Home

Calcio

Calcio Internazionale

Formula 1

Basket

Altri Sport

Personaggi

Guerin Sportivo

LIVE

Finalmente Zidane

LEGGI TUTTO
© APS
Dopo 1950 giorni Zizou torna ad allenare. Raccoglie la legacy complessa di Deschamps proprio come nel post Ancelotti al Real Madrid. Sorprende subito: Francia, meno passerelle a Clairefontaine e riflettori soffusi

L’ultimo, chiacchierato, Mondiale vinto dalla Spagna contro l’Argentina ha riportato lo scettro iridato in Europa, una specie di ritorno a casa visto che nel nuovo millennio solo il Brasile di Ronaldo il Fenomeno e l’Albiceleste di Messi lo avevano tolto alle squadre del Vecchio Continente. Ma l’ultima kermesse iridata ha anche scritto nuove storie di molte nazionali, il cui primo capitolo inizierà con l’attesissima Nations League. Riecco l’Italia del Mancio, la Germania ha convinto Klopp a tornare ad allenare, l’Olanda è passata nelle mani di Xavi, in Portogallo Jorge Jesus raccoglie l’eredità di Roberto Martínez e continuerà ad allenare Cristiano Ronaldo dopo l’esperienza in Arabia Saudita con l’Al-Nassr. Belgio a Van Bommel, Croazia a Bilić, tra i big team continentali che hanno cambiato commissario tecnico, l’hype non può che essere generato dalla Francia.

Quanto tempo è passato Zinedine?

Senza nulla togliere a nessun nuovo commissario tecnico dal grande passato, l’aura di Zinedine Zidane è troppo accecante per non catalizzare l’attenzione, per una serie di motivi che partono dal nome di un fuoriclasse leggendario (sia come giocatore che come allenatore), che passano per l’unica esperienza avuta da allenatore da Zizou (a Madrid) prima di dire “oui” alla Francia e terminano con tutte quelle speculazioni sul suo conto che duravano in pratica da un lustro. Tanto è passato dall’ultima volta che si è visto il nuovo commissario tecnico dei Les Bleus in panchina: correva l’anno 2021, il Coronavirus metteva ancora un po’ di paura, Zizou era sulla panchina dell’amato Real Madrid, al secondo mandato. 1950 giorni di astinenza da quel 21 maggio 2021, quando le Merengues ribaltavano 2-1 il Villarreal con Benzema e Modrić, ma la Liga finì nella Madrid Colchonera, festeggiata a Plaza de Neptuno dall’Atlético, non davanti alla Cibeles, la piazza praticamente accanto, dove Zidane ha esultato 11 volte, quanti i suoi trofei in Blanco. 1950 giorni di astinenza da panchina, dove il nome di Zinedine Zidane è finito sulla bocca di tutti: da un clamoroso ritorno nella Torino juventina, al Real Madrid atto terzo, c’era chi perfino ipotizzava un suo sbarco in Premier o addirittura in Arabia Saudita, dove Cristiano Ronaldo lo avrebbe accolto a braccia aperte all’Al-Nassr. Speculazioni, appunto. Zidane ha declinato tutte le opportunità, si è preso un tempo tutt’altro che piccolo, aspettando la fine del ciclo di Didier Deschamps sulla panchina della Francia.

Zizou, l’eccezione che conferma la regola

La parabola da allenatore di Zizou è un'eccezione nella storia del calcio. Una sola piazza guidata prima di diventare commissario tecnico: Florentino Pérez gli affidò la panchina del Castilla (la seconda squadra del Real Madrid), ma una volta capito che il primo ciclo di Ancelotti era al tramonto – dopo aver messo nel Museo del Bernabeu l’ossessionante Decima – non ci pensò due volte a catapultarlo sulla panchina dei big per eccellenza. Era il gennaio 2016 e mai mossa, per quanto altamente rischiosa, fu più azzeccata. Zidane diventa anche l’eccezione che conferma la regola: un grande giocatore può diventare un grande tecnico, pure senza nessuna esperienza. Sin da subito emerge la naturalezza tattica, un calcio semplice ma spettacolare che lascia liberi i giocatori di qualità di cercarsi la posizione che più prediligono in campo in fase offensiva, senza vincoli. Altro che debuttante, la sua capacità gestionale dello spogliatoio madridista è da fuoriclasse navigato della panchina. E torna Leyenda in un amen: in cinque stagioni complessive (divise in due cicli: 2016-2018 e 2019-2021) Zidane porta 11 trofei con appena 301 panchine ufficiali all’attivo: due campionati e altrettante Supercoppe in Spagna, ma è in Champions League che compie l’impresa più grande: dai rigori vinti a Milano contro l’Atlético al 3-1 di Kiev al Liverpool, passando per il 4-1 alla sua (ex) Juve, mai nessuno è stato re d’Europa per tre edizioni di fila.

Zidane e l’eredità di Deschamps

Dopo l'addio definitivo al Real Madrid, Zidane ha scelto la via della pazienza, rifiutando ogni tentazione per inseguire un unico grande sogno, quello di guidare la sua Francia. A modo suo però, cambiando subito lo stile nel quartier generale di Clairefontaine: i Les Bleus potranno vestirsi come vogliono, ma meno passerelle nel giorno del raduno e soprattutto riflettori soffusi, sobrietà a favore della concentrazione massima. La legacy che raccoglie da Deschamps è complessa, un po’ come lo è stata ai tempi del post Ancelotti a Madrid: Didier ha riportato la Francia sul trono mondiale nel 2018 (come Carlo dette la Decima a Madrid), un successo però dal sapore di brodino: il suo ciclo si è chiuso con alcune sconfitte indigeste, vedi la finale Mondiale persa in Qatar contro l’Argentina, fino all'umiliante sconfitta nella semi dell’ultima kermesse iridata, patita contro la Spagna, sempre da favorito. Zizou è alla sua seconda esperienza da allenatore dopo Madrid, la prima da commissario tecnico. Situazione difficile dover vincere al primo assalto? Per molti impossibile, non per Zidane: lo ha già fatto nell’era post Ancelotti a Madrid.