Il Wimbledon di Sinner non parla solo di un campione: racconta il nuovo ordine del tennis

Tutti gli spunti di riflessione lasciati dal torneo più famoso al mondo vinto dal numero uno azzurro
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Il Wimbledon di Sinner non parla solo di un campione: racconta il nuovo ordine del tennis

 Luciano de Gregorio Luciano de Gregorio

Pubblicato il 13 luglio 2026, 11:38

Ancora lui, sempre lui: come 12 mesi fa i Championship parlano italiano grazie a Jannik Sinner. Il numero uno del mondo completa la sua difesa del titolo battendo Alexander Zverev in finale e realizza la doppietta a Wimbledon entrando in un club di altissimo livello: Sinner è il decimo giocatore nella storia a completare un back to back sui prati londinesi, unendosi ad una cerchia ristrettissima composta da Rod Laver, John Newcombe, Bjorn Borg, John McEnroe, Boris Becker, Pete Sampras, Roge Federer, Novak Djokovic e Carlos Alcaraz. Un torneo che porta il tennista altoatesino ancora di più nell’Olimpo di questo sport, ma lascia tanti spunti di riflessione agli appassionati di tutto il mondo.

Come Sinner ha imparato a controllare le partite

Sinner ha vinto questo Wimbledon dominando, ma senza dare troppo nell’occhio. L’altoatesino ha perso tre set in tutto il torneo, di cui due all’esordio contro Miomir Kecmanovic, e tra semifinale e finale ha regolato Novak Djokovic ed Alexander Zverev con due prestazioni al servizio impeccabili. Negli ultimi due incontri l’italiano non ha mai perso un turno di servizio, diventando il primo giocatore a riuscire in quest’impresa a Wimbledon da Roger Federer 2003. Un dominio mentale ancor prima che tattico o tecnico: nei momenti importanti l’italiano ha alzato il livello, riuscendo a portare l’inerzia dell’incontro dalla sua e a piegare le gambe agli avversari. Una caratteristica disarmante per tutti i rivali che nel corso del match se la sono giocata quasi alla pari, ritrovandosi sempre a perdere il set ed il match per un nulla. Ed è questo l’aspetto più impressionante della vittoria di Sinner ai Championship: l’italiano ha dato quasi la sensazione di giocare con gli avversari, riuscendo a salire di colpi nel momento più opportuno. La finale è stata emblematica in tal senso: Zverev ha messo in campo un livello altissimo giocando alla pari, se non meglio, del numero uno al mondo ma è stato sconfitto in 4 set. Un cinismo tipico dei campionissimi, categoria di cui Sinner ne fa ampiamente parte.

Zverev è entrato davvero nella corsa con Sinner e Alcaraz

Quest’edizione del torneo di Wimbledon ha regalato a tutti gli appassionati un terzo incomodo nel duello tra Sinner ed Alcaraz: in queste due settimane londinesi, Zverev ha dimostrato di poter essere veramente al livello dei due campionissimi di questi anni. Nella finale persa contro il numero uno al mondo, il giocatore tedesco è stato per diversi tratti ingiocabile spingendo bene con il dritto, suo tallone d’Achille, e dimostrando di sapersi districare anche nei pressi della rete. In poche parole abbiamo assistito ad un altro Zverev, lontano parente di quello che abbiamo imparato a conoscere. Il successo al Roland Garros, primo titolo Slam della carriera del tedesco, gli ha tolto un peso dalle spalle e gli ha fatto fare uno step mentale in più. Anche se è mancato il trofeo, Zverev torna da Wimbledon vincitore: il tedesco non ha mai nascosto il poco feeling sull’erba, superficie da lui non apprezzata ma che si può sposare bene con il suo tennis, ma in quest’edizione dei Championship si è riscoperto giocatore da prati. La sensazione è che il tedesco sia entrato in un’altra dimensione psicologica e che d’ora in poi bisognerà sempre considerarlo nella lotta per gli Slam: se a scendere in campo sarà la versione londinese, convinta dei propri mezzi e sempre in spinta, anche Sinner ed Alcaraz dovranno giocare al 100% per avere la meglio.

Da Fery a Cobolli: i vincitori e i delusi di Wimbledon

Se la finale è stata quella più attesa, con lo scontro tra le prime due forze del seeding, non si può dire lo stesso del resto del torneo. In queste due settimane londinesi non sono mancate le emozioni ed i colpi di scena, con i favoriti della vigilia che hanno dovuto lasciare il passo agli outsider. Tra tutte le favole spicca quella di Arthur Fery: la wild-card britannica ha iniziato il torneo fuori dalla top 100, ma ha saputo sfruttare al meglio l’occasione concessa dagli organizzatori riportando un britannico in semifinale e scrivendo una pagina di storia del tennis mondiale. Oltre al classe 2002 ha rubato l’occhio anche Jan Lennard Struff, grande specialista dei prati, che si è spinto fino ai quarti arrendendosi solamente a Sinner. Da sottolineare l’ottimo torneo di Flavio Cobolli, che è riuscito a dare continuità alla finale del Roland Garros entrando nei migliori 8 dello Slam londinese. In quest’edizione di Wimbledon non si è vista la miglior versione del romano, il quale però ha saputo lottare turno dopo turno. Il tennista azzurro ha fatto vedere di avere ancora margini importanti, specialmente quando la pressione è tutta sulle sue spalle: sia all’esordio con Navone, rimontato in un match thriller, che ai quarti con Fery l’azzurro ha accusato molto l’essere favorito non riuscendo ad entrare in campo nel migliore dei modi e ad esprimere il proprio tennis. L’erba ci ha lasciato anche un’altra consapevolezza: la star dell’anno, Rafael Jodar, è umano e può crescere ancora tanto. Dopo una splendida tournee sulla terra battuta il diciannovenne spagnolo si è trovato di fronte alla prova con i prati. La prima volta a Wimbledon per Jodar, per giunta tra le teste di serie, ha dimostrato come lo spagnolo abbia il talento ed i colpi per essere insidioso anche sull’erba ma che ha ancora strada da fare. Nello Slam londinese lo spagnolo è stato sconfitto al terzo turno da Mochizuki. Una sconfitta che avrà tanto da insegnare al talento iberico, che potrà farne tesoro per poi riprendere la propria scalata verso l’élite del tennis mondiale. Terzo turno anche per Joao Fonseca, l’altra grande promessa del circuito, che torna a casa con tanti dubbi legati alla brutta sconfitta contro Safiullin. Il vero sconfitto di questi Championship è Ben Shelton: l’americano si è presentato a questo torneo da quarta forza del seeding, ma è uscito di scena all’esordio contro Otto Virtanen giocando una partita sottotono. Ancora una volta lo statunitense non è riuscito a fare il passo in avanti a livello Slam che si richiede ad un giocatore del suo talento.

 

 

 

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