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Sponsor del Manchester City

Stefano Olivari
Pubblicato il 30 settembre 2026, 10:40 (Aggiornato il 30 settembre 2026, 09:13)
In estrema sintesi, cosa ha fatto il Manchester City fra il 2009 e il 2018? Semplicemente, si fa per dire, si è inventato ricavi per più di un miliardo di euro, grazie soprattutto a sponsorizzazioni taroccate (Etihad e e Etisalat in particolare). Detto che tutto è partito non da indagini della Premier League e meno che mai della UEFA, ma da uno scoop giornalistico del 2018 (merito di Der Spiegel, che pubblicò parte dei Football Leaks) e che in Europa il City rischia poco visto che per gli stessi reati è già stato multato, è chiaro che la questione è politica vista la proprietà (l’Abu Dhabi United Group di Mansour) e il fatto che lo strombazzato fair play finanziario non ha impedito di spendere l’impossibile a chi ha soldi da spendere. Questione che tocca anche l’Italia, visto che fra i pagamenti incriminati ci sono quelli a Mancini e che la Premier League potrebbe aprire un precedente enorme, con i danneggiati, quasi tutti di proprietà statunitense (quindi con una propensione notevole alla litigiosità in sede legale) a chiedere non solo titoli sportivi a tavolino, ma risarcimenti miliardari al City, ai suoi proprietari e alla stessa Premier League, se non addirittura alla UEFA. Se le accuse saranno confermate anche in appello, chissà quando (ci sono voluti due anni soltanto per scrivere la sentenza), il City non se la caverà con una retrocessione. E poi cos’è successo dal 2028 a oggi?
Restringendo il discorso ai 9 anni in analisi, può essere interessante confrontare il City con i club del mondo che hanno speso di più sul mercato dei calciatori, quindi con un impatto diretto sulle prestazioni sportive e senza entrare in discorsi di alta finanza. Dal 2009 al 2018 il club con il saldo negativo più alto è stato il Manchester United, con meno 1,07 miliardi di euro, seguito proprio dal City (meno 1,02) e dal PSG (meno 957 milioni). Sesto al mondo il Milan, fino al 2017 di Berlusconi, con meno 450 milioni, ottava la Juventus (meno 417) e decima l’Inter (meno 393), fino al 2013 di Moratti. Bisogna però anche tenere conto del punto di partenza. Quando nel 2008 Mansour arrivò a Manchester la squadra veniva da un nono posto in Premier League e da un passato con due soli campionati vinti, così come il PSG prima del 2011. In parole povere senza soldi non si possono cambiare gli equilibri e il fair play finanziario UEFA, al di là del fatto che venga applicato ai nemici e interpretato per gli amici (tipo il PSG), blocca proprio questo tipo di ricambio.
La Juventus non ha bisogno di elevare il suo status, ma di dirigenti capaci. Come definire quelli che hanno portato a un bilancio in rosso per la nona volta consecutiva? Negli ultimi anni oltretutto con risultati sul campo mediocri… Dirigenti nominati da una proprietà che al di là dell’immagine (la voce su Ginevra Elkann presidente è già stata smentita) dovrà procedere all’ennesima ricapitalizzazione, portando a circa 1,3 miliardi i soldi veri pompati dagli azionisti (non solo dagli Agnelli-Elkann, quindi) negli ultimi 15 anni nelle casse di un club che in tempi recenti è stato sanzionato dalla UEFA per tre volte, in un’occasione anche con esclusione dalle coppe. Insomma, nel calcio non esistono santi (e lo stesso Como sta salendo grazie ai soldi, sia pure ben spesi) e le regole dovrebbero tenerne conto: un salary cap uguale per tutti sarebbe di facile comprensione e permetterebbe anche l’emergere di forze nuove, realtà medie con ambizioni come era il City del 2008.
A una settimana dalla Giunta CONI che deciderà il futuro di Malagò come presidente della FIGC si moltiplicano le prese di posizione dall’estero a suo sostegno, da Ceferin in giù, ma è chiaro che in questa sede Malagò deve ribaltare un pronostico reso sfavorevole dal cambio di casacca di Buonfiglio. Messo meglio invece con i ricorsi, vista la composizione del collegio di garanzia, senza contare che il rinnovato (anche con riunioni non rese pubbliche) sostegno della Serie A gioca a suo favore in caso di ricandidatura una volta finita l’era del commissario.
stefano@indiscreto.net
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