Napoli-Juve, la folle notte del San Paolo e il successo azzurro ai rigori

Il 27 agosto 2006 le due grandi decadute si sfidano in Coppa Italia: una serata incredibile, decisa dal dischetto dopo un clamoroso 3-3
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Napoli-Juve, la folle notte del San Paolo e il successo azzurro ai rigori

Andrea Romano/EdipressAndrea Romano/Edipress

Pubblicato il 27 agosto 2026, 16:00

Il campionato inizierà soltanto due settimane più tardi, eppure il match che si gioca il 27 agosto del 2006 rischia già di essere decisivo per una tra Napoli e Juventus. Non si tratta del classico sogno di una notte di mezza estate, ma del suo esatto contrario. Perché entrambe le squadre hanno tutto da perdere e poco da guadagnare. Si gioca il terzo turno preliminare della Coppa Italia. In palio c’è un posto nel tabellone del trofeo nazionale. È qualcosa di molto vicino al concetto di tombolino. D’altra parte quella partita è diventata un paradosso molto tempo prima. Lo stadio San Paolo di Napoli è stracolmo. Si dice che siano stati staccati circa 70 mila biglietti. Eppure nessuna emittente nazionale ha voluto acquistare i diritti per trasmettere il match in diretta. È una scelta che nessuno riesce a comprendere davvero. Ma che racconta i momenti opposti che stanno vivendo due nobili che ora si ritrovano a giocare in Serie B.

 

 

Calciopoli e Serie B: la Juventus tra mercato, ricorsi e Del Piero

Mentre l’Italia di Lippi vince il Mondiale tedesco, la Juventus si ritrova sottosopra. Nel vero senso della parola. Lo scandalo di Calciopoli l’ha fatta sprofondare negli abissi del campionato cadetto. Ma ha anche aperto la diaspora dei suoi campioni. Sono andati via quasi tutti: Zambrotta e Thuram sono finiti al Barcellona, Emerson e Cannavaro al Real Madrid, Vieira e Ibrahimovic all’Inter. Anche Mutu ha preferito cambiare aria, accasandosi alla Fiorentina (in cambio di Bojinov più un conguaglio sostanzioso). Alla fine, sono rimasti solo Buffon, Nedved, Camoranesi e Trezeguet. Anche se gli ultimi due non hanno ancora escluso di poter andare via in un futuro piuttosto prossimo. I giornali raccontano di una trattativa sotterranea tra il francese e il Manchester United. Pare anche che le parti siano vicine a un accordo per una cifra vicina ai 25 milioni di euro. È una voce che circola con sinistra insistenza. Tanto che il presidente Cobolli Gigli è costretto a smentire: «Non so cosa abbiano nella testa Trezeguet e Camoranesi, ma resteranno a Torino».

 

 

Il mercato non è l’unica spina che preme contro i nervi dei tifosi. La questione della retrocessione non è ancora finita. Si va per carte bollate. Due giorni prima della partita contro il Napoli la società bianconera ha fatto sapere di aver preparato un ricorso al Tar contro Figc e Lega. Chiede al Tribunale che entrambe le istituzioni le riconoscano un danno che dovrà poi essere quantificato. È solo una mossa in una partita a scacchi che sembra infinita. Dall’altro lato della barricata Federcalcio e Coni hanno scelto la linea comune. E sono pronte ad andare fino alla Corte Europea di Strasburgo per chiedere un risarcimento uguale e contrario alla Juventus. Ma non finisce qui. Il club, infatti, verrà deferito per la violazione della clausola compromissoria che impedisce il ricorso ad organismi extrasportivi. È una situazione da mal di testa che rischia di trasformarsi in una vicenda infinita. L’unica buona notizia viene da Del Piero. Il capitano bianconero non ha neanche pensato all’ipotesi di lasciare Torino. E, soprattutto, è stato autore di un precampionato scintillante. Dopo le stagioni difficili con Capello, Alex sembra essere rinato. Nel primo turno preliminare di Coppa Italia contro il Martina (vinto 0-3 dai bianconeri) non entra neanche in campo. Poi nella sfida successiva, contro il Cesena, segna dopo 17 secondi dal suo ingresso. Il giorno dopo la partita Adriano Celentano, uno che tifa dichiaratamente Inter, elogia l’azzurro: «Del Piero è Rock – dice al Corriere dello Sport – Alex è un grande, chi ha lasciato la Juventus no». Il capitano bianconero si gonfia il petto. «Rock è decisamente un bell’aggettivo, roba di cui andare orgogliosi – dice allo stesso giornale – Se poi tale investitura arriva da un maestro come Celentano… Beh, la soddisfazione raddoppia! Grazie, Adriano». Per ripartire la Juventus ha scelto di affidarsi a una bandiera come Didier Deschamps. E gli schemi del francese sembrano adattarsi perfettamente alle caratteristiche di Pinturicchio. Del Piero gioca largo a sinistra, a sostegno dell’unica punta di ruolo (Bojinov o Trezeguet). E sembra anche aver ritrovato quello spunto che le tante panchine vissute con Capello sembravano aver affievolito. «A me non piaceva il modo in cui Capello gestiva il gruppo – dice Alex in un’intervista – il fatto che adesso nessuno di noi lo rimpianga la dice lunga su tutto. Se la situazione non fosse andata in un certo modo, sarei andato a concludere la carriera all’estero».

 

 

Il Napoli di De Laurentiis e la rinascita dopo il fallimento

Ma se la Juventus è sprofondata, il Napoli sta risalendo lentamente. Gli ultimi cinque anni sono stati molto complicati. Nel 2001 è arrivata la retrocessione in Serie B. Poi le cose sono addirittura peggiorate. Il 2004 è stato tramonto e alba insieme. Il club fallisce, scende in Serie C1, inizia l’era di De Laurentiis. Per la risalita serve tempo. Il primo tentativo di scalata alla B si infrange contro l’Avellino nella finale dei playoff. La stagione successiva è simile a un monologo. Il Napoli chiude al primo posto e torna tra i cadetti. L’entusiasmo in città è alle stelle. La rosa a disposizione di Reja ha qualità, ma anche profondità. Il mister può scegliere tra tre o quattro moduli alternativi. È un’abbondanza che lascia ben sperare. In città l’entusiasmo è alle stelle. Tanto che la prevendita in vista della partita contro la Juventus diventa una scena da romanzo. Due giorni prima della sfida i tifosi partenopei fanno tredici ore di fila pur di prendere i biglietti. Il giorno dopo si opta per la vendita a oltranza. Le saracinesche restano aperte fino a quando non avranno smaltito tutte le persone in coda. Il record di 63 mila spettatori registrato contro l’Avellino viene sbriciolato. È il paradosso di una città che è ancora vuota nel centro storico ma che brulica nei dintorni dello stadio. Alla vigilia della partita Deschamps tiene un profilo basso. «Siamo ai minimi termini», dice. «Del Piero non ha ancora i 90’ nelle gambe, entrerà dalla panchina», aggiunge. Reja invece fatica a tenere a bada l’ottimismo. «A me piacerebbe avere la meglio in campionato più che in Coppa Italia – spiega – ma questa sfida ci intriga parecchio. Si respira un’aria frizzantina».

 

 

Napoli-Juventus 8-7 ai rigori: la notte del San Paolo

Quella che va in scena in campo è molto più di una partita. È una sfida che sembra quasi fuori contesto. Due squadre che hanno scritto la storia della Serie A ora si affrontano in Serie B. Più che per il passaggio del turno ci si affronta per far perdere la faccia all’avversario, per ricordargli quanto sono duri i campi della periferia del calcio italiano. La Juventus ha tante defezioni. Così decide di presentarsi a Napoli con un inedito 4-5-1. La squadra si ritrova ingessata, fatica a coprire il campo. Tra i partenopei, invece, De Zerbi riesce a svariare per il campo, fino a diventare imprendibile. Il risultato è un inseguimento continuo. Chiellini porta in vantaggio la Juventus. Il Napoli prima pareggia con Bucchi, poi mette la testa avanti con Calaiò, infine si fa raggiungere a 10’ dalla fine dal gol di Del Piero. I tempi supplementari vanno veloci quanto un frullatore. Al 107’ Camoranesi si fa espellere per una manata a Montervino. Poi 7’ più tardi tocca a Grava. A un minuto dalla fine la Juve in maglia rossa passa ancora con Del Piero. Sembra tutto finito. Poi una clamorosa rovesciata di Paolo Cannavaro spedisce in fondo alla rete il pallone del 3-3. Un equilibrio totale che solo la giustizia parziale dei calci di rigore riesce a mandare in frantumi. Dal dischetto sbagliano Buffon (primo rigorista bianconero), Marchionni, Dalla Bona, Paolo Cannavaro e Balzaretti. Il Napoli passa agli ottavi di finale. La Juventus si ritrova a sfogliare la margherita dei rimpianti.

 

 

De Laurentiis entra nello spogliatoio del Napoli per far festa con i suoi calciatori. Quando esce elogia Reja. Poi spara a zero contro tutti gli altri. Il primo a ricevere le bordate del patron azzurro è il commissario della Figc Guido Rossi: «Invece di andare in vacanza avrebbe fatto meglio a venire a vedere lo spettacolo del San Paolo – dice – Io mi sono sorbito due anni di C per capire, il signor Rossi non si è neanche degnato di fare una capatina al San Paolo. Avrebbe notato uno spettacolo stupendo, un pubblico eccezionale». Poi se la prende con la tv di Stato: «Non capisco perché i dirigenti della Rai non abbiano acquistato i diritti di questa partita. Davvero in Italia non riusciamo ad essere lungimiranti quando si parla di calcio». La festa dei partenopei dura poco più di due mesi. A ottobre il Napoli affronta il Parma agli ottavi di finale di Coppa Italia. E stavolta la squadra di Reja viene travolta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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