Calcio

Il sogno di Luciano Gaucci

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Vicepresidente nella Roma di Dino Viola, l'imprenditore conosciuto soprattutto per il Perugia e Tony Bin cercò tante volte di acquistare il club più amato...

Luciano Gaucci è stato uno dei personaggi più noti del calcio italiano, trattato a volte con una sufficienza che avrebbero meritato dirigenti di club più potenti e gestiti in maniera non troppo diversa dai suoi tanti club. Un uomo che partendo dal basso ed emergendo con la sua impresa di pulizie ha raggiunto grandi traguardi, ma che nel calcio ha soltanto sfiorato quello più sognato: la Roma.

Eppure c’è andato vicino, vicinissimo, quando non gli mancavano né i soldi né gli agganci politici: su tutti l'amico Giulio Andreotti. Gaucci fu vicepresidente nella Roma di Dino Viola per sette anni e quando il presidente dello scudetto 1982-83 si dimise, nell’agosto 1985 in seguito alla famosa causa (vinta) con Falcão, Gaucci si fece avanti per rilevare il club con il progetto di riportare subito nella capitale Nils Liedholm, da qualche mese andato al Milan, al posto di Eriksson. Poi Viola cambiò idea e Gaucci, alla ricerca di maggiore visibilità, pur essendo tifosissimo romanista intavolò una clamorosa trattativa con Giorgio Chinaglia per prendersi la Lazio. Il problema era che la Lazio a fine 1985 già non era più di di Chinaglia, dopo due anni di gestione ambiziosa e sfortunata, con retrocessione in B più cessione di Giordano (Napoli) e Manfredonia (Juventus).

Niente Lazio, quindi. Così Gaucci rimase alla Roma come vice-Viola, sfogando la sua passione sportiva con l’ippica: Alex Nureyev, Fire of life e il celeberrimo Tony Bin (ultimo di una scuderria italiana a vincere l’Arc de Triomphe) fra i grandi suoi cavalli di quegli anni, in un'ippica che permetteva alle persone competenti di realizzare plusvalenze stellari, del tutto paragonabili a quelle del calcio. Un altro momento di stanchezza di Viola arrivò alla fine della stagione 1986-87: Gaucci provò di nuovo a far intervenire Andreotti, che però non era più in sintonia con Viola come qualche anno prima. Gaucci fece comunque filtrare il suo progetto: Falcão dirigente e Liedholm allenatore. Ma Viola appena sentito il nome di Falcão si bloccò, anche se poi effettivamente ascoltà il consiglio di Gaucci ed ingaggiò Liedholm. Dopo qualche mese Gaucci lasciò la Roma, intavolando una trattativa con i Pontello per la Fiorentina, ma senza crederci troppo.

I giochi per la Roma si riaprirono il 19 gennaio 1991, alla morte di Dino Viola. Impossibile ricordare tutte le cordate vere e finte che si presentarono dalla famiglia Viola, che avrebbe voluto vendere la Roma a Raul Gardini (come da volontà di Dino, consapevole che i tempi delle gestioni familiari fossero finiti) ma non trovò entusiasmo (il calcio era l'unico sport che disprezzava) nell’imprenditore ravvenate, allora al punto più alto di una parabola che si sarebbe interrotta due anni più tardi con il suicidio o presunto tale in piena Tangentopoli. Di sicuro in quel 1991 Gaucci tornò in pista, pronto a combattere con i vari Mezzaroma, Valguarnera, Romagnoli, Bocchi (che era stato alla Lazio con Calleri), eccetera. La Roma era piena di debiti e a dare le carte tornò ad essere Andreotti, che alla fine scelse Ciarrapico.

I poteri forti e anche quelli medi di Roma avevano altri cavalli, è il caso di dirlo, su cui puntare. Gaucci finalmente lo capì e nel novembre di quell’anno prese la prima società disponibile, il Perugia. Che era in Serie C ma che lui rilanciò subito con ingaggi per la categoria pazzeschi: Beppe Dossena, fresco campione d’Italia con la Sampdoria, Braglia, Cornacchini, Camplone, Gelsi, Pagano… Nel 1996 il ritorno in Serie A e l’inizio dell’epopea del Gaucci più conosciuto dal pubblico generalista, fra multiproproprietà (Catania, Sambendettese, Viterbese), scandali, fallimenti, ma anche tante intuizioni giuste e trovate mediatiche geniali, come il figlio di Gheddafi o Birgit Prinz. Fra le intuizioni giuste anche quella sulle grandi potenzialità del Napoli, che nel 2004 era fallito e che lui cercò di rilevare, fondando una società (Napoli Sportiva), addirittura acquistando alcuni giocatori e l’allenatore (Gregucci), cercando di rilevare il diritto sportivo. Come in altre situazioni analoghe, la decisione fu politica e la scelta cadde su Aurelio De Laurentiis. Gaucci, che iniziava ad avere altri problemi di vario tipo, la prese bene: in fondo non si trattava della Roma.