Basket

La Serie A degli italiani

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Dal Club Italia alle nuove regole sugli stranieri, cresce il partito di chi vorrebbe rivedere la pallacanestro degli anni Ottanta. In ogni caso servono idee, visto che i soldi stanno sparendo...

La Serie A di pallacanestro ha perso dai 29 ai 43 milioni di euro a causa dello stop da coronavirus. È una stima fatta da Deloitte, che è advisor della Lega e quindi non proprio indipendente in questa sua valutazione. Anche con la perdita degli incassi da sponsorizzazioni nell’ultimo terzo di stagione (cosa che non è avvenuta ovunque, peraltro) e il botteghino azzerato non si arriva comunque a queste cifre, ma nessuno nega che la cancellazione del finale di stagione e dei playoff siano state un disastro sotto ogni profilo. Il vero problema è in ogni caso il 2020-2021, se davvero si inizierà a gennaio: quale sponsor non chiederebbe di pagare la metà? Ma ancora più dei soldi servono idee per una Serie A ridimensionata, che rischia di riempirsi di stranieri sconosciuti e impresentabili, in numero molto superiore all’attuale. Dal Club Italia ad un possibile aumento della luxury tax, in molti nella FIP e sui media ipotizzano un ritorno al passato, quello (per sintetizzare) dei due stranieri per squadra: ma è davvero possibile, al di là degli aspetti giuridici?

Veniamo quindi al punto: come si sono comportati gli italiani, dove per italiani intendiamo giocatori convocabili in Nazionale da Sacchetti, nella parte di stagione 2019-2020 giocata? Se guardiamo alla media punti, nei primi 50 realizzatori della Serie A ci sono solo 5 azzurrabili (Aradori, Alessandro Gentile, Abass, Michele Vitali e Fontecchio), mentre nella classifica dei rimbalzisti fra i primi 50 possiamo trovarne 8 (Toté, Brooks, Ricci, Zanotti, Tessitori, Pecchia, Alessandro Gentile e Abass) e in quella degli assist 12 (Luca Vitali, De Nicolao, Spissu, Fantinelli, Ruzzier, Poeta, Alessandro Gentile, Zanelli, Michele Vitali, Cavaliero, Uglietti e Tonut). 

Se guardiamo ai minuti giocati nella classifica dei primi 50 gli italiani diventano 6 (Aradori, Abass, Ruzzier, Alessandro Gentile, Michele Vitali e Spissu). Interessante anche la statistica delle partite disputate partendo dal quintetto base, concetto antiquato ma anche un minimo di importanza per quanto riguarda lo status ce l’ha ancora. Ecco, nei primi 50 gli italiani ritenuti da quintetto base, a volte solo per motivi di immagine, per far vedere 'che da noi giocano gli italiani', in Serie A sono ben 19 (Cavaliero, Pini, Della Rosa, Aradori, Abass, Michele Vitali, Spissu, Fantinelli, Fontecchio, Baldasso, De Nicolao, Uglietti, Sacchetti, Tessitori, Landi, Mancinelli, D’Ercole, Daniele Cinciarini, Laquintana).

Senza offesa per nessuno, ci vengono in mente almeno 20 italiani di A2 più forti di alcuni di questo elenco, italiani che giocano in A2 non per un complotto dei poteri forti ma perché lì trovano spesso più soldi e sempre più spazio. In definitiva, la Serie A di una volta, con due soli stranieri su cui concentrare soldi e aspettative, guardando soltanto al nostro orticello sarebbe ancora tecnicamente possibile prendendo il meglio dalla A2. Poi è chiaro che le coppe europee andrebbero fatte con un’altra squadra, ma qui stiamo parlando di dare un senso a un campionato. Il che non significa necessriamente risparmiare soldi, visto che l'italiano 'specie protetta' va esattamente nelle direzione opposta rispetto al risparmio. La vera domanda è questa: a parità, o con poca differenza, di livello tecnico una serie A più italiana interessarebbe di più al pubblico generalista? Gli addetti ai lavori in larga maggioranza ritengono di no.