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Il libero tornerà di moda?

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A metà tra interrogativo e provocazione, vediamo perché non è così impensabile immaginare un futuro nel quale venga ripristinato quel ruolo, abbandonato negli anni Ottanta

Nel calcio contemporaneo, il modo di giocare ha assunto una dimensione che, talvolta, lo fa sembrare uno sport di lotta libera, nel quale il confronto individuale diretto è cercato in ogni angolo del campo. Gli allenatori di oggi forse non considerano l’attacco la miglior difesa ma sicuramente cominciano a difendere già nelle zone d’attacco, atteggiamento che è una derivata diretta della costruzione dal basso sposata anni fa da Pep Guardiola e oggi messa in discussione dallo stesso tecnico catalano. Gli attaccanti che vanno in pressione altissima sui difensori avversari che cominciano la manovra a pochi metri dal loro portiere sono ormai un’abitudine, un uno contro uno al quale molti allenatori ricorrono in ogni metro quadrato di campo. Anche sulla linea difensiva, ovviamente, dove i duelli assumono una criticità che diventa esiziale nel momento in cui un attaccante ha la meglio e può involarsi in solitudine all’ultimo confronto, quello con il portiere avversario. Esempi concreti ce ne sono diversi: piuttosto rappresentativi quelli verificatisi nel recente ottavo di finale di Europa League tra Roma e Bologna, nel quale il primo e il quarto gol subito dai giallorossi hanno mostrato gli azzardi legati a questa impostazione difensiva. L’intento, qui, non è quello di criticarla bensì di evidenziarne i profili di rischio e lanciare uno spunto provocatorio che sarà curioso vedere se, nel prossimo futuro, qualche tecnico immaginerà di proporre.

Dall’impostazione dal basso al calcio lungo

Già, perché il calcio è uno sport che si evolve, oggi più velocemente che in passato perché immerso in una società nella quale il progresso ha accelerato i suoi ritmi, imponendoli in ogni ambito. Si prenda, come esempio, quella costruzione dal basso di cui si accennava in precedenza, che fino a due anni fa sembrava l’unico modo plausibile per impostare un’azione da una rimessa da fondo campo. Oggi, per superare l’opposizione del pressing alto, per riprendere il gioco si fa sempre maggiore ricorso al lancio lungo del portiere (o del primo difensore a lui vicino) come strumento efficace per avanzare sul terreno di gioco, correndo pochi rischi e andando a disputare il possesso del pallone a 50-60 metri di distanza dalla propria linea di porta. Una sorta di ritorno alle origini, quando i portieri facevano fare qualche rimbalzo al pallone nella propria area di rigore prima di scaraventarlo con un calcione verso il centrocampo.

La figura del libero

Tornando all’impostazione difensiva seguita oggi da molti allenatori – di cui Gasperini e il capostipite in Italia, visto che la applica da molti anni – è importante evidenziare che, in Serie A, molte squadre utilizzano tre difensori centrali i quali, come detto, prendono in consegna un avversario e ci vanno a duello, assumendosi il rischio di essere superati senza un compagno che possa andare in loro soccorso perché a sua volta impegnato a controllare un altro offendente. In passato, questo tipo di situazione trovava la sua copertura naturale nella figura del libero, una sorta di assicurazione con la quale il reparto arretrato si proteggeva dalle incursioni verso la propria porta. Il suo utilizzo, in Italia, cominciò sul finire degli anni Quaranta del secolo scorso, quando la Salernitana di Gipo Viani, per migliorare la fase difensiva, arretrò il numero nove sul centravanti avversario, liberando così l’uomo che in precedenza se ne occupava, consentendogli di restare staccato dalle marcature dirette, pronto a intervenire quando un compagno veniva superato e si apriva un pericolo davanti alla porta. Inizialmente si trattava di un ruolo prettamente difensivo, tanto che, nella lingua inglese, si utilizzava il termine “sweeper”, spazzino, per definirlo, perché i suoi interventi erano spesso ruvidi e mirati a calciare il pallone lontano dal fulcro dell’azione offensiva. Nel tempo quel ruolo, anche grazie ai grandi interpreti che ha avuto, si è nobilitato e, pur non perdendo i suoi connotati difensivi, si è trasformato. Da Armando Picchi nella Grande Inter di Herrera a Franz Beckenbauer, da Gaetano Scirea a Franco Baresi, il libero è diventato, negli uomini di maggior classe, il primo costruttore di gioco, abile a far ripartire l’azione con uscite dall’area palla al piede o con lunghi lanci verso l’attacco. Proprio Scirea, nella manovra che porta al secondo gol dell’Italia nella finale del 1982 contro la Germania Ovest, partecipa con sofisticate doti di palleggio all’elaborazione dei passaggi che portano il pallone sui piedi di Marco Tardelli, decisivo nello scoccare il tiro che annienta Schumacher. Calcio di un’altra epoca, tanto che oggi, per chi non è sulla soglia dei cinquanta, è difficile ricordarlo.

Domande e suggestioni

È un calcio che potrebbe tornare? Difficile dirlo. Più che previsioni, in tal senso si possono fare ipotesi, cullare suggestioni, lanciare provocazioni. Si, perché in uno sport che fino a due anni fa riteneva una bestemmia da retrogradi cominciare un’azione offensiva con un lancio lungo del portiere dalla propria area di rigore, l’idea di far tornare di moda il libero per coprire le spalle ai difensori che perdono la marcatura potrebbe rappresentare un ritorno al passato per costruire il futuro. Certo, bisognerebbe pensare a una squadra che non pratica la linea alta, che rinuncia all’applicazione del fuorigioco e a tenere i reparti in pochi metri di campo. Ma, in fondo, chi mai è stato in grado di prevedere le grandi rivoluzioni tattiche che hanno caratterizzato le epoche del gioco del calcio? Partendo proprio dall’invenzione del libero, passando per il calcio totale e la marcatura a zona, fino ad arrivare all’utilizzo del portiere come un giocatore di movimento, il ricorso al libero potrebbe essere una controrivoluzione che si nasconde dietro l’angolo, spinta proprio dal ritorno in auge delle marcature individuali. Per scoprirlo, non rimane che continuare a seguire quello che rimane lo sport più bello del mondo.