Italiano a chi? La Serie A si conferma tra le prime cause della crisi della Nazionale

Dopo l’ennesimo fallimento Mondiale con relativi propositi di rivoluzione, nulla cambia. Anzi, la situazione continua a peggiorare. Ma all’orizzonte si scorgono squarci d’azzurro
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Italiano a chi? La Serie A si conferma tra le prime cause della crisi della Nazionale

Marco Netri/EdipressMarco Netri/Edipress

Pubblicato il 27 agosto 2026, 09:00 (Aggiornato il 27 agosto 2026, 09:28)

È il 27 agosto del 2025 quando, dopo la prima giornata di Serie A, l’agenzia specializzata Opta pubblica un dato che accende il dibattito: a scendere in campo tra i titolari sono stati solamente 76 italiani su un totale di 220, equivalente ad un misero 35%. Apriti cielo, giornali, radio e tv specializzate ci si tuffano a pesce e danno il via al solito refrain, cui si accodano politici in cerca di visibilità, sociologi che spiegano perché non si gioca più a pallone nei vicoli, xenofobi in giacca e cravatta che puntano il dito contro i calciatori stranieri e popolino vario con la soluzione sempre in tasca. Scatta l’allarme, così ai Mondiali in Canada, Stati Uniti e Messico non ci si va. Già perché la scorsa estate la qualificazione appariva sì già compromessa dalla batosta subita da Spalletti in Norvegia, ma ancora nelle mani degli Azzurri del nuovo ct Gattuso. Che invece, sette-otto mesi dopo, falliscono ancora l’obiettivo, per la terza volta consecutiva.

Come un’eco lontana trasportata dal vento, ecco le parole dei politici in cerca di visibilità, dei sociologi che spiegano perché non gioca più a pallone nei vicoli, degli xenofobi in giacca e cravatta che puntano il dito contro i calciatori stranieri e del popolino vario con la soluzione sempre in tasca. Sono le stesse voci dell’estate precedente, quelle che profetizzavano sventura e che ora si sollevano come un’onda, portatrici di proposte e nuove soluzioni.

È il 27 agosto del 2026, l’ennesimo Mondiale in cui l’Italia ha marcato visita è finalmente già alle spalle. Lo ha vinto la Spagna, che lo scorso anno vedeva giocare titolari nella prima giornata di Liga il 61% di calciatori autoctoni e che ha iniziato la nuova stagione con una media di 6,6 spagnoli titolari per squadra. La Nazionale italiana, intanto, è tornata rocambolescamente nelle mani di Roberto Mancini, ma stavolta sotto l’egida del nuovo presidente della Figc, che poi tanto nuovo non è, Malago. Nello scorso week end, con l’ormai consueta coda del Monday night, si è disputata la prima giornata di Serie A: a scendere in campo tra i titolari sono stati 71 italiani su un totale di 220 giocatori, equivalente al 32%. Per i 'peggiori sordi' che non vogliono sentire, anche il dato allargato ai subentrati non migliora di molto le cose, perché sono 96 su 318 totali i calciatori italiani impiegati, con una percentuale che si attesta comunque attorno al 30%.

Sì avete letto bene. Esattamente 12 mesi dopo, la situazione è addirittura peggiorata. Dodici mesi in cui si è perso un altro mondiale, dodici mesi di tavole rotonde, dodici mesi di indignazione e di voglia di radere tutto al suolo e ricostruire, dodici mesi di nulla cosmico, come sempre, perché se un problema non lo vuoi veramente risolvere, da solo non si risolverà.

Andando ad analizzare il dettaglio della prima giornata, passando al setaccio partita per partita, ci si accorgerà innanzitutto che i presidenti della Lega di Serie A che sostenevano con ostinazione la candidatura di Antonio Conte, non sembrano all’atto pratico poi così preoccupati delle sorti della Nazionale, visto che salvo qualche eccezione, in particolare da parte di neopromosse e squadre di seconda fascia, spazio per i giocatori italiani nelle rose allestite da questi signori non ce n’è.

Nella partita copertina della nuova stagione, Inter-Monza, i nerazzurri hanno schierato Bastoni, Dimarco, Barella e Pio Esposito, non male per una big, mentre la squadra di Juric è partita con otto italiani, arrivando a undici con i cambi.

Paradossalmente, in contemporanea, si giocava l’altro primo anticipo della prima giornata, tra Udinese e Como: Zaniolo tra i friulani, il talentino Liberali entrato in campo a metà del secondo tempo, tra i lariani. Maglia nera anche per il Venezia, con il solo Dagasso entrato nel corso della sfida con il Lecce.

Le più italiane delle grandi del nostro campionato sono state il Napoli di Allegri, con Meret, Di Lorenzo, Spinazzola e Politano titolari, più Vergara e Lucca subentrati, e l’Atalanta di Sarri, con Carnesecchi, Zappacosta, Scalvini, Bernasconi, Gaetano, Raspadori e Scamacca, tutti partiti dal primo minuto. Nonostante una campagna acquisti, che ha visto arrivare anche diversi giocatori stranieri, destinati a diventare titolari, il Frosinone è partito con la Juventus con un undici autarchico per nove undicesimi, più un decimo subentrato.

A voler rovistare tra gli sconfortanti dati forniti dall’ennesima manifestazione di menefreghismo del calcio italiano nei confronti del calcio italiano stesso, in cerca di qualcosa di positivo cui aggrapparsi, ci sono il tacco di Pio Esposito che fa venire giù San Siro, il terra-aria di Romano che consente al Cagliari di sbancare Parma, lo scavetto di Vergara che vale il raddoppio napoletano, la staffilata vincente di Raspadori con il suo Sassuolo, il gol partita di Frattesi a Bologna e l’ultimo acuto della giornata affidato a Pisilli, che chiude la goleada romanista. Squarci d’azzurro all’orizzonte di un cielo tempestoso.

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