Tifosi di Nelson e Matiasic

Le romane secondo Bargnani, la colonizzazione di Buffa, due modelli insostenibili, la sospensione di Christon e Petrucci per sempre
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Tifosi di Nelson e Matiasic

Pubblicato il 2 novembre 2026, 18:33

La figata di Bargnani - Partecipando a un podcast della LBA Bargnani ha detto la sua sulla situazione del campionato di Serie A di basket, parlando in particolar modo delle due nuove squadre romane, di Cremona e Brescia. Secondo l’advisor della Lega gli investimenti fatti da Donnie Nelson e Paul Matiasic vanno non solo apprezzati, ma tutelati e visti di buon occhio, a prescindere dal proprio credo cestistico. Sull’acquisizione dei diritti da parte delle due società romane, che tanto ha fatto e continua a far parlare, Bargnani ha detto che questo genere di compravendite avviene da sempre nel basket, che non c’è stato nessuno scippo, ma si è trattato di operazioni del tutto lecite. Considerazioni condivisibili: in un campionato come quello italiano sempre meno vario e sempre più anonimo per i media (tranne che negli studi commissionati dalla FIP e dalla Lega), avere degli investitori che riaccendano una piazza come Roma e richiamano l’attenzione di Eurolega/NBA non può essere che un dato positivo. Un po’ meno condivisibile però è la domanda sul perchè ci fossero questa estate due società pronte a cedere i propri diritti al migliore offerente, perchè a quella domanda lì dovrebbe essere proprio la LBA a dare una risposta, anzi, una soluzione, in modo che la “figata” del derby di Roma, sia un segnale positivo per tutto il movimento e non solo per Maxima e BC Roma. 

Più soldi, meno tifosi - In un’intervista rilasciata al Tirreno, Federico Buffa ha avuto toni molto meno entusiastici circa il momento che sta vivendo il  basket italiano, parlando di colonizzazione americana che, iniziata nel mondo del calcio, è ora arrivata anche alla palla a spicchi, sancendo il passaggio dallo sport vissuto con passione, allo sport commerciale.  Un passaggio che ha portato lo sport in una realtà ben diversa da quella vissuta fino ad oggi dai tifosi e destinata, con ogni probabilità a trasformare tutto il movimento, tifoserie tagliate fuori da questa nuova gestione a favore di un pubblico alto spendente e interessato più allo spettacolo che al risultato. Una visione romantica e sicuramente condivisibile, ma che non tiene conto del fatto che i presidenti-padroni, che mettono i soldi di tasca propria, storicamente si sono dimostrati poco stabili nel lungo periodo e troppo soggetti anche alla contingenza economica, un tempo locale, ora globale. Allo stesso modo, il basket di un tempo, ma con gli sponsor di oggi, non è in grado di attrarre giocatori di primo livello, come invece succedeva dagli anni ‘80 all’inizio del nuovo millennio, quando il campionato italiano era secondo solo alla NBA. 

Augurarsi un modello sportivo americano, in cui uno spettatore è disposto a spendere migliaia di dollari per una partita (New York - San Antonio insegna) di playoff, in palazzi dello sport di proprietà, con top player europei e mondiali, vorrebbe dire allontanare il basket dai tifosi o magari anche dagli appassionati, che potrebbero seguire le partite solo in tv. Al contrario augurarsi il proseguire del modello attuale vorrebbe dire avere poche squadre (di solito due, più un terzo - ma neanche tanto - incomodo) contendersi lo scudetto per poi essere demolite in Eurolega, ma con biglietti per le partite a prezzi popolari, dirette delle partite pixelate e palazzi dello sport pensionabili e popolarità che non andrebbe oltre tifosi e appassionati di settore. Difficile scegliere. Un buon inizio in ogni caso sarebbe quello di togliere le retrocessioni e le promozioni, in modo da poter stabilizzare i campionati in corso e permettere contratti pluriennali, sponsorizzazioni importanti, avviando cicli virtuosi. Un panorama più ampio, che permetterebbe di scegliere, per una volta, non sull’emergenza ma sull’ordinarietà.

Piove sul bagnato a Cantù - Il Tribunale Nazionale Antidoping ha sospeso in via cautelare Semaj Christon per violazione dell'articolo 2.1 del Codice Sportivo Antidoping. È stata quindi rilevata la presenza di una sostanza proibita, o dei suoi metaboliti o marker, nel campione biologico dell’atleta, e si è aperto l’iter per verificare se sia un caso di doping o meno. Non una bellissima notizia alla vigilia del Derby con Milano e i brianzoli ultimi in classifica ancora alla ricerca dei primi due punti in campionato. 

Highlander Petrucci - Interrogato su una sua possibile ricandidatura alla presidenza della FIP, Gianni Petrucci ha risposto più volte di voler tacere sull’argomento per non dar modo ad altri di parlare, ma che ci sono presidenti che hanno la sua stessa età, citando Trump e Lula e dandosi due anni di tempo per vedere come vanno le cose. A due anni da fine mandato Petrucci non si pone, per l’ennesima volta, limiti, dandosi come unica possibile riserva solo la propria salute. E per uno che in carriera non ha mai risposto di fallimenti e disastri della propria nazionale e di un movimento non proprio in salute è già qualcosa.

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