Poeta come Messina

La crisi Olimpia, la Virtus di Carr, la trattativa Eurolega-NBA e la fine del tanking
https://www.google.com/preferences/source?q=guerinsportivo.it, gs
Poeta come Messina
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 9 ottobre 2026, 16:05

Dal #Messinaout al #Poetaout, l’Olimpia Milano non sfugge ai meccanismi che governano gran parte della pallacanestro europea, legata all’ultimo risultato e a una precarietà che sta stancando i suoi stessi tifosi, per lo meno a Milano. Tre sconfitte consecutive, un bilancio di 1-3 in Eurolega e una squadra che, dopo la Supercoppa ha perso fiducia. Il 97-79 incassato dal Maccabi a Belgrado fa male più per il suo significato che per la classifica, e così Poeta da predestinato messo in contrapposizione al ‘cattivo’ Messina si è ritrovato a essere lui stesso in discussione. Difficile che l’Armani lo esoneri, anche perché il problema principale di questa squadra non sono le percentuali da tre o la difesa, cose che si possono aggiustare, ma la presenza di giocatori in grado di costruirsi un tiro dal palleggio o comunque fuori dagli schemi, alla Shavon Shields o alla Brooks. In questo quadro è calato moltissimo anche Bolmaro, soprattutto come personalità, e non si è riusciti a sfruttare la strapotenza di Wright sottocanestro. 

La Virtus Bologna ha iniziato la stagione 2026-27 con un segnale importante: dopo le sconfitte contro Fenerbahçe e Olimpia Milano ha battuto l’Olympiacos 96-94 e poi ha espugnato Monaco, superando il Bayern 94-87. Il bilancio in Eurolega è ora di 2 vittorie e 2 sconfitte, ma soprattutto sono arrivati due successi consecutivi contro avversarie di alto livello, un livello che nessuno pensava fosse quello della Virtus 2026/2027. Onestamente in casa bolognese si naviga a vista, fra voci sull’addio di Zanetti e la volontà di rilanciare diventando franchigia nella Eurolega del futuro. La sensazione è che Mumbrú stia cominciando a trovare gli equilibri fra gente che non si conosceva e fra i top, a questo punto della stagione, menzione d’onore per Marcus Carr e Wendell Moore in un gruppo dove gli italiani quasi fanno tappezzeria.

La sintesi del summit di Cernobbio è questa: l’Eurolega ha respinto la prima proposta della NBA, ma non ha chiuso la porta alla trattativa. La NBA, intanto, ha confermato di voler procedere anche senza un accordo. I 13 club azionisti dell’Eurolega, fra cui l’Olimpia Milano, hanno giudicato la proposta NBA inaccettabile sia sul piano economico sia su quello della cosiddetta governance. Le critiche più dure sono arrivate dal Barcellona, che l’ha definita ridicola sul piano economico, e dall’Olympiacos, che ha contestato l’impostazione della  Il rifiuto non equivale comunque a una rottura definitiva. NBA e FIBA hanno ribadito che una collaborazione con l’Eurolega potrebbe essere vantaggiosa per tutto il movimento. Il progetto americano prevede sempre 16 squadre: 12 franchigie permanenti e quattro posti assegnati attraverso competizioni legate alla FIBA, e l’obbiettivo resta partire nell’autunno 2027, anche senza l’Eurolega. I cui club hanno deciso di proseguire il lavoro sulla trasformazione delle licenze in franchigie e sull’espansione da 20 a 24 squadre. 

La stagione NBA è a pochi giorni dall’inizio e la grande novità dovrebbe essere la fine del tanking, cioè in pratica il perdere apposta in stagione regolare da parte di squadre deboli che così sperano di posizionarsi meglio per il draft. 
La nuova lottery del draft introduce infatti un sistema pensato per ridurre il vantaggio delle squadre che arrivano in fondo alla classifica. La novità più significativa è che le tre peggiori non saranno più premiate con le migliori probabilità di ottenere la prima scelta, ma entreranno in una sorta di zona retrocessione del draft, con possibilità ridotte. La lottery viene inoltre allargata a 16 squadre, coinvolgendo anche 6 formazioni che arrivano in post-season, mentre l’ordine delle prime 16 scelte sarà determinato attraverso il sorteggio. L’obiettivo è semplice: rendere meno conveniente perdere e più interessante continuare a competere anche quando i playoff sono ormai lontani o un’eliminazione al primo turno è scontata. Ma il tanking può davvero essere cancellato con una modifica regolamentare? Non sempre, basti pensare alle franchigie che non controllano la propria scelta al draft a causa di trade passate. Di sicuro un passo nella direzione giusta andava fatto.   

stefano@indiscreto.net

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading