suo. Comunque vada a finire la vicenda politica, nominare la campionessa olimpica di fioretto capodelegazione della squadra di calcio era sembrata fin da subito una cattiva idea, uno dei tanti passi falsi delle prime settimane di Malagò al vertice del calcio. Non per il valore della persona, anzi quasi tutti i dirigenti del calcio italiano sono meno intelligenti e preparati della Bianchedi, ma per il messaggio trasmesso, cioè di dare la precedenza a conoscenti e fedelissimi. Poi è chiaro che in questo ruolo la Bianchedi non avrebbe potuto fare peggio di Buffon, ma è un altro discorso. 

Intanto la lunga marcia verso Euro 2032 prosegue, con la federazione che ha trasmesso alla UEFA il dossier stadi senza di fatto effettuare scelte: dentro in 14, eliminando solo il Flaminio e il nuovo stadio del Napoli per ora solo nella testa di De Laurentiis (il Maradona invece c’è), con la geopolitica a mescolarsi ai ritardi nei lavori che in un paese democratico sono ovviamente più frequenti che in Turchia. A questo punto dopo alcuni mesi di verifiche della UEFA, in 4 casi possibili solo sulla carta (il nuovo San Siro, Pietralata, Bologna e Cagliari), la FIGC presieduta da chissà chi annuncerà i fantastici 5. Previsioni all’italiana: Olimpico (quindi no Pietralata), nuovo o vecchio (colpi di scena sempre possibili) San Siro, Maradona, Stadium di Torino e Franchi, vista la quantità di soldi pubblici buttati (via) per lo stadio di Firenze. 

Nei 9 giocatori lasciati da Mancini a Copverciano prima di partire per Parigi è fin troppo facile individuare qualche bocciatura: Coppola, affondato più di altri contro il Belgio, Cambiaghi che Mancini piace ma che non ha fatto ciò che gli ha chiesto, Romano che al c.t. piace molto (e glielo ha confermato dandogli qualche minuto contro la Turchia) ma che non è ancora pronto per il livello Francia. 

Non esiste un calcio di Orsato, a detta di Orsato stesso. Che in parte ha ragione, visto che nei primi 5 turni di campionato le nuove regole IFAB e le raccomandazioni UEFA nella direzione di un gioco più continuo (mezzo secolo fa si diceva ‘arbitraggio all’inglese’) i falli fischiati a partita, 22,7 di media, sono più o meno come quelli di Champions e Premier League, comunque non distanti dagli altri grandi tornei nazionali. Bene il tempo effettivo, 59’24” a partita, 5 minuti più della Serie A della scorsa stagione, da asteriscare i rigori: finora 5, il dato più basso in Europa, due anni fa dopo 5 giornate erano 20 (!). Fa impressione il non uso del VAR: una sola On Field Review e 3 overrule, quando l’anno scorso erano rispettivamente 14 e 8. In altre parole la giusta lotta ai rigorini dell’era Rocchi ha portato all’eccesso opposto.

La vera notizia arrivata da Lissone non sono però queste statistiche, ma Guida che tornerà forse ad arbitrare il Napoli, cosa che con Rocchi non faceva per preservare (a suo dire) l’incolumità di moglie e figli. Ma attenzione, Guida (al contrario di Maresca) formalmente è della sezione di Torre Annunziata, non di Napoli, e Orsato vuole evitare soltanto la coincidenza esatta fra sezione e città (quindi romani che non possono dirigere Roma e Lazio, milanesi Inter e Milan, eccetera). Diciamolo: un formalismo ipocrita e un enorme passo indietro rispetto all’era Rocchi, che voleva (poi a volte incassava grandi rifiuti, come nel caso di Guida e Maresca, ma è un altro discorso) arbitri in grado di arbitrare chiunque senza addentrarsi in questioni di tifo o di residenza perché se no non si potrebbe designare davvero nessuno, anche soltanto al VAR, nemmeno per le concorrenti dirette delle squadre presunte tifate. Intanto parte della Serie A frigge per l'accantonamento del PGMOL all'italiana, con Rocchi in versione Conte di Montecristo alla direzione. 

stefano@indiscreto.net
 

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