Eccitazione storica ai massimi livelli nella città di Napoli per il Centenario del club (1926-2026). Data di fondazione fissata al primo di agosto dall’imbattibile credenza popolare con memorabile mobilitazione di trecento figuranti e migliaia e migliaia di tifosi in corteo per le vie della città, ripercorrendo le tappe della storia azzurra, con adunata finale in Piazza del Plebiscito, palco scenografico con la sfilata delle più famose leggende del calcio napoletano, fuochi d’artificio e l’intera città illuminata di azzurro come ha voluto e organizzato quel genio cinematografico di Aurelio De Laurentiis, un Centenario kolossal come l’avrebbe girato Cecil Bount DeMille ai tempi della 20th Century Fox e della Metro Goldwin Mayer.
Nel tripudio generale, è morto il Ciuccio, ucciso da De Laurentiis. Il nobile ma disgraziato animale, inventato da un giornale umoristico napoletano a emblema del primissimo Napoli bastonato da tutti gli avversari, ha vissuto il suo periodo migliore negli anni Sessanta quando, prima delle partite al San Paolo, due pittoreschi tifosi di quel tempo, Carmine d’Alpino ‘o chiattone e Gennaro Notarangelo ‘o ricciulillo ‘e Forcella, conducevano un asino lungo la pista dello stadio.
De Laurentiis ha eliminato il Ciuccio riportando in vita il Corsiere del Sole, emblema del grande Napoli di Ascarelli, Garbutt e Sallustro, esaltante cavallo rampante che, nel Medioevo, era una statua in bronzo davanti al Duomo. Il Corsiere fece una brutta fine quando il bronzo della statua venne fuso per farne le campane della cattedrale napoletana. Oggi il Corsiere del Sole è uno splendido cavallo bianco che figura negli spot televisivi del Napoli.
Dalla storia alla cronaca. Peggio che in politica, il campo largo del Napoli (47 tesserati in “rosa”) affligge e allarma. C’è il ritorno in massa dei giocatori dati in prestito, ingaggiati nella disastrosa campagna-acquisti del decimo posto, capofila il difensore spagnolo Rafa Marin, 24 anni, 1,91. Si materializzano giocatori che erano solo un nome negli almanacchi come Edward Obaretin, 23 anni, origini nigeriane, appariscente difensore centrale (1,93), mancino, e Francisco Baridò, 18 anni, argentino, mezz’ala di piede sinistro. Si aggrega il napoletanino Vincenzo Prisco, 17 anni, regista tascabile (1,65) con buona visione di gioco.
Tredici giorni di leggerezza a Dimaro, pallone per tutti per scaricare teste e gambe dallo stress delle due ultime stagioni tirate al massimo e in emergenza (40 infortuni), allenamenti duri però conquistando uno scudetto e la Supercoppa italiana. Allegri, arrivando col sorriso, abbassa la tensione. I giocatori ringraziano. Il clima, nello spogliatoio e in campo, si distende. Ora parliamo, dicono i giocatori. Democrazia azzurra.
Ma a Castel di Sangro, col campionato alle porte (Genoa, Como, Inter, Bologna, Fiorentina, battaglie mica da ridere prima della sosta), Allegri darà un’accelerata per avere in campo almeno una squadra in rassicuranti condizioni fisiche.
Il disegno tattico è delineato: 4-3-3. Una sola certezza, la linea di centrocampo: Anguissa, Lobotka, McTominay. Tutto il resto è da mettere a punto.
Problemi in difesa. Buongiorno, operato al ginocchio destro, resterà fuori sino a novembre. Beukema è acciaccato. Provati, da difensori centrali, Obaretin più disinvolto di Marianucci, possibile portare al centro Olivera accanto a Rrahmani.
Troppi gol presi l’anno scorso. Maggiore attenzione sui calci piazzati, massima lacuna difensiva. È questo il lavoro maggiore di Allegri con Lobotka, ottimo interditore, chiamato a proteggere maggiormente la trincea azzurra. In porta Alex Meret, finalmente più rasserenato. Calciomercato fermo. Sfumato Gila, si vocifera del centrale portoghese del Lecce Tiago Gabriel (21 anni, 1,96).
In attacco, ampia scelta: Neres (se sta bene), Hojlund, Alisson Santos, Giovane in evidenza nel precampionato, Lang se si connette con lo spogliatoio e non resta un mistero, il pennellone Lucca fermo per infortunio sul punto di rivelarsi, Politano, Cyril Ngonge di mesto ritorno dall’Espanyol. Ricordarsi, però, che il Napoli, nel campionato passato, ha segnato 31 gol meno dell’Inter. All’attacco va aggiustato qualcosa, sopratutto come servire al meglio gli attaccanti.
Tutti presenti a Castel di Sangro col rientro dei nazionali. Ed ecco il problema dei problemi: Lukaku, protagonista del quarto scudetto, che a detta del suo agente pretenderebbe una maglia da titolare, e Kevin De Bruyne che ha parlato male di Antonio Conte e vuole parlare con Allegri sul proprio ruolo e sul nuovo gioco della squadra.
Nelle prime scarne dichiarazioni alle telecamere, Allegri ha definito De Bruyne “un bravo giocatore”. Non proprio un inno alla gioia. Nel 4-3-3 si fa fatica a individuare la “casella” destinata all’imperioso belga. Il Manchester City col 4-3-3 era una squadra di finissimi palleggiatori con un possesso- palla esagerato per avere il dominio del gioco e De Bruyne danzava con gli altri. Il Napoli non è una squadra di palleggiatori. L’inserimento di Kevin è complicato. Non ha neanche il dinamismo di Modric che Allegri ha avuto nel Milan e che ha cinque anni più di De Bruyne (40).
Problema De Bruyne. Non è del tutto vero che il belga fosse al centro del progetto-Napoli di Allegri. L’eventuale inserimento di Kevin farebbe saltare il 4-3-3 aprendo a una diversa scacchiera tattica. In ogni caso, se si volesse parlare di mezz’ala sinistra, si impone l’impiego di Antonio Vergara, 23 anni, napoletano, talento tecnico e ottimo combattente.
In una situazione da fantacalcio, Lukaku e De Bruyne potrebbero essere titolari in Champions. Ma il costo elevato di Lukaku smonta ogni fantasia.
In conclusione, il Napoli sarà pronto per il campionato? Allegri è una garanzia, col sostegno di Landucci, ma c’è un’attesa preoccupata. Andrà in campo il Napoli dello scorso anno, del secondo posto che, secondo De Laurentiis, è forte e avrebbe vinto lo scudetto senza la caterva degli infortuni. Il campo dirà la verità e la dirà soprattutto ad Allegri al quale si chiede il solito, ineludibile traguardo: piazzarsi nei primi quattro posti per non mollare gloria e danari della Champions.