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Monoposto F1 2026: Alpine A526, Audi R26

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© Getty Images
Seconda puntata del nostro viaggio attraverso le monoposto del Mondiale 2026 di Formula 1 dedicata ad Alpine e Audi

Due storie differenti. Da una parte una squadra fortemente intenzionata a rilanciarsi approfittando della nuova motorizzazione Mercedes e delle opportunità concesse dal nuovo Regolamento tecnico dopo le delusioni patite nell’ultimo biennio, dall’altra una squadra che riparte da zero (o quasi) trasformandosi nella squadra corse di una casa automobilistica capace di scrivere la storia del motorsport, e che ora è pronta ad approdare anche in Formula 1. Prosegue il nostro viaggio attraverso le monoposto 2026 della massima serie motoristica, e in particolare questa seconda puntata è dedicata ad Alpine ed Audi, che nel corso dei test precampionato svoltisi in Bahrain hanno dimostrato di potersi collocare subito alle squadre dei quattro top team, rappresentati da Mercedes, Ferrari, McLaren e Red Bull. 

Alpine A526

Motore: Mercedes-AMG F1 M17 E PERFORMANCE V6 turbo 1600 cm³
Piloti: Pierre Gasly (10), Franco Colapinto (43). 

Mettersi alle spalle l’ultimo biennio tecnicamente assai deludente. Con questo mantra l’Alpine si schiera al via del Mondiale 2026 di Formula 1, con l’obiettivo di poter tornare a lottare quanto meno nella zona subito alle spalle dei principali top team, potendo sfruttare (come dicevamo in precedenza) non solo le opportunità tecniche concesse dal nuovo regolamento, ma anche la motorizzazione Mercedes, con il team tedesco che fornirà fino al 2030 non solo la power unit ma anche il cambio alla squadra guidata da Flavio Briatore.  

Andando ad analizzare l’Alpine A526, non si può non rimanere colpiti dalle soluzioni estremamente controcorrente messe a punto da David Sanchez e che caratterizzano la monoposto francese come una macchina profondamente differente dalle altre. 

Che l’A526 sia una macchina controcorrente lo si vede subito dall’ala anteriore, che si presenta a cucchiaio nella sua porzione centrale, ma che al contempo è piuttosto ondulata ai lati, al punto da attaccarsi piuttosto in alto alle paratie, che a loro volta si presentano assai svirgolate rispetto alle altre macchine che parteciperanno al mondiale.
Il muso si ancora al mainplane, motivo per il quale in caso di utilizzo dell’aerodinamica attiva (e in particolar modo della Straight Mode in rettilineo) Alpine potrà contare sull’apertura di entrambi i flap dell’ala anteriore.  
La sospensione anteriore (contrariamente alla maggior parte delle monoposto 2026) presenta lo schema pull-rod. Passando alla zona centrale della macchina, l’airscope si presenta ovale (con la zona centrale quasi triangolare, e con ai lati le tradizionali orecchiette), mentre le bocche dei radiatori si presentano alte e squadrate

Le pance si presentano picchiate e nella zona centrale (sotto alla zona del bazooka) si intuisce dalle immagini anche una scavatura (in cui troviamo anche le feritoie necessarie per il raffreddamento del motore), il cui obiettivo dovrebbe essere quello di far confluire il flusso d’aria verso la zona del cambio, così come verso il fondo, e di conseguenza il diffusore. 
Presente sul cofano motore una pinna stabilizzatrice di piccole dimensioni. 

La sospensione posteriore presenta lo schema push-rod, e dalle immagini disponibili sembrerebbe essere multi-link. L’ala posteriore è sorretta dal doppio pilone a collo di cigno, con l’attuatore posizionato a metà distanza dai piloni
Attenzione, però, all’apertura dei flap in caso di utilizzo dell’aerodinamica attiva in rettilineo: la disposizione standard dell’attuatore a metà distanza dai piloni farebbe presupporre (come sulla quasi totalità delle macchine 2026) la volontà di replicare un’apertura similare a quella del DRS. Nel caso dell’Alpine, però, non è così: l’attuatore, infatti, non alza il bordo d’entrata dei flap mobili, ma semplicemente abbassa il bordo d’uscita, dando quasi la sensazione che l’ala si stia sdraiando. Una soluzione, questa, piuttosto particolare, imitata da Audi nel corso dell’ultima sessione dei test precampionato. 

Audi R26

Motore: Audi AFR 26 Hybrid 1.6 V6 turbo ibrido
Piloti: Nico Hulkenberg (27), Gabriel Bortoleto (5).

Puntare al titolo mondiale possibilmente entro il 2030. È questo l’obiettivo dell’Audi, che approda ufficialmente in Formula 1 rilevando la Sauber, di cui ha mantenuto però la factory di Hinwil, (all’interno della quale è stato realizzato il telaio della R26) oltre ad aprire una succursale tecnica in Gran Bretagna (e più precisamente a Bicester) per attrarre i più talentuosi ingegneri britannici e ad ampliare il proprio quartier generale di Neuburg an der Donau, all’interno del quale è stata progettata la nuovissima power unit AFR 26 Hybrid, che supporterà la monoposto della casa dei Quattro Cerchi. 

Andando ad osservare la R26, la monoposto disegnata dal Dt James Key (e supervisionata dal Responsabile progetto F1 Mattia Binotto) presenta diversi elementi tecnici piuttosto interessanti, osservati con grande interesse anche dalle altre squadre. 
L’ala anteriore si presenta con un cucchiaio vagamente accennato nella sua porzione centrale, mentre ai lati si può apprezzare un ondulamento verso l’esterno. Le paratie dell’ala presentano un flap aggiuntivo piuttosto appariscente, la cui funzione aerodinamica dovrebbe essere quella di limitare le turbolenze generate dalle ruote anteriori. Il muso si presenta piuttosto grande, ma a differenza di quello Aston Martin si ancora al mainplane.

© Formula 1

Importante da rilevare come in occasione dello Shakedown e dei Shakedown Test di Barcellona (come posiamo vedere nella foto sopra pubblicata) il muso fosse mediamente alto, mentre nella versione introdotta in occasione dei test del Bahrain (come possiano vedere nella foto sotto riportata) si presenta decisamente più basso.

Con la riduzione di altezza del muso presenti lateralmente sull’ala presumibilmente due attuatori, necessari per aprire i flap in caso di utilizzo della Straight Mode sul fronte dell’aerodinamica attiva.

La sospensione anteriore segue chiaramente lo schema push-rod, con il triangolo superiore che sembra però evidenziare una inclinazione piuttosto pronunciata verso il basso. 
Passando alla zona centrale della macchina, se l’airbox si presenta di forma quasi circolare (con la parte centrale triangolare e le due orecchiette ai lati di dimensione quasi esigua rispetto ad altre monoposto), quello che stupisce non poco è la posizione delle bocche dei radiatori: se in occasione sia dello shakedown che dei Shakedown Test di Barcellona si presentavano ampie e schiacciate, in Bahrain in occasione delle due sessioni di test precampionato è stata presentata una nuova versione che le vede addirittura verticali e strette.

Questo cambio di filosofia delle bocche dei radiatori è collegato però a un altro importante cambio di filosofia per quanto riguarda le pance: se fino ai Shakedown Test di Barcellona apparivano ampie e addirittura neanche picchiate con il flusso indirizzato verso le gomme posteriori senza neanche venir minimamente instradato verso il cambio o tantomeno il diffusore, nella versione introdotta nei test precampionato in Bahrain le pance risultano profondamente rastremate, con il flusso d’aria che adesso viene reindirizzato verso la zona del cambio sia attraverso la struttura su cui poggiano gli specchietti retrovisori, sia attraverso la presenza di un piccolo cono di anti-intrusione laterale visibile nella zona delle pance. Presente sul cofano motore una pinna stabilizzatrice di dimensioni medie

La sospensione posteriore presenta lo schema push-rod, mentre l’ala posteriore è sorretta dal doppio pilone a collo di cigno, con l’attuatore posizionato a metà distanza dai piloni. Attenzione, però, all’apertura dei flap: se in un primo momento Audi aveva optato per una versione che prevedeva un’apertura obliqua, in occasione della seconda sessione di test precampionato in Bahrain è stata introdotta una nuova specifica dell’ala che vede i flap di fatto collassare (o se vogliamo sdraiarsi),  adottando così una soluzione molto simile a quella utilizzata dall’Alpine, che prevede l’abbassamento del bordo d’uscita dei flap ad opera dell’attuatore.