Fiorentina, la festa dei 100 anni al Franchi tra nostalgia, emozioni e il caso Antognoni

Quasi duecento leggende per celebrare la storia della Viola, ma la serata è stata segnata dalla dura sconfitta contro il Frosinone (0-3) e dalla vicenda legata all'ex numero 10
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Fiorentina, la festa dei 100 anni al Franchi tra nostalgia, emozioni e il caso Antognoni
© Getty Images

Alberto PolverosiAlberto Polverosi

Pubblicato il 31 agosto 2026, 12:46

Sconfitta meritata, festa rovinata. La rima si poteva evitare, bastava che i festeggiamenti per i 100 anni della Fiorentina fossero stati organizzati non dopo una partita. Perché la natura di questa squadra è nota a tutti: non si è mai fatta mancare niente. Celebrare la sua storia mentre crolla il suo presente (sette gol presi in due partite) rientra in questa natura Ma nonostante la batosta col Frosinone, la festa è piaciuta quando sono entrati i campo i protagonisti di questo secolo viola. Non potevano esserci quelli dei primi decenni, ovviamente, siamo partiti dagli anni Sessanta, da De Sisti capitano del secondo scudetto, Merlo e Chiarugi, e poi avanti, fino a Prandelli e Mutu. Sono sfilati al Franchi quasi duecento ex viola, la nostalgia ha contagiato tutti, ma di più quelli che li hanno visti giocare, passando dal Camp Nou a Wembley e dal Tupparello di Acireale fino a Gubbio e a Savona.

Fiorentina, al centenario parlano solo Rui Costa e Batigol

Il contorno non è stato roba da calcio. O meglio, è roba dal calcio infantinizzato di oggi, balletti e musica sparata a un volume così alto da tormentare tutto il quartiere di Campo di Marte. Per i boomers come me se ne poteva fare tranquillamente a meno, così avrebbero avuto più spazio loro, i veri protagonisti di questa storia. I tifosi aspettavano un’inquadratura sul maxi schermo di De Sisti, una sua parola, un saluto, peraltro non era stato inserito nemmeno nella squadra viola del Centenario. È stato il capitano del secondo scudetto e l’allenatore del terzo soffiato in quel modo dalla Juventus. Volevano sentire la voce di Terim, l’Imperatore, di Prandelli, di Mutu, di Toni, di Daniel Bertoni, di Galli, di Frey. Niente. Hanno parlato solo Rui Costa e Batistuta che hanno riempito il Franchi con la loro emozione.

 

 

Commisso celebra Antognoni durante la festa della Fiorentina

La serata si è chiusa con i discorsi di Catherine e Joseph Commisso. Il presidente si è soffermato a lungo sulla figura di Giancarlo Antognoni, il grande assente in questa celebrazione. Commisso jr ha detto che la storia è lui, Antognoni, che lo vuole incontrare, che non c’è niente di più grande di Giancarlo per Firenze e la Fiorentina. Ha mostrato una maglia viola col 10 firmata da tutti i giocatori di questa stagione, ci ha messo sopra anche il suo autografo, in questo campionato nessun viola porterà il 10 sulla schiena. 

Antognoni fa chiarezza

Commisso junior ha celebrato Antognoni per una decina di minuti, tanto che ieri il capitano è tornato sull’argomento (ormai noto anche ai sassi di Firenze) spiegando per la centesima volta le sue ragioni sull’invito declinato al Centenario viola. In questa dichiarazione rilasciata all’Ansa c’è un passaggio che vale la pena precisare. Dice Giancarlo: «Sia chiaro, io avrei voluto partecipare per rispetto dei tifosi e di questi colori. Più di tutti avrei dovuto esserci, perché al contrario di Batistuta, Baggio e Rui Costa, non ho mai tradito la Fiorentina, mai avrei voluto lasciarla (ha chiuso la carriera con un biennale al Losanna, ndr). Voglio che i fiorentini lo sappiano, mi dispiacerebbe che pensassero che tutto questo è dipeso da me». La precisazione necessaria è storica: Batistuta ok, voleva vincere e se n’è andato a Roma, ma Rui Costa no, proprio no. Rui voleva restare a Firenze, se ne andò in lacrime solo perché Cecchi Gori aveva bisogno di tutti quei miliardi pagati da Berlusconi per cercare di evitare la bancarotta (tentativo andato a vuoto). Quanto a Baggio, non è stata una sua scelta andare alla Juve, ce lo hanno spinto i Pontello che stavano cedendo la Fiorentina.

 

 

 

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