Un piede sinistro da favola, una carriera costantemente in Serie A, anche se in squadre non sempre di primo piano, un talento indiscutibile: Tomas Locatelli è nato nell'epoca sbagliata, o forse no.
Quando da noi gli italiani giocavano sempre, ma erano talmente tanti specie in alcuni ruoli come il fantasista che le squadre non potevano permettersene una quantità spropositata. Dall'altro però, l'epoca giusta: perché, appunto, uno spazio riuscivano sempre a ritagliarselo, regalando momenti di classe purissima, un piacere per gli occhi.
Poco spazio al Milan
Classe 1976, bergamasco doc e prodotto del settore giovanile dell'Atalanta: di fatto l'erede di quel geniaccio di Domenico Morfeo, Locatelli debutta in A ancora minorenne con la Dea, diventandone poi un pilastro nel successivo campionato di B. A quel punto il Milan, nientemeno, decide di prenderlo sotto la sua ala. Assieme a lui arriva in rossonero un altro centrocampista, diverso nel fisico e nei compiti in campo: Massimo Ambrosini. Sarebbero loro il futuro milanista, ma dei due chi rimarrà più a lungo sarà il pesarese, con Locatelli travolto dalla concorrenza, in uno schema come il 4-4-2 in cui è difficile collocarlo se non sull'esterno. Trova il tempo comunque di vincere uno scudetto e di debuttare segnando in Champions League, contro il Goteborg. Ma già nel gennaio 1997 fa le valigie in direzione Udine, dove troverà la sua dimensione. Medio-alta provincia, insomma, libero di esprimersi al meglio grazie a un sinistro che in realtà ha pochi eguali. Zaccheroni e Guidolin lo valorizzano in Friuli, arrivano anche le prime convocazioni in nazionale.
Mentore Guidolin
Non un grande fisico, quello di Locatelli, in un'epoca in cui già i fantasisti iniziano a soffrire. Tomas però è bravo a riciclarsi anche come interno, magari nel 3-5-2, perché la gamba non gli manca. I suoi migliori anni? Probabilmente a Bologna, nel pieno della maturità. Ritrova Guidolin, ad esempio, con cinque stagioni condite da 19 gol: è uno di quei giocatori affidabili di cui sai già che ogni tanto ti possono rompere le partite da soli. Un vero peccato che l'esperienza in rossoblù termini con una retrocessione in B, nel drammatico campionato 2004-05, al termine di uno spareggio con il Parma.
La Serie A comunque non si dimentica di Tomas Locatelli, visto che il Siena punta forte su di lui, facendone di fatto il leader tecnico, l'innesco delle punte: da Bogdani a Chiesa (papà), da Frick a Maccarone, ne beneficiano tutti e arrivano tre salvezze consecutive.
A oltre trent'anni decide di scendere in B, al Mantova, che però si è già avviluppato in una pericolosa crisi tecnica e finanziaria. Di fatto è l'ultimo anelito di una carriera di grande prestigio, quasi tutta in provincia.