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Bruno Limido, meteora vincente della Juventus

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Campione d'Europa con i bianconeri nel 1985, arrivò dall'Avellino con belle prospettive ma finì presto dimenticato. Il 7 marzo 2026 compie 65 anni

Non sempre le operazioni con gli italiani tra gli anni Settanta e Ottanta hanno portato bene alla Juventus. Fare man bassa dei migliori (presunti) calciatori nostrani su piazza ha portato ottimi dividendi, da Scirea a Cabrini, ma in alcuni casi ha lasciato l'amaro in bocca ai bianconeri. O delle meteore, destinate a grandi cose, rivelatesi invece enormi delusioni. Una delle più "di culto" senza dubbio è stato Bruno Limido.

Pedina di scambio

Centrocampista di sostanza, gambe e polmoni sempre ottimi in quel calcio degli anni Ottanta dove era nettissima la distinzione tra creativi e "distruttori". Nel 1984 Limido ha 23 anni ed è uno dei più promettenti centrocampisti, cresciuto nel Varese e poi esploso all'Avellino, club da cui la Juventus preleva, quasi in blocco, i migliori talenti, una sorta di "Atalanta del sud". L'anno prima è andata bene con Vignola e Tacconi, stavolta tocca al difensore Favero e al cursore Limido. In rosa quest'ultimo va a occupare numericamente il posto di Beppe Furino, storico capitano bianconero ormai felicemente arrivato alla "pensione calcistica", e in parte a tamponare un altro esperimento fallito, di giovane trapiantato dalla provincia: Roberto Tavola. Sinistre somiglianze, visto che Tavola è finito proprio all'Avellino, nel frattempo. Limido arriva con un curriculum simile, pronto a spiccare il volo, gagliardo come John Wayne, di cui ammette di essere un grande fan. Piede sinistro educato, polivalenza, gambe e tecnica: tutto sembra pronto per sfondare e invece finirà maluccio. Anche perché fin dall'inizio Limido capisce che sta per diventare pedina di scambio per arrivare a Giordano della Lazio, forse Manfredonia. Non se ne farà niente, Bruno rimarrà in disparte.

Limido nel dramma dell'Heysel

Con Trapattoni si parla in dialetto lombardo, è una piccola nota di colore in un'annata che per la Juventus è trionfale, ma ricca di ombre e tragedie: è infatti quella la stagione della Coppa dei Campioni vinta contro il Liverpool all'Heysel, un nome che non ha bisogno di molte spiegazioni. Peraltro Limido fa parte della delegazione di giocatori che va ad accogliere le salme dei tifosi morti allo stadio di Bruxelles in quella carneficina, sballottato dopo un anno praticamente buttato via. Appena 4 le presenze per lui in campionato e 3 in Coppa Campioni, spezzoni di gara da riserva della riserva: 51 minuti complessivi in Serie A, una miseria. Troppo offensivo forse per togliere il posto a qualcuno davanti, o ai centrocampisti di Trapattoni, da Tardelli a Bonini. In carniere per Limido anche la Supercoppa Europea, anche qua senza giocare. Finisce ceduto all'Atalanta, dove inizierà una seconda fase della carriera senza particolari picchi: Bologna, Lecce, Cesena, Solbiatese e Varese, casella d'arrivo identica a quella di partenza. Con una chicca di cui vantarsi, un gol direttamente da calcio d'angolo sia di destro che di sinistro: il primo gol in un Udinese-Avellino, nel 1984-85, l’altro in Fiorentina-Cesena, nel 1988-89. Quando almeno giocava.