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Andrea Kimi Antonelli e la prima pole position in Formula 1

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© Getty Images
Il pilota bolognese a 19 anni, 6 mesi e 18 giorni conquista in Cina la sua prima pole in carriera, diventando il più giovane poleman nella storia della F1. Secondo Russell (vincitore della Sprint). Ferrari terza e quarta con Hamilton e Leclerc

Una giornata emozionante per il motorsport italiano. Andrea Kimi Antonelli su Mercedes conquista sul circuito di Shanghai la sua prima pole position in carriera in Formula 1, precedendo il compagno di squadra George Russell (secondo), le Ferrari di Lewis Hamilton e di Charles Leclerc (rispettivamente terzo e quarto) e le McLaren di Oscar Piastri e di Lando Norris (che partiranno dalla griglia in quinta e sesta posizione) al termine delle qualifiche del Gp di Cina, seconda prova del Mondiale 2026 della massima serie motoristica. 
Un risultato assolutamente meritato che ribadisce una volta di più la progressiva crescita di Antonelli, il quale con la pole odierna non solo mette fine a un digiuno di pole in F1 ad opera di pilota italiani lungo più di sedici anni e mezzo (l’ultima risaliva al 29 agosto 2009 quando Giancarlo Fisichella al volante della Force India conquistò la pole position del Gp del Belgio davanti alla Ferrari di Kimi Raikkonen, il quale il giorno dopo si sarebbe aggiudicato la gara), ma sopratutto diventa in virtù dei suoi 19 anni, 6 mesi e 18 giorni il poleman più giovane della storia della Formula 1 (battendo così il precedente record di Sebastian Vettel, che conquistò la sua prima pole a Monza  al volante della Toro Rosso il 13 Settembre 2008 all’età di 21 anni, 2 mesi e 11 giorni). 

In una qualifica che lo ha visto combattere sia in Q1 che in Q2 nell’ordine dei centesimi con Russell, Antonelli ha avuto il grande merito non solo di approfittare del momento di difficoltà accusato dal compagno di squadra in Q3 (problema alla power unit, con il motore che si è acceso e spento per ben tre volte, come raccontato al termine delle qualifiche sia dal Team Principal Toto Wolff, che dallo stesso Russell), ma anche e sopratutto di fare la differenza in pista, realizzando durante il primo run già una buona performance in 1’32”322, migliorandolo poi nel run decisivo in  1’32”064, con tanto di parziale record nell’ultimo settore, guadagnando su se stesso in quel tratto ben 258 millesimi. 
Comprensibile l’emozione di Antonelli, il quale ai microfoni di Mara Sangiorgio (Sky), ha dichiarato di aver già lo sguardo rivolto verso la gara, ponendosi come obiettivo quello di riportare l’Italia sul gradino più alto del podio. 

Gradino più alto al quale ambisce anche il compagno di squadra George Russell, il quale fino al Q2 era quasi certo di poter conquistare la pole position, alla luce della sua capacità di saper ottimizzare al meglio l’elevato potenziale della sua W17 (in grado di fare notevole differenza non solo nel lungo rettilineo compreso tra curva 13 e curva 14 ma anche nelle fasi di super clipping, necessarie per ricaricare al meglio la batteria), salvo poi imbattersi in una serie di contrattempi che alla fine lo hanno privato della pole, andata come già detto al compagno di squadra Antonelli. 
Se nel finale di Q2 Russell riferisce alla squadra della possibile rottura dell’ala anteriore (prontamente sostituita una volta fatte le dovute verifiche), è all’inizio del Q3 che i suoi problemi cominciano a farsi decisamente più gravi. Non tanto per quanto riguarda l’ala, ma sul fronte power unit, con la sua monoposto che si spegne improvvisamente in curva 4. Il pilota inglese prova a riaccendere la sua Mercedes ma invano, riuscendo a ripartire solamente al terzo tentativo (in un frangente che aveva visto la Direzione Gara esporre in quel tratto una doppia bandiera gialla) e per di più in prima marcia, essendosi di fatto bloccate le altre. Fortunatamente Russell riuscirà (seppur piuttosto lentamente) a tornare ai box, con i meccanici Mercedes abili a far ripartire in extremis il pilota inglese per l’ultimo tentativo lanciato (una volta sostituito persino il volante), che lo vedrà ottenere (con gomme fredde e senza poter preparare correttamente il giro) un preziosissimo secondo posto, che ribadisce una volta di più la superiorità tecnica della Mercedes sul giro secco.

Alle spalle della Mercedes troviamo la Ferrari (terza con il sopra raffigurato Hamilton e quarta con Leclerc), con la scuderia di Maranello apparsa in crescita (anche rispetto alla Sprint Qualifying di venerdì) sul giro secco, al punto da ridurre a 351 millesimi il distacco nei confronti della Mercedes del poleman Antonelli. Alla base della ripresa Ferrari sul giro secco non solo un assetto ottimizzato (alla luce delle indicazioni provenienti dalla Sprint Qualifying e dalla gara Sprint) o una temperatura dell’asfalto leggermente più alta, ma anche una migliore comprensione della macchina, che ha portato la SF-26 ad essere molto più precisa al momento di affrontare la percorrenza delle curve 1-2-3-4, ad essere particolarmente performante nel secondo settore (che ha visto in diverse occasioni sia Leclerc che Hamilton ottenere il parziale record), ma sopratutto ad ottimizzare il terzo settore, in cui la Rossa soffre maggiormente rispetto alla Mercedes non solo il lungo rettilineo tra curva 13 e 14 ma anche nelle fasi di ricarica della batteria per via della turbina più piccola. 
Nel complesso la SF-26 vista a Shanghai ha dimostrato di essere una monoposto nata molto bene sotto il profilo telaistico e dotata di un’eccellente percorrenza in curva. 
Su una pista che lo ha visto sempre emergere, Lewis Hamilton (che ribadisce una volta di più l’ottimo feeling con la SF-26, monoposto che finalmente sente sua) riesce a fare la differenza superando di ben 13 millesimi il compagno di squadra Charles Leclerc, e non è un caso che l’eptacampione del mondo inglese della Ferrari sia apparso molto rilassato al termine delle qualifiche ai microfoni di Mara Sangiorgio (Sky), dichiarando (dopo aver fatto i complimenti ad Antonelli per la pole, affermando che la Mercedes è l’ambiente migliore per la sua crescita) che l’obiettivo in gara sarà quello di ridurre ulteriormente il gap dalla Mercedes, sottolineando come la squadra sia cresciuta, la macchina sia migliorata così come l’erogazione della potenza, ma che la strada è ancora lunga, non mancando di sottolineare il grandissimo lavoro da parte degli ingegneri ed auspicando un ulteriore passo avanti.

Più deluso al termine delle qualifiche è apparso sempre ai microfoni di Mara Sangiorgio (Sky) il sopra raffigurato Charles Leclerc, con il pilota monegasco che (nell’ammettere di essere davvero pessimo in qualifica su questa pista (ribadendo così il suo scarso feeling con il circuito di Shanghai) e al contempo fare i complimenti al compagno di squadra Hamilton per il terzo posto) guarda con più fiducia al Gp, avendo scelto un assetto che sulla carta dovrebbe funzionare meglio in gara, e con l’obiettivo di vincere. 

Alle spalle della Ferrari troviamo in terza fila la McLaren, quinta con Oscar Piastri davanti al sopra raffigurato compagno di squadra Lando Norris (sesto). Pur avendo denotato qualche passo avanti rispetto alla gara inaugurale in Australia, il team di Woking continua a palesare ancora non poche criticità in curva, così come sotto il profilo della trazione, mentre è sembrata migliorare la comprensione della power unit Mercedes, con la MCL40 apparsa piuttosto performante in rettilineo. Una radiografia, questa, confermata anche dal campione del mondo Lando Norris, il quale nelle interviste rilasciate ad alcuni media ha ribadito come al momento il suo team al momento possieda un motore (Mercedes) migliore di quello Ferrari, ma che nelle curve la scuderia di Maranello riesce ad essere anche più veloce della Mercedes, al punto che per loro è difficile tenere il passo della Ferrari, sebbene poi in rettilineo sia più semplice provare a recuperare qualcosa. 

Chi è apparsa in evidente difficoltà è stata la Red Bull, con il sopra raffigurato Max Verstappen ottavo e Isack Hadjar nono. Se la power unit realizzata dal team austriaco (in collaborazione con Ford per quanto concerne la batteria) sembra essere forse un pochino nervosa (a detta del campione olandese), i problemi più grossi sembrano però venire a sorpresa proprio dalla RB22, definita dallo stesso Verstappen inguidabile, al punto da non riuscire addirittura ad avere il controllo della macchina. Un inizio di campionato indubbiamente non facile per il team austriaco, chiamato a una gara assai complicata, visto anche il graining evidenziato durante la Sprint. 
Tra le poche note positive la Red Bull può comunque registrare la buona performance di Isack Hadjar (nono), che si ferma a soli 129 millesimi da Max Verstappen, a conferma di come il pilota franco-algerino (a differenza delle altre seconde guide che si sono alternate negli ultimi anni al fianco del campione olandese) forse sia già riuscito non solo a trovare un buon feeling con la macchina, ma forse anche una propria dimensione all’interno della squadra. 

Tra i protagonisti delle qualifiche meritano un cenno senza ombra di dubbio il sopra raffigurato Pierre Gasly (settimo) e Oliver Bearman (decimo): se il pilota francese riesce ad esaltare le caratteristiche tecniche della sua A526 consentendole di poter lottare alle spalle dei primi all’interno della top ten, il giovane pilota inglese ribadisce una volta di più la crescita tecnica fatta già vedere nella seconda parte della passata stagione, riuscendo a fare meglio del compagno di squadra Esteban Ocon (eliminato in Q2 con il tredicesimo tempo). Con la prestazione odierna in qualifica, non solo Bearman riesce a portare la Haas in Q3, ma sopratutto dimostra una volta di più tutto il suo talento in ottica futura, con la Ferrari spettatrice interessata sotto questo aspetto.