Il Milan chiede troppo o troppo poco a Gonçalo Ramos?

Prezioso per Amorim, decisivo con il Portogallo: il rendimento dell’attaccante riapre il dibattito su cosa debba fare un centravanti

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Il Milan chiede troppo o troppo poco a Gonçalo Ramos?
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Tommaso Guaita/EdipressTommaso Guaita/Edipress

Pubblicato il 30 settembre 2026, 09:03 (Aggiornato il 1 ott 2026 alle 16:31)

GonZERO Ramos corre tantissimo. Talmente tanto che dopo le prime cinque giornate è all'ottavo posto tra i giocatori di A che hanno percorso più chilometri, 57,3 per la precisione. Per fare un esempio, Ederson dell'Atalanta, uno dei grandi corridori della Serie A, era dodicesimo con 56,2 chilometri. Davanti e dietro a Ramos sono tutti, o quasi, numeri otto. GonZERO Ramos si dà da fare per i compagni, apre spazi e serve assist, come nell'ultima partita con il Lecce. Si fa voler bene, insomma, non facendo pesare tutto questo lavoro sporco. GonZERO Ramos ha saltato appena sei dei 540 minuti regolamentari disputati dal Milan tra campionato ed Europa League. Il suo tecnico Amorim lo stima e non sembra poterne fare a meno, prendendosi il lusso di far marcire in panchina il buon Camarda, i cui gol, giovani e freschi, tutti i milanisti attendono con ansia da ormai tre anni.

 

 

Gonçalo Ramos al Milan: tanto lavoro, pochi tiri in porta

GonZERO Ramos è bello, bravo e simpatico, ma nelle ultime quattro partite giocate è bloccato su uno zero che per uno che in estate è stato pagato settantaquattro milioni per fare il centravanti comincia a essere un po' sconcertante. Nelle partite contro Juventus, Lazio, Benfica e Lecce, infatti, non è mai riuscito a centrare la porta. Nemmeno una volta. E c’è già chi si chiede se, di nuovo, la maledizione della numero nove non sia calata su San Siro più inesorabile della falce del tristo mietitore. “Nelle ultime tre stagioni al PSG Ramos ha realizzato 45 reti in 131 presenze. Significa che non ha una media stratosferica: nemmeno un gol ogni due partite. Un ottimo elemento, d’accordo, ma non lo si può certo definire un top player”, ha detto di lui Hernan Crespo alla Gazzetta, uno che i gol li sapeva fare senza ombra di dubbio. Alessio Tacchinardi a Pressing ha definito Ramos “Il vero problema del Milan”, più o meno perché non si tratta del classico attaccante da venti gol. E anche Adel Taarabt, sempre su Gazzetta e prima del desolante spettacolo offerto dai rossoneri contro il Benfica, ne ha tracciato un profilo particolare: “Non so se sia un vero numero nove. Nel Benfica B giocava da esterno, prendeva palla e partiva. Era un cavallo”. A tre mesi di distanza dal suo arrivo, insomma, sembra essersi diffusa la convinzione che il Milan abbia di nuovo sbagliato a scegliere il suo centravanti. Poi arriva la pausa nazionali, e le cose sembrano cambiare di colpo.

 

Perché Ramos nel Portogallo trova la porta

In Norvegia-Portogallo, Ramos è stato preferito dal primo minuto a Cristiano Ronaldo – tenuto in panchina dal ct Jorge Jesus per tutta la gara a 6678 giorni di distanza dall'ultima volta – e sfruttando un erroraccio nel rinvio del portiere Nyland ha segnato il gol del 2-1 decisivo con un bel pallonetto dai venticinque metri. Tre minuti dopo ha sbagliato un gol abbastanza clamoroso concludendo dall'area piccola, mettendo sul fondo sulla ribattuta di un tiro di Leao finito sulla traversa. Passa un minuto e, su rilancio di Diogo Costa, sfrutta la dormita dei due centrali norvegesi, un'uscita scriteriata di Nyland, che non è proprio in serata, e a porta vuota segna un'altra rete. Festeggia mimando le solite pistolettate, ma il VAR annulla per un fuorigioco millimetrico. Anche se per le statistiche il gol annullato non vale, in quattro minuti con la nove del Portogallo – secondo più secondo meno – Ramos ha prodotto più che nelle ultime quattro partite con il Milan. Amorim gli chiede un lavoro diverso rispetto al suo ct che, abituato alla staticità odierna di CR7, sembra aver costruito i suoi schemi senza puntare troppo sulla mobilità del centravanti. Tuttavia, non riuscire a concludere nemmeno una volta in porta è un segnale piuttosto chiaro che alimenta già il timore che GonZERO possa diventare il prossimo grande fallimento dell'attacco rossonero.

 

 

La numero nove del Milan e l’eccezione Giroud

A partire dal più recente, fino a Pippo Inzaghi, l'ultimo vero bomber che ha indossato quel numero di maglia, ci hanno provato in tanti, e l'unico a riuscirci è stato il buon Giroud. Con i suoi 39 gol in tre stagioni, il francese è stato il solo nove del Milan a trovare la porta con continuità negli ultimi quindici anni. Ricordarli dal più al meno recente, per un tifoso, è doloroso come una via crucis. Prima di Ramos, nel 2026 la nove è stata di Füllkrug, arrivato a gennaio e autore di un gol in venti partite. Di lui si diceva che per stazza, esperienza e spalle larghe poteva essere l'erede perfetto di Giroud, ma il campo è stato impietoso. Quest'anno, con tre gol in quattro partite al Werder, sembra già risorto. Nel 2024-25 è stata la volta di Luka Jovic, che a parte cinque gol segnati in sette spezzoni di gara giocati tra fine dicembre e inizio febbraio, nelle restanti sedici gare ha segnato anche lui solo una volta. Abbastanza per essere tra i meno peggio in questo girone di dannati. Di Giroud e dei suoi trentanove gol in A tra il 2021 e il 2024 abbiamo già detto, così urge rievocare le dieci presenze con zero reti nel 2020-21 di un Mario Mandžukić che più a fine corsa non si poteva. Ancora più triste la parabola del Pistolero Krzysztof Piatek, che a differenza di GonZERO Ramos esultava (quando capitava) pistolettandosi i bicipiti. Per lui, dopo una seconda parte di 2018-19 da 9 gol in 18 presenze con la diciannove, ecco che nei primi sei mesi del 2019-20 ne segna appena 4 in 18 con la nove, guadagnandosi il foglio di via e la damnatio memoriae del tifo rossonero.

 

 

Da Higuain a Van Basten: il peso dei predecessori

Prima di lui, la maglia maledetta è stata sulle spalle di Gonzalo Higuain, forse l'unico attaccante arrivato al Milan con più hype di Ramos. Il Pipita segna cinque gol nelle prime otto giocate in rossonero, e tutto sembra andare per il verso giusto, poi contro la Juventus, da grande ex in campo, sbaglia un rigore e perde la testa facendosi espellere nel finale di gara. Da lì non si riprende più e pure lui sarà ceduto a gennaio. Di André Silva, portoghese come Ramos e anche lui pagato ben più del valore di mercato, si ricordano solo i gol nei preliminari di Europa League, in una stagione 2017-18 partita tra grandi proclami e finita in un nulla di fatto. Una sintesi perfetta della sua carriera al Milan. Gianluca Lapadula, uno degli ultimi acquisti del Condor Galliani, è ricordato come uno dei centravanti più inadatti che abbiano vestito la maglia rossonera negli ultimi decenni, mentre del brasiliano Luiz Adriano, numero nove nel 2015-16, si sono già spente pure le più flebili reminescenze. Di Mattia Destro si ricorda solo la scenetta messa in piedi dal solito Galliani quando è andato a citofonargli a casa per portarlo in rossonero nel gennaio 2015, uno dei momenti più umilianti del passato recente della squadra. Di Fernando Torres, milanista per sei mesi nella seconda metà del 2014, è rimasto solo un gol di testa da fuori area contro l'Empoli al suo esordio. Un gol appena anche per Matri, figliol prodigo rientrato alla base nel 2013-14 dopo anni positivi alla Juventus. Addirittura peggio ha fatto Alexandre Pato, che nei suoi quattro spezzoni del campionato 2012-13 con la nove non ha mai segnato e solo nel girone di Champions ha mostrato qualche sprazzo dell'antica classe. Veniamo quindi a Inzaghi, quello da cui si considera partita la maledizione: la sua ultima stagione in doppia cifra è stata la 2008-09, quando ha segnato 13 gol in 26 partite di A a trentasei anni suonati. Tuttavia, al Milan non ha mai superato le 17 reti del 2002-03. Tra un Comandini, un Kluivert, un Weah, un Serena, un Papin e un Agostini, l'ultimo a fare 20 gol o più con la nove del Milan in campionato è stato Marco Van Basten, e forse la maledizione parte proprio da lui, da quel cigno di cristallo che a causa di una caviglia disastrata ha smesso di volare troppo presto. A GonZERO Ramos l'onore di provare a riscattare una volta per tutte una maglia maledetta. Altrimenti, come ogni anno, ai tifosi milanisti non resterà altro da fare che pronunciare il più classico degli “avanti il prossimo”.

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