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Quel pomeriggio dei cinque gol di Roberto Pruzzo

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16 febbraio 1986, il bomber ligure entra nella storia giallorossa e della Serie A segnando 5 reti all'Avellino di fronte a uno Stadio Olimpico traboccante amore

Chi era all’Olimpico quel giorno ebbe subito la sensazione che quella partita non se la sarebbe più dimenticata, che quel biglietto lo avrebbe conservato per sempre. Accade così, ogni volta che la cronaca si fonde con la storia. Quel match divenne speciale anche per un altro motivo, che i tifosi romanisti avrebbero compreso soltanto con il passare del tempo: nonostante l’epilogo amarissimo della stagione 1985-86 per i colori giallorossi, quella partita sarebbe in ogni caso rimasta a pieno diritto nello scrigno dei ricordi più belli, lucidata dall’orgoglio e dall’incredulità, con il baffo folto di Roberto Pruzzo moltiplicato per ogni dito di una mano.

Cinquina da leggenda

Il 16 febbraio del 1986 Roma e Avellino scendono in campo sotto un sole nitido, la cui luce viene striata da una tramontana gelida. «Farà molto freddo», profetizza il Presidente Viola durante l’intervallo, pizzicato da Gian Piero Galeazzi che gli strappa quella battuta sibillina. I primi 45’ terminati 1-1, rigore di Pruzzo e momentaneo pareggio di Ramon Diaz; la squadra irpina che si conferma coriacea e tatticamente avveduta, il pubblico della Roma che tiene un orecchio incollato alla radiolina per non perdersi nessun aggiornamento circa il risultato della Juventus, impegnata nel derby contro il Torino. Quando le squadre tornano in campo per la ripresa, la Roma comincia a esercitare una pressione costante, che dopo tredici giri di lancetta la fa tornare in vantaggio, grazie allo stacco di testa di Pruzzo, a quel punto già autore di una doppietta. È soltanto l’inizio: al 69’ il bomber romanista deposita il 3-1 alle spalle di Zaninelli sfruttando un’incertezza di Ferroni. È già il protagonista di giornata e al tempo stesso il meglio deve ancora venire. Minuto 86: la Roma sviluppa un’azione dal lato destro, Zaninelli non trattiene una conclusione di Gerolin e Pruzzo si avventa sulla sfera per spingerla in rete. La quadripletta tramuta un pomeriggio già perfetto in qualcosa di straordinario, ma non è ancora finita: proprio allo scadere per un fallo di mano di Zandonà la Roma si vede assegnare un altro calcio di rigore: il quinto gol porta il medesimo baffo fulvo degli altri quattro. «Ho detto che avrebbe fatto freddo, ma per l’avversario» precisa Dino Viola con Galeazzi lasciando lo stadio. ©riproduzione riservata