* E poi ci sarebbe anche l’Oceania. L’estrema periferia del calcio mondiale, che è anche una collezione di realtà micro. E a capo di una confederazione (la OFC, Oceania Football Confederation) fatta quasi esclusivamente di arcipelaghi e piccole isole siede lui: Lambert Maltock, da Vanuatu. Che quando si guarda intorno deve provare la netta impressione di essere l’Imperatore di Lilliput Valley. Per capire, basta guardare i ranghi delle federazioni iscritte alla OFC. Specie dopo la defezione dell’Australia, che nel 2006 ha preferito associarsi alla confederazione asiatica (AFC), il calcio dell’Oceania è rimasto un mondo piccolo in uno spazio enorme: soltanto tredici federazioni associate, due delle quali prive della piena membership (Kiribati e Tivalu). Nella lista trovate le Isole Salomone, Tahiti, Tonga, Fiji. In questo contesto la Nuova Zelanda fa la figura del gigante calcistico. Tutto ciò, si badi bene, detto senza alcuna ironia: il mappamondo del calcio ha le sue zone iperaffollate cui fanno da contraltare vaste porzioni di globo dalla densità molto comoda. Sia come sia, in quel quadrante geopolitico del pallone mister Maltock è il leader supremo. E gestisce un pacchetto di voti che, indipendentemente dal numero di tesserati raggranellato dalle singole federazioni, può risultare decisivo in ambito Fifa.
Una vita da sportivo
Classe 1956, una carriera da funzionario pubblico nelle amministrazioni centrali e locali, Maltock dimostra da ragazzo una vocazione per gli sport. Non soltanto per il calcio, se è vero che nel suo curriculum figura anche una cintura nera di karate. Ma è proprio nel mondo del pallone che egli esibisce da subito un talento spiccato. A Vanuatu (arcipelago composto da un’ottantina di isole nel Pacifico meridionale, meno di 330mila abitanti) fare calcio è impresa alquanto complessa, ma lui non si lascia scoraggiare. All’inizio degli anni Ottanta, periodo in cui Vanuatu ottiene l’indipendenza dal dominio congiunto franco-britannico, Maltock gioca per la Jeunesse Sportive Maka FC. Sono i tempi pionieristici per il calcio dell’arcipelago e averli vissuti è per il futuro presidente dell’OFC un fattore di costruzione del profilo dirigenziale. Quelle esperienze gli servono anche per misurarsi con le difficoltà di dare organizzazione nazionale a un movimento che, per evidenti ragioni geografiche, stenta a andare oltre la dimensione provinciale delle competizioni. La decisione di scalare i vertici della federcalcio nazionale matura con l’inizio degli anni 2000. E nel 2007viene eletto alla presidenza dell’organizzazione, succedendo a Jacques Tronquet. Il passaggio di consegne fra i due avviene all’insegna del fair play, al punto che Tronquet viene nominato presidente onorario della federcalcio nazionale e da lì viene cooptato nella Commissione Fifa per lo sviluppo del calcio giovanile maschile. È anche così che vengono costruite le strutture di potere. Dunque, per Maltock la presidenza della federazione nazionale di Vanuatu giunge proprio un anno dopo l’abbandono dell’OFC da parte dell’Australia. Il carattere già periferico della confederazione finisce per essere accentuato e richiedere un ripensamento di ruolo politico. È la confederazione dei pesi minimi, guardata con qualche degnazione dal resto del mondo calcistico. Inoltre, dopo il distacco dell’Australia, si fa sempre più distante la possibilità che una nazionale targata OFC stacchi il biglietto per una fase finale dei Mondiali. È in questo contesto che, nel 2018, Lambert Maltock assume la carica di presidente del calcio dell’Oceania.
Sotto l'ala dell'amico Gianni
La sua ascesa verso le piazze che contano nel calcio mondiale si compie dunque sotto la presidenza di Gianni Infantino, eletto presidente Fifa soltanto due anni prima. Ma a renderla possibile sono anche gli sforzi di elevare il livello delle manifestazioni calcistiche nel suo paese, che da Zurigo viene visto come una sorta di laboratorio da mostrare come esempio per tutti i piccoli paesi che vogliono diventare grandi nel calcio. Grazie ai denari del programma Fifa Forward, di cui Infantino si è fatto promotore subito dopo essere stato eletto presidente della Fifa, così dotandosi di uno strumento per la distribuzione a pioggia di denaro verso le più remote periferie, il calcio di Vanuatu ha potuto conoscere nuove strutture. Soprattutto, ha ospitato tornei continentali che un tempo sarebbero stati inimmaginabili. È stato così in occasione dell’ultima OFC Nations Cup, l’equivalente degli Europei e della Coppa America, che nell’edizione del 2024è stata ospitata in cooperazione da Isole Figi e Vanuatu. I due paesi hanno messo a disposizione uno stadio a testa: l’HFC Bank Stadium di Suva (Figi, 15mila posti) e il VFF Freshwater Stadium di Port Vila (Vanuatu, 6500 posti). Numeri che, visti da qui, fanno sorridere. Ma che per le dimensioni locali sono significativi. Il torneo a 8 squadre (che però rimangono in 7 perché la Nuova Caledonia si ritira prima di cominciare), diviso in due gironi all’italiana con semifinali e finali, viene vinto dalla Nuova Zelanda con una facilità imbarazzante: battuta due volte Vanuatu (4-0 e 3-0, la seconda volta in finale) e strapazzata 5-0 Tahiti in semifinale. Ma ciò che conta, dal punto di vista del presidente dell’OFC, è l’ingresso di Vanuatu nel circuito delle mete di manifestazioni internazionali. Uno status che viene rafforzato dal fatto che tutte le gare a eliminazione diretta (le semifinali e le finali) sono state ospitate a Port Vilanonostante una capienza dello stadio più che dimezzata rispetto a quella dello stadio di Suva. Del resto, essere presidenti di una confederazione internazionale dovrà pur contare qualcosa. E ancor più essere nella rosa degli amici del divo Gianni, che sul successo (vero o presunto) dei programmi Fifa Forward basa un pezzo della propaganda autocelebrativa.
Dopo le grandi pulizie
Come è successo in tutte le periferie della Fifa a partire dagli anni Dieci, anche in Oceania gli scandali hanno colpito la classe dirigente del calcio. Fra questi c’è il predecessore di Maltock: David Chung, nativo della Malaysia (alla cui anagrafe era iscritto come Chung Kim Hiong) ma poi naturalizzato cittadino della Papua-Nuova Guinea, paese dal quale ha avviato la scalata al potere del calcio continentale. D’improvviso, nel 2018, Chung ha rassegnato le dimissioni adducendo motivi personali. Ma nei mesi successivi è venuto fuori che l’ex presidente fosse coinvolto in una storiaccia immobiliare, relativa a un edificio della OFC a Auckland. Per quella vicenda Chung si è visto infliggere una multa da 10mila franchi svizzeri e una squalifica di sei anni e mezzo da ogni carica Fifa. Successivamente è toccato all’allora vicepresidente dell’UFC, Lee Harmon, coinvolto in un caso riguardante la rivendita dei biglietti per le partite dei Mondiali 2018 in Russia. Casi che hanno permesso a Gianni Infantino di sollecitare l’OFC a voltare pagina. Ciò accadeva a marzo 2019 e lo scenario era il congresso OFC di Auckland. Dall’anno prima Maltock era a capo della confederazione, ruolo ricoperto ad interim in conseguenza delle dimissioni di Chung. Grazie al voto del 2019 la sua carica presidenziale assumeva il sigillo elettorale. Con l’amico Gianni lì presente, a benedirlo e a fare intendere che proprio lui fosse l’uomo giusto per voltare pagina. È così bello avere un mappamondo pavesato di fedelissimi.
* Tratto dal Guerin Sportivo di agosto 2026