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Alan Shearer, il re della Premier: carriera, gol e l'addio che ha fatto epoca

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Fisico, tempismo e ossessione per la rete: la storia del simbolo e leggenda senza tempo di Blackburn e Newcastle, recordman di marcature nel massimo campionato inglese

Il gol lo sentiva, prima ancora di realizzarlo: tanti i modi in cui lui e la palla si davano appuntamento nel cuore dell'area, quasi quante le reti realizzate nel corso di una carriera presa a sportellate grazie alla sua fisicità compatta di un metro e 83 per ottanta chili di muscoli e reattività e a una scelta di tempo nel gioco aereo che sembrava aumentarne la statura, quando la palla spioveva in un groviglio di maglie. Palla a terra, quando partiva in progressione sarebbe stato più facile abbatterlo dalla tribuna che sradicargli il pallone dalle caviglie. Gran rigorista, per giunta, a completare il campionario delle sue doti.

Shearer, storia d'amore con il gol 

Alan Shearer da Newcastle upon Tyne, classe 1970, i sedici metri finali come placenta di una seconda nascita, all'alba di una carriera iniziata nelle giovanili del Southampton e proseguita con l'esordio in prima squadra, per i primi cinque anni da professionista, dal 1987 al 1992, quando passa al Blackburn Rovers, dove vive la sua consacrazione trascorrendo quattro stagioni indimenticabili, con la vittoria del campionato nel 1995, da giocatore simbolo e da alfiere del club. Nell'estate del 1996 il passaggio al Newcastle, dove Shearer resterà dieci stagioni, fino al 2006, con un congedo drastico e al tempo stesso traumatico, in tutti i sensi: strappo al legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro dopo uno scontro con Julio Arca del Sunderland.

L'addio

È il 17 aprile del 2006, assieme alla stagione di Alan Shearer finisce anche la sua carriera. 734 presenze complessivamente nei club che hanno scandito la sua storia calcistica, bagnate da 379 reti. Aveva esordito con la Nazionale inglese il 19 febbraio del 2002, a Wembley contro la Francia; quando disputa l'ultima gara con la maglia delle selezione addosso è il 20 giugno del 2000, Campionato Europeo di Belgio - Olanda, avversario la Romania. Quel giorno, nel corso della sua sessantatreesima partita, Shearer mette a segno il suo trentesimo e ultimo gol con l'Iinghilterra. Esultava ogni volta alzando il braccio, semplicemente, senza orpelli di studiate esultanze in favore di telecamera; un modo di festeggiare che rimandava all'inizio del secolo e all'inizio del football, così come nella sua stempiatura e nelle sue precoci rughe d'espressione c'era un manifesto di quella "working class" che ha sempre amato la sua ostinazione e la sua caparbietà, modo d'essere ancora prima che di segnare.

Il giorno di quell'infortunio, esattamente vent'anni fa, nel dover salutare senza preavviso la carriera di un beniamino che s'era fatto amare o perlomeno ammirare a prescindere dalle maglie che aveva indossato, i componenti del popolo del calcio compresero tutt'a un tratto che se n'era andata anche una parte della loro storia.