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Alla scoperta del Napoli di Max

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Società al lavoro per la rosa della riscossa da affidare ad Allegri. I tifosi spingono Vergara: "Non si tocca!". I nodi De Bruyine, Lukaku Anguissa

Città di mare e sole cocente con cronisti impazienti. Giugno, non abbiamo niente in pugno. De Laurentiis a Los Angeles, Allegri un po’ a Forte dei Marmi e un po’ in Sardegna. Ca nun ce sta nisciuno. Ci arrampichiamo sugli spicchi di notizie. Notizie? Taccuini bianchi. Manna lavora duramente sotto traccia. Traccia e martello. E il Napoli è pura immaginazione. C’è, ma non si vede. Giriamo a vuoto.

Una sola voce, dal Vomero alla Ferrovia: Vergara non si cede, Vergara è il futuro. Antonio Vergara, 23 anni, di Frattaminore. Ancora negli occhi del popolo azzurro il fantastico gol segnato al Chelsea, fra tre del Chelsea, Caicedo, Fofana e James, e poi il sinistro affilato, là, nell’angolino basso, lontano.

Era sera al Maradona, il 28 gennaio, mercoledì. Debutto del ragazzo in Champions. Ruleta e trionfo. Un gol alla Maradona? Un gol alla Kvara? E perché non un gol alla Vergara. Tutto suo. Un ragazzo sfrontato e luminoso. Mancino, il marchio della fantasia. Due mesi dopo, Antonio entrò nella galleria degli infortunati. Prodigio interrotto. Aveva già pagato pegno alla sfortuna mentre era in prestito alla Reggiana, settembre 2023, rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro , otto mesi fermo.

Vergara non si vende, voce di popolo. È la stella azzurra del futuro. Speranza o vaticinio? Dove lo piazzerà Allegri? Problema di Allegri. Il ragazzo non si discute. È un peperino. Corre, dribbla, tira. A nove anni nelle giovanili del Napoli per 15mila euro, scoperto da Salvatore Lodi, un appassionato di calcio e presidente di una Academy, fulminato dal bambino di sette anni che vide giocare in un torneo a Crispano. Trattenuto nelle giovanili azzurre da Gianluca Grava mentre l’avrebbero voluto l'Empoli e la Fiorentina.

Giunto sul palcoscenico della serie A, dopo il debutto a Reggio Emilia contro il Sassuolo, 23 agosto 2025, sostituendo McTominay nel finale di partita, il Tottenham l’avrebbe voluto, pronto a pagare anche 20 milioni. In Italia, la corte del Como e dell’Atalanta, club per giovani promesse. Qualche impazienza familiare per il tardivo debutto in prima squadra, ma Vergara è vincolato al Napoli sino al 2030, settecentomila euro netti a stagione. Vergara non si tocca, non si deve toccare. Yes, okay. Ma Allegri quale Napoli ha in mente? E qui, in mancanza di informazioni dirette, si ipotizza, si divaga, si suggerisce.

I sostenitori del 4-3-3 puntano le loro chance sul potenziale d’attacco, sul tridente Neres-Hojlund-Alisson Santos per un affascinante balletto offensivo. Da qui bisogna partire. Gli equilibristi, nel senso dei predicatori dell’equilibrio tattico, ribattono che ci vuole un centrocampo roccioso per sostenere questo spudorato tridente con quei due esterni poco inclini a tornare come sa fare solo Politano nella sua dura vita di tornante. Si sovrappongono i sovranisti della difesa che reclamano la priorità della trincea, assecondati dagli ammiratori del blocco basso e dai seguaci del 3-5- 2 di Allegri, tutti rasserenati dall’arrivo dello stopper spagnolo Mario Gila dalla Lazio.

A questo punto, i difensori di Antonio Vergara insorgono chiedendo in quale di queste varie scacchiere trovi posto il loro beniamino.

La questione si ingarbuglia perché, ricordando le parole di Kevin De Bruyne quando il belga mostrò il pollice verso contro Antonio Conte, il medesimo De Bruyne prefigurando la sua permanenza nel Napoli, a 10,18 milioni lordi l’anno, disse che avrebbe parlato col nuovo allenatore. Per dirgli che cosa?

Considerati il disagio tattico con Conte, l’ambizione a un ruolo mai nato, sempre con Conte, e la naturale aspirazione a volere essere, anche a 34 anni, il demiurgo di ogni squadra, è possibile che Kevin voglia da Allegri promesse solenni e assicurazioni certe di un cambio di paradigma, come si dice ad alto livello. Conclusione: il Napoli di Allegri dovrà essere il Napoli di De Bruyne, il belga proponendosi come centro di gravità permanente che faccia cambiare idea sul nuovo corso del Napoli e sulla gente scontenta.

E siamo a due. Dove giocherà Vergara? Dove giocherà De Bruyne? Quale modulo li includerà? Ma c’è un terzo problema: Romelu Lukaku, 33 anni, 93 chili, 7,7 milioni lordi l’anno, protagonista del quarto scudetto del golfo. Chi ha il coraggio di cantare orsacchiotto non andare via?

È vero che il Napoli avrà una cinquantina di partite da giocare, ma le rotazioni non sono gradite agli alti livelli. Il Napoli sarà un rompicapo per Allegri? Il tecnico livornese, che a Napoli si è già presentato al galoppo con Afromisia, reginetta ad Agnano, terrà le briglie strette o sarà costretto a un compromesso stoico, molto stoico, per governare lo spogliatoio?

Coincidenza affascinante, pare che Allegri punterà su De Bruyne. Un problema è risolto.

A Castelvolturno si registra, intanto, il riflusso di quei cinque/sei giocatori- ombra di ritorno dai prestiti che sono un bel problema per Manna. Noa Lang, olandesino bello, è il problema maggiore?

Infine, il popolo ansioso chiede se gli otto azzurri bicampioni d’Italia e i sette campioni una sola volta si sentano soddifatti e rimborsati e gli è passata la fame di ulteriori successi che impongono ulteriore fatica. E il medesimo popolo attende chiarimenti sul destino della terra di mezzo dove Anguissa (31 anni), Lobotka (32) e McTominay (30) hanno retto il gioco. Il camerunese, la cui fantastica energia ha prodotto partite memorabili e due scudetti, sembra in partenza. E rimarrà lo slovacco, fiaccato dal girotondo infinito della sua regia? E arriverà Rabiot a condividere con McTominay il gran lavoro di contenimento e attacco?

Sono interrogativi senza risposte, mentre si aggiunge la novità che il Napoli di Meret e Milinkovic-Savic, tre metri e 92 insieme, prenderebbe al loro posto Guglielmo Vicario, 1,93, ennesimo prodotto friulano, che sembrerebbe annoiato nel borgo settentrionale di Londra dov’è di casa il Tottenham.

Si capisce a questo punto che, nel golfo azzurro, c’è una fame insoddisfatta di notizie e convincimenti, per cui il popolo tifoso brancola persino alla luce del sole di luglio. Ma Aurelio De Laurentiis ha fatto sapere che “alla ‘rosa’ del Napoli non manca nulla”, anche se abbiamo una “rosa” con qualche spina. E, allora, avanti. Allegri è Allegri e saprà costruire un Napoli d’alta classifica e di robuste speranze in Champions.

Ci si vede a Dimaro per il nuovo corso, sapendo che Dimaro è un altro giorno, si vedrà.

tratto dal numero di Agosto 2026 del Guerin Sportivo