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L'Italia delle seconde possibilità

Stefano Olivari
Pubblicato il 21 settembre 2026, 10:10
Negli ultimi giorni prima delle convocazioni di Mancini erano stati sparati così tanti nomi che sembrava nessuna scelta avrebbe potuto davvero sorprendere. E invece il commissario tecnico con le sue 34 chiamate (poi l'infortunato Cristante sostituito da Ricci) per le prime 4 partite di Nations League è riuscito lo stesso a stupire, ben al di là dei 9 esordienti assoluti nella nazionale maggiore. Scelta forte quella di Zaniolo, già a suo tempo simbolo del suo modo di fare il selezionatore: l’ex grande speranza del calcio italiano nelle ultime settimane ha giocato poco e male (anche sabato i 45 minuti contro il Cagliari), ma Mancini lo vede titolare sulla destra dell’attacco nel suo 4-3-3: in prospettiva ma anche subito, visto che ha stupito anche con la mancata convocazione di Politano. Scelta forte quella di Daniel Maldini, vista la storia dell’incidente e delle relative analisi: lui non sarà un titolare nella testa di Mancini, che però lo vede bene in varie situazioni tattiche, com trequartista nel caso serva un 4-2-3-1 ma anche come falso nove, ricordando l’esperimento tentato (e in verità poco riuscito) l’anno scorso da Sarri alla Lazio. A dirla tutta, Mancini convocando Maldini ha dimostrato (o meglio, voluto dimostrare) di non avercela con il padre che gli avrebbe preferito non si dice Conte, ma Pirlo. Scelta forte quella di Zoma, perché con tutto il male che si può dire del calcio italiano ci sono comunque trenta attaccanti più forti dell’italianissimo (nato a Merate, cresciuto nell’Albinoleffe) ragazzo del Norimberga. In sintesi il messaggio è il seguente: date il massimo ma giocate e non marcite in panchina, vi seguo anche se siete nella B tedesca. Insomma, per Zoma è una prima volta ma in generale questa è l'Italia delle seconde possibilità, a partire proprio da quella data al c.t. (e cosa dire di Mandragora?). Poi una cosa sono le convocazioni e un’altra la necessità di partire subito bene, per sé e per Malagò: venerdì contro il Belgio non si vedrà un’Italia sperimentale.
L’Inter ha onorato la memoria di Sandro Mazzola meglio di quanto abbia fatto la curva della Juventus, con l’ennesima rimonta di stagione contro una Roma scatenata e che a livello di titolari da scudetto è davvero simile alla squadra di Chivu. Una prova di gioco, visto che l’Inter ha creato occasioni anche nel primo tempo, con una Roma dominante, che non ha cancellato le sensazioni di questo primo mese di calcio vero: la difesa ha perso più di qualche colpo, anche se Akanji contro Malen è piaciuto, e nessun nuovo acquisto sta facendo la differenza. Marotta, se potesse, rimanderebbe al mittente (si fa per dire, perché Stones era a fine contratto) i tre inglesi, ma è lui che pur non avendole pensate ha avallato queste operazioni di ripiego. Di più: stanno salendo alcuni oggetti quasi misteriosi dell’anno scorso come Diouf e Sucic.
Dopo la vittoria di Venezia la Lazio rimarrà in testa alla classifica insieme a Roma e Inter altre tre settimane e Gattuso nemmeno nei suoi sogni più segreti immaginava un inizio simile. Guardando le partite, oltre ai punti, bisogna dire che quasi sempre la Lazio è stata fortunata: anche a Venezia più volte nel primo tempo è stata sul punto di crollare, salvata dalle parate di Mandas, dagli dei del calcio e dalla serata no di Yeboah. È chiaro che il livello di questa squadra non è da scudetto e nemmeno da qualificazione Champions, sarà già tanto se lotterà per l’Europa League, ma è ancora più chiaro che pur avendo smantellato mezza rosa Lotito ha ancora una volta dimostrato di capire di calcio di più di tanti uomini di calcio e di tanti velinari che si inventano offerte e ispirano telefonisti minaccianti.
Impossibile da prevedere, dopo 5 turni, anche il Cagliari in zona Champions. Anche nel caso di Pisacane un exploit costruito sui pochi gol subiti al di là dei meriti, su qualche intuizione come Deiola in difesa e su imprese come la vittoria sull'Atalanta di una settimana fa. Finora i migliori, al di là della copertina per i gol di Maldini, nettamente Winks e Romano, un centrocampo da Europa.
Il modesto avvio del Napoli e il disastro assoluto del Tottenham ci esentano dal solito derby fra allegriani e dezerbiani, anche se la situazione più grave è senz’altro quella di De Zerbi, con la pressione dei 350 milioni spesi sul mercato e la sorpresa di ritrovarsi subito in zona retrocessione come nella scorsa stagione, con una fase offensiva ridicola in assoluto ma anche per gli standard di De Zerbi.
Il sostanziale spegnimento del VAR in Serie A non trova riscontri in Europa, fra le raccomandazioni di Rosetti e l’estremismo di Orsato c’è una bella differenza. Non è un caso che uno degli errori più clamorosi di giornata, il mancato rigore per l’Atalanta dopo la trattenuta di Kalulu su Rowe, sull’1-0 per la Juventus, sia stato opera di Zufferli che è uno degli arbitri preferiti del designatore. Fischiare di meno è una bellissima cosa, soprattutto nelle situazioni di contatto lontani dall’area di rigore, ma il calcio è deciso da episodi e usare il VAR soltanto per il fuorigioco è una stupidaggine che né FIFA né UEFA hanno mai suggerito. Qualcuno sentiva la mancanza della centralità dell’arbitro?
stefano@indiscreto.net
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