La fine di un’era? Novak Djokovic saluta New York al 1° turno  

Alle prese con diversi problemi fisici, il serbo si è arreso di fronte a Mariano Navone dopo una battaglia lunga 4 ore e 40 minuti. Non veniva eliminato all'esordio di uno Slam dall'Australian Open 2006 e dopo otto anni finirà fuori dalla top 10
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La fine di un’era? Novak Djokovic saluta New York al 1° turno
 
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Luciano de Gregorio/EdipressLuciano de Gregorio/Edipress

Pubblicato il 31 agosto 2026, 16:57

Colpo di scena nel primo giorno degli US Open 2026! Bastano poche ore all’ultimo Slam della stagione per riscrivere la storia di questo sport e sorprendere tutti gli appassionati: a Flushing Meadows Novak Djokovic è eliminato al primo turno! Dopo oltre 20 anni il fuoriclasse serbo esce di scena all’esordio in un torneo Major, evento che non accadeva dagli Australian Open 2006, ultimo Slam senza uno dei big 3 al secondo turno. Una sconfitta cocente che costa caro al serbo, il quale dopo 8 anni esce per la prima volta dalla top 10 del ranking ATP. A scrivere questa pagina storica è Mariano Navone, che ha sconfitto il serbo per 7-6, 5-7, 4-6, 6-2, 6-1 in 4 ore e 40 minuti di gioco. Un risultato che evidenzia la partita a due facce andata in scena sull’Arthur Ashe Stadium: dopo tre set di grande equilibrio, l’argentino ha preso il largo nel quarto e dominato nel quinto. Un trend che rispecchia quanto si è visto in campo, con Djokovic che è crollato fisicamente nell’avanzare del match arrivando anche a vomitare, sintomo della grande difficoltà provata in quel momento, e a versare qualche lacrima sul terreno di gioco. Una sconfitta che fa male e che lascia molti dubbi sul futuro del serbo: dopo 20 anni di successi, la fine è arrivata anche per lui?

L’età che avanza

Nell’ultimo ventennio Djokovic ha stravolto la preparazione fisica di un tennista, portando questo aspetto del gioco a livelli impensabili grazie ad una cura quasi maniacale del proprio corpo. Il serbo ha sempre fatto del fisico uno dei punti di forza del proprio gioco, un aspetto da affiancare al talento sopraffino e ai meri colpi tennistici per dominare il circuito in lungo ed in largo per quasi 20 anni. Con l’avanzare del tempo – il serbo si avvia verso le 40 primavere – Djokovic è stato costretto a fare i conti con un fisico meno reattivo del passato e meno incline a battagliare in campo per 5 set. Negli ultimi anni il fuoriclasse di Belgrado ha gestito le proprie energie, scegliendo con cura i tornei a cui presenziare e riuscendo ad ottenere ancora grandi risultati negli Slam, come dimostra la finale raggiunta ad inizio anno agli Australian Open. Il torneo australiano, da sempre giardino di casa del serbo, si è rivelato però una parentesi idilliaca in una stagione tremendamente difficile per il pluricampione Slam: le sconfitte di Roma e Parigi sulla terra rossa contro i talentuosi Dino Prizmic e Joao Fonseca, il dominio subito da Jannik Sinner a Wimbledon e le due eliminazioni all’esordio a Cincinnati e agli US Open. Un’annata estremamente difficile come confermato dallo stesso Djokovic in conferenza dopo la sconfitta con Navone a Flushing Meadows “È qualcosa con cui mi ritrovo a fare i conti, purtroppo, praticamente in ogni partita di quest'anno. Sapete, nausea, vomito, problemi seri lì… E poi tutto il mio corpo inizia in sostanza a crollare”.

Ha ancora senso continuare?

Arrivati a questo punto la domanda che tutti gli appassionati si pongono è se ha ancora senso continuare ad andare avanti. Come con tutti i grandi campioni, la scelta del ritiro si rivela essere la più difficili con diversi giocatori che provano a rimandare il più possibile il momento di appendere la racchetta al chiodo forse inseguendo l’epilogo perfetto. Guardando indietro la sensazione è che Djokovic abbia avuto il momento da film per dire basta: dopo il sorprendente successo ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, battendo in finale Carlos Alcaraz, tutto sembrava apparecchiato per un possibile ritiro del serbo, che avrebbe lasciato da vincente dopo aver conquistato l’unico titolo che mancava ad una carriera leggendaria. Così non è stato però con il serbo che ha saputo reinventarsi, dimostrando di poter essere ancora competitivo negli Slam e rimanendo nelle primissime posizioni del ranking per altre due stagioni piene. Questa sconfitta agli US Open rischia però di cambiare di molto le carte in tavola: per la prima volta il fisico del serbo ha dimostrato di non poter più reggere con brillantezza lo sforzo di cinque set. Non essere più competitivo sul 3 su 5 costringerebbe il serbo a ridimensionarsi nuovamente, dovendo spostare il target dagli Slam ai Master 1000, tornei dove negli ultimi anni ha giocato sempre meno, rischiando di scendere in campo senza veri stimoli. La ricerca di un nuovo obiettivo è alla base del prosieguo della carriera del serbo: solo puntando ad un nuovo record o cambiando ‘focus’ Djokovic potrebbe trovare la linfa per continuare ancora. Non saranno giorni semplici per il serbo, che dopo 20 anni di successi è chiamato a fermarsi per pensare seriamente al proprio futuro.

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