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Tifosi del Como attenti a non ammalarvi

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Dopo la sbornia Champions League nuovo regolamento allo Stadio Sinigaglia: niente influenza od ossa rotte, proibiti i colori delle squadre avversarie, anche la camicia celeste è tabù

Attenzione attenzione, caro amico che tifi per il Como, abbia molta cura nell’evitare i colpi d’aria condizionata, i batteri vaganti, alla neve ghiacciata se vai a sciare e alla frequentazione di qualche collega febbricitante o con la tosse. Sì, perché se ti ammali, se ti rompi una caviglia o se devi affrontare un lungo viaggio di lavoro e sei abbonato alla tua squadra del cuore, rischi di restare a casa la stagione successiva. Ma è mai possibile? Certo che è possibile, basta leggere il nuovo e sorprendente regolamento ufficializzato dal club subito dopo aver conquistato un posto in Champions ed aver aumentato l’autostima arrivando a livelli di spocchia mai visti prima in Serie A. Si legge sul sito ufficiale del Como, infatti, che «i titolari di abbonamento che dovessero assentarsi più di tre partite casalinghe senza aver informato preventivamente il club e senza un motivo valido, potranno perdere l’abbonamento e il diritto di rinnovarlo».

Il regolamento Suwarso

Hai capito bene, caro amico che tifi per il Como? E’ possibile che tu debba rivolgerti ad un medico per il certificato che spieghi la tua assenza oppure ai tuoi genitori, anche se sei maggiorenne, che già ti facevano la giustificazione quando saltavi un giorno di scuola. L’obiettivo del presidente Suwarso? Impedire che in tribuna centrale entri qualche tifoso della squadra avversaria al posto tuo, aumentando i rischi di possibili scontri. Eppure non ci sembra che in alcuni casi i sostenitori del Como siano stati dei signori, visto che proprio il numero uno del Como aveva dovuto chiedere scusa ai dirigenti dell’Inter, nella primavera scorsa, per il modo in cui erano stati accolti allo stadio, capace di contenere solo 12.000 persone.

Ma le limitazioni non sono finite qui: se non sei un bimbo accompagnato da tuo padre, infatti, non puoi accedere all’impianto con una maglia o una bandiera della squadra avversaria, questo - si legge - «per garantire un “clima” di serenità prima, dopo e durante la partita». Siamo dunque arrivati al punto di processare il tifoso in anticipo, come se tutti fossero dei delinquenti e non degli appassionati dello sport più bello del mondo. E allora, caro amico del Como, ti consigliamo anche di non andare allo stadio in camicia celeste quando la tua squadra del cuore giocherà contro il Napoli o la Lazio, perché potresti far cadere nell’equivoco le guardie private della società che ti potrebbero allontanare dallo stadio. A meno che non dimostri di essere davvero un tifoso di Fabregas, Nico Paz e Butez. E non mettere mai un maglione rosso se giochi contro il Monza oppure la camicia bianca sotto un cappotto nero se affronti la Juventus. L’abbigliamento, in occasione delle partite casalinghe del Como, dovrà essere un argomento da affrontare in famiglia, un confronto a più voci per non sbagliare scelta. 

Se poi, invece, sei un tifoso della squadra avversaria, anche se hai il posto nel settore a te riservato, è meglio che resti a casa. Così eviterai il processo alle intenzioni e forse anche qualcosa di peggio se le premesse, in vista del prossimo campionato, sono queste. Il Como ha dimostrato di avere una gestione sportiva a livello dei migliori club europei, capace di arrivare in Champions in tre anni partendo dal basso, ma di certo ora possiamo dire che non può essere preso come esempio per la gestione dello stadio e, soprattutto, del rapporto con i suoi tifosi.