* Si fermava ai semafori per vendere gli alfajores, biscotti ricoperti di cioccolato, polvere di cocco e crema di latte. Lautaro Rivero è un “hijo de la calle”, un figlio della strada. Ricorda spesso nelle interviste i vagoni della linea Sarmiento che attraversano l’ovest della provincia di Buenos Aires. Zona di pendolari. La stazione con l’odore di ferro dei binari e di olio fritto dei chiringuitos. Giornate che iniziano all’alba e finiscono quando è buio. Nel 2017, su uno di quei treni, quando aveva quattordici anni, girava sempre con una scatola di cartone piena di alfajores, quella pasta di dulce de leche che di mattina aiuta a cambiare il sapore del buenos días. Li offriva anche ai passeggeri per raccogliere qualche moneta e pagarsi il tragitto dai sobborghi di Moreno fino al centro sportivo del River Plate, a Ezeiza: otto campi, palestre, piscine, mensa, strutture mediche, un pullman che porta i giovani nella modernissima foresteria al Predio de Avenida Cantilo.
La famiglia
Gli allenamenti sono lontani, a quasi un’ora di treno dallo stadio Monumental. Il trasporto costa, all’inizio il calcio non è mai un bancomat. A casa i soldi faticano a bastare per l’affitto, le bollette e la spesa. I genitori si chiamano Ruben Alejandro e Adriana. Famiglia numerosa, sei figli: gli altri cinque sono Priscila, Joaquín, Valentín, Yutiel e Oriana. Così Lautaro Rubén Rivero Cruz ha memorizzato presto una lezione: per rincorrere un sogno, a volte bisogna prima imparare a fidarsi solo del rumore dei propri passi. Adesso ha ventidue anni, indossa la maglia numero 13 del River Plate, è considerato uno dei difensori più interessanti del campionato argentino e ha già ricevuto la convocazione in nazionale di Lionel Scaloni. Anticipo, colpo di testa, un metro e 85, mancino, muscoli e agilità, stopper moderno e regista arretrato, una scalata che gli ha permesso di conquistare la fiducia di Marcelo Gallardo e Eduardo Coudet.
La clausola
L’ha cercato l’Inter. Si è informata la Roma. Lo studiano la Lazio, Fiorentina e l’Udinese. Viene seguito dall’Atletico Madrid, dal Brighton e dal Nottingham Forest. Ha un contratto che scade il 31 dicembre 2029. Il presidente Stefano Di Carlo, il direttore generale Enzo Francescoli e il ds Pablo Longoria lo hanno blindato con una clausola da cento milioni per evitare il rischio di farselo scippare, ma Rivero ha un valore realistico che oscilla tra i dieci e i quindici milioni. Al Monumental sono convinti che possa proseguire la brillante tradizione dei difensori centrali del River Plate. Una storia speciale cominciata negli Anni ’30 con Aarón Wergifker, Ricardo Vaghi, Norberto Yacono e proseguita con José Salomón, uno dei leader di una squadra rimasta nella memoria con il soprannome di “Máquina”. Eleganza e garra: un passaggio di consegne che ha visto poi sulla scena Federico Vairo, una delle icone dell’era post-Seconda Guerra Mondiale. Vinse tre titoli consecutivi (il celebre Tricampeonato 1955-57). Tutti nomi entrati di diritto nel museo dei Millonarios. Come José Ramos Delgado, capitano del River per gran parte degli Anni ’60. È stato poi il turno di Hector Artico e Roberto Perfumo, chiamato El Mariscal, e del Caudillo Daniel Passarella, capace di battere le punizioni in modo divino e insuperabile nel gioco aereo nonostante la statura (579 partite e 162 gol con River, Fiorentina, Inter e Atletico Sarmiento). Un elenco di lusso che comprende anche José Luis Cuciuffo e Martín Demichelis.
I primi allenatori
Lautaro è nato il primo novembre del 2003 a Moreno, nella periferia occidentale di Buenos Aires. Palazzoni con le facciate scrostate, murales, cemento, asfalto, il fumo del traffico. In quei quartieri il fútbol non è un passatempo. È un linguaggio comune, un’abitudine quotidiana, anche una speranza. I primi palloni li tocca al Club Los Halcones, tra campi irregolari di terra battuta. A seguirlo ci sono Hernán Rivero e Juan Carlos Ferreyra, tecnici che conoscono bene il valore sociale del calcio giovanile e che negli anni hanno allontanato molti ragazzi dalla strada. Prima dell’arrivo al River, Lautaro gioca nelle categorie minori del Vila Luro Norte e di un club di nicchia come La Victoria. Sono passaggi che non finiscono nei titoli dei giornali, ma che costruiscono il percorso di tanti chicos. Il momento decisivo arriva con un provino di una settimana nel college del River Plate. Prende forma grazie all’affetto dei genitori e agli alfajores. A quattordici anni si ritrova negli uffici di Núñez: una scrivania, una firma, il primo cartellino.
L'evoluzione
Nei Millonarios percorre tutte le tappe previste, dall’Octava alla Séptima División. All’inizio non è un difensore. Gioca da “volante por izquierda”, una sorta di esterno mancino capace di coprire tutta la fascia. Corre molto, attacca, accompagna la manovra. Poi qualcuno nota che le sue qualità migliori sono altre. La lettura delle situazioni, il tempismo nel contrasto, l’utilizzo naturale del piede sinistro e una struttura fisica che continua a crescere. Così viene trasformato in difensore da Guillermo Rivarola e Marcelo Escudero. I centrali mancini sono una risorsa preziosa. Consentono una costruzione più naturale dal basso e offrono soluzioni tattiche. Rivero comincia a distinguersi proprio in quel ruolo. Nel frattempo mantiene un profilo basso. Il papà Ruben Alejandroe la mamma Adriana, lontani dall’esposizione mediatica, gli trasmettono una certa diffidenza verso i riflettori. Anche quando iniziano ad arrivare i primi articoli e le prime attenzioni dei media, Lautaro continua a fare ciò che ha sempre avuto la priorità: allenarsi. Martín Demichelis lo osserva e lo aggrega in alcune occasioni alla prima squadra. Ma nel River di quel periodo la concorrenza è alta e lo spazio limitato. Per crescere servono minuti. E li trova lontano da casa.
Il prestito
Nel giugno del 2024 si trasferisce a Santiago del Estero, accetta il prestito al Central Córdoba, guidato da Omar De Felippe e Lucas González Vélez. Da fuori può sembrare un passo laterale. Per lui diventa una tappa fondamentale. Il calcio della provincia argentina è diverso da quello di Buenos Aires. Cambiano gli stadi, i ritmi e perfino il clima. Rivero gioca, sbaglia, impara. Soprattutto da titolare. Accumula esperienza contro attaccanti più esperti e situazioni che nelle giovanili non esistono. La stagione successiva arriva anche il palcoscenico internazionale. Nel 2025 il Central Córdoba partecipa a sorpresa alla Coppa Libertadores. Per il club è un risultato storico. Per Lautaro rappresenta un banco di prova. Cinque partite, 450 minuti, elogi e applausi, si toglie la soddisfazione di battere 2-1 il Flamengo di Filipe Luís, Alex Sandro, De Arrascaeta e Bruno Henrique. Il Central Córdoba ottiene una vittoria che in Argentina viene raccontata come un clamoroso “Batacazo”, uno dei risultati più clamorosi della stagione. Contro il club di Rio, Rivero comanda il reparto con personalità. Sbanca il Maracanã e si mette in luce anche nella sfida di ritorno, terminata 1-1. Marcelo Gallardo segue la sua evoluzione. Quando torna sulla panchina del River Plate non impiega molto a prendere una decisione. Nel giugno del 2025 il prestito viene interrotto e Rivero rientra a Buenos Aires. Il saluto alla gente di Santiago del Estero arriva attraverso un messaggio pubblicato sui social, semplice e sentito, dedicato a una città che lo ha accompagnato in una fase decisiva della sua formazione. Al River trova spazio quasi subito. Può giocare da centrale sinistro in una linea a quattro, ma all’occorrenza anche da terzino. La sua duttilità diventa una risorsa preziosa per Gallardo. L’Europa è il suo traguardo. Si è affidato a un’agenzia di procuratori, The Elegant Game, che gestisce anche Enzo Fernández, mediano-regista del Chelsea e obiettivo di mercato del Real Madrid di José Mourinho.
La nazionale
Il 3 ottobre del 2025 il ct Lionel Scaloni l’ha inserito nella lista dei convocati. In Argentina viene paragonato a Walter Samuel per caratteristiche fisiche e carisma. Rivero non è salito sull’aereo per il Mondiale. Entrerà nel blocco dell’Albiceleste dopo l’estate: farà parte del nuovo ricambio generazionale. Durante i ritiri nella Selección ha lavorato sotto l’ala protettiva dei senatori. Il debutto è arrivato il 15 ottobre contro Porto Rico (6-0, doppiette di Lautaro Martínez e Mac Allister). Ha debuttato nella ripresa, al posto di Otamendi: si è mosso accanto a Balerdi, acquistato ora dal Tottenham di De Zerbi. Nel River gioca in coppia con Lucas Martínez Quarta, ex Fiorentina. È uno dei tesori della squadra insieme con il portiere Santiago Beltrán, il centrale Tobias Ramírez, l’ala destra Ian Subiabre, il trequartista Kendry Páez (di proprietà del Chelsea) e i centravanti Agustín Ruberto e Joaquín Freitas. Trenta presenze con il Central Córdoba e due gol contro il Barracas e il Belgrano. Trentotto partite tra campionato e coppe con i Millonarios. Nel torneo di Apertura ha segnato al Tigre.
Il Belgrano
Le stagioni spesso si ricordano per un episodio. River-Belgrano, finale del campionato di Primera División: il risultato è sul 2-2 e la partita è in perfetto equilibrio. In una situazione difensiva cruciale nasce un’incomprensione con Martínez Quarta. Nicolás “Uvita” Fernández si infila e trova il gol del 3-2. Il titolo viene vinto dal Belgrano, primo trionfo nella storia dei Los Piratas, allenati da Ricardo Zielinski. Una formazione da poster: Cardozo; Falcón, Morales, Maldonado, Sporle; Rigoni, Sánchez, Longo, Velázquez; Zelarayán e Passerini. Nel calcio capita che novanta minuti vengano compressi in un singolo fotogramma. Per qualche giorno Riveroconvive con quell’immagine e con il senso di colpa. Disattiva temporaneamente il proprio profilo Instagram e lascia ai tifosi poche parole d’amore: «Me voy con bronca... vi prometto che il mio impegno per questa maglia sarà totale». Il riscatto arriva in fretta, novantasei ore dopo. Il 28 maggio il River affronta il Blooming nella Copa Sudamericana. Gallardo lo conferma titolare, una scelta che è una dichiarazione di totale fiducia. La prova di Rivero è perfetta: 60 passaggi riusciti su 64. Il River vince 3-0. Il ragazzo che vendeva gli alfajores ha imparato a superare anche le tempeste. Ora aspetta l’Europa.
* testo tratto dal Guerin Sportivo di agosto 2026