Ciccio Graziani: "È grande Roma con i giovani"

Il doppio ex sui giallorossi e sulla Fiorentina: "La società ha investito sul futuro proprio come ha fatto la Viola. Difficile valutare in estate, sarà una bella sfida"
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Ciccio Graziani: "È grande Roma con i giovani"

Simone Pieretti/EdipressSimone Pieretti/Edipress

Pubblicato il 24 agosto 2026, 12:06 (Aggiornato il 24 agosto 2026, 11:16)

È stato uno dei migliori cannonieri a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80, ha vinto il Mondiale del 1982 con l’Italia di Enzo Bearzot e ovunque è andato ha lasciato un segno indelebile. Francesco Graziani è il simbolo di un calcio semplice  fatto di tecnica e agonismo  dal sapore antico, quando il calcio d’inizio delle partite arrivava per tutte alla stessa ora della domenica, e la festa degli italiani era caratterizzata dalle incursioni radiofoniche di Enrico Ameri e Sandro Ciotti, e dalla schedina che accendeva sogni mostruosamente proibiti. Ciccio Graziani è stato un attaccante proiettato verso il futuro, ha interpretato il proprio ruolo in maniera moderna, dinamica, essenziale; ha vinto la classifica dei cannonieri, ha saputo essere un attaccante di movimento con le capacità di un finalizzatore: sapeva riempire l’area di rigore, ma al tempo stesso aveva la capacità di supportare il proprio compagno di reparto. Oggi impreziosisce con i suoi commenti tecnici e la sua simpatia i programmi sportivi della Rai. È nel cuore di tanti tifosi e porta nel cuore le squadre con cui ha giocato tra le quali Roma e Fiorentina che si sfideranno per la prima giornata del nuovo campionato. «Mi auguro sia una bella partita - afferma l’ex attaccante della Nazionale -. Da una parte c’è la Roma che riparte con grandi ambizioni, ha cambiato poco ma ha preso giocatori molto bravi, dall’altra c’è la freschezza della Fiorentina che si è ringiovanita notevolmente, la  squadra dopo le sofferenze dello scorso campionato in questa stagione è stata radicalmente rinnovata».

Roma e Fiorentina si ripresentano con grandi ambizioni.

«In entrambe le piazze c’è grande entusiasmo. La Roma ha acquistato giocatori di livello dopo aver conquistato la qualificazione in Champions League: l’ambiente è ambizioso, c’è voglia di vincere e le premesse inducono a sperare. Allo stesso modo, anche a Firenze c’è grande fermento per il mercato che la società ha avuto modo di portare avanti fino a questo momento. E secondo me, non è ancora finita perché ci potrebbe esserequalche altro colpo di mercato. Fare una valutazione precisa al momento è impossibile; il calcio mercato andrà avanti fino a fine agosto, e quindi non è semplice esprimere un giudizio, poi bisognerà vedere come le squadre si adatteranno: alcuni calciatori stanno arrivando adesso, quindi dovranno capire le metodologie di lavoro, l’aspetto tattico e la mentalità dei loro allenatori».

 

 

La Fiorentina riparte da Fabio Grosso: cosa ne pensa?

«Posso dire che per me Fabio Grosso è una mossa azzeccata, una scelta giusta perché è un tecnico giovane, ambizioso e ha voglia di crescere. Poi sono i risultati quelli che contano, perché in Italia, se non fai risultati, ti mandano a casa. E questo vale a Firenze, come a Roma, a Milano e in ogni altra parte in cui vai ad allenare».

Lei ha giocato sia nella Roma che nella Fiorentina, c’è un aneddoto che porta nel cuore?

«In entrambe le esperienze che ho vissuto, conservo dei ricordi meravigliosi. Tra l’altro a Firenze ho avuto la fortuna anche di allenare la squadra in Serie A e ricordo con piacere una partita che giocammo al Flaminio: in campo c’erano diversi compagni di squadra con cui avevo giocato nella Roma, e sulla panchina c’era Gigi Radice con cui avevo vinto lo scudetto nel Torino. Quel giorno ho vissuto una grande emozione, e al tempo stesso avevo un grande orgoglio: ero sulla panchina della Fiorentina, e dall’altra parte c’era l’allenatore che - per tanti motivi - era stato il più importante per la mia crescita professionale e giocavo contro tanti ragazzi con cui avevo condiviso lo spogliatoio come Tancredi, Nela, Conti e Giannini: fu un’emozione meravigliosa».

Da allenatore il rammarico più grande è stata la finale di Coppa Uefa persa con la Juventus, con Roberto Baggio già ceduto ai bianconeri.

«Non ci ha condizionato la cessione di Baggio, ma il fatto che ci hanno fatto giocare per due volte in trasferta: la prima a Torino, la seconda ad Avellino perché noi avevamo il campo squalificato. Fu una finale falsata perché non si può andare a giocare due volte fuori casa. Quando giochi in casa ti senti più protetto, osi di più e il rammarico grande è questo, non aver potuto giocare la seconda finale in casa come avevano avuto modo di giocarla loro a Torino».

Le chiedo un giudizio su Santiago Castro, il nuovo centravanti della Roma.

«Castro a me piace da sempre. Ma mi preoccupo quando io sento dire a Gasperini “abbiamo due attaccanti fortissimi che vanno gestiti, difficilmente li possiamo vedere giocare insieme dall’inizio se non per recuperare un risultato”. Se hai a disposizione degli attaccanti bravi, devi farli giocare. Io sono un fautore delle doppie punte, quando hai due giocatori bravi, perché devi penalizzarne uno? Vero è che ci sono tre competizioni importanti e servono tanti calciatori. Sono convinto che prima o poi giocheranno tutti, però a me piacerebbe vederli giocare insieme».

Rodrigo Mora è la ciliegina sulla torta.

«La Roma ha preso un ottimo calciatore, di prospettiva, che è ancora in fase di crescita. Tecnicamente mi sembra molto bravo, però poi bisogna vedere in quale zona del campo deciderà di impiegarlo Gasperini. In Italia si gioca il calcio più difficile, dove a volte tatticamente viene condizionata la crescita di alcuni calciatori. Rodrigo Mora è giovane e bravo, arriva con le credenziali giuste; tutto questo dovrà dimostrarlo sul campo perché per giocare all’Olimpico ci vuole anche tanto carattere: Roma non è una piazza semplice».

 

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