Home

Calcio

Calcio Internazionale

Formula 1

Basket

Altri Sport

Personaggi

Guerin Sportivo

LIVE

Calciomercato, il punto sulla Premier League

LEGGI TUTTO
© APS
Quattro miliardi di spesa: a costare caro al mercato della perfida Albione sono soprattutto i mediani

“Se potessi avere mille lire al mese, farei tante spese, comprerei fra tante cose le più belle che vuoi tu!” cantava Gilberto Mazzi nel 1939, in quella che sarebbe diventata una delle canzoni più celebri dell'epoca. Il desiderio era non dover campare “sempre in disdetta, sempre in bolletta”: un po’ come la nostra cara Serie A.

Chi non sembra avere di questi problemi e, ancora prendendo in prestito le parole di Mille lire al mese, non ha bisogno di sognare “l'eredità d'uno zio lontano americano” (anche lì di americani ce ne sono parecchi, ma più munifici dei nostri) è la Premier League. Quest'estate il massimo campionato inglese ha sfiorato i quattro miliardi di euro di spesa, stabilendo un nuovo record e spendendo da solo più dei quattro principali campionati continentali messi insieme: Bundesliga, Liga, Ligue 1 e Serie A. Ancora, Manchester City, Tottenham e Chelsea hanno speso più dell'intero campionato italiano.

Chelsea: chi più spende più vince?

Con l'acquisto di Enzo Fernández dal Chelsea nell'ultimo giorno di mercato, la squadra allenata da Enzo Maresca si è aggiudicata la palma di più spendacciona degli spendaccioni. In un'estate in cui ben sei giocatori hanno superato i cento milioni, l'argentino, pagato dal City 145 milioni di euro, ha raggiunto Isak al primo posto tra i trasferimenti più costosi di sempre. Se pensate che nel 2009 aveva creato scandalo l'acquisto di Cristiano Ronaldo da parte del Real Madrid, strappato al Manchester United per 94 milioni, è abbastanza palese che il costo dei cartellini si sia ormai allontanato dal valore strettamente tecnico dei giocatori trattati.

Nulla da eccepire, ad esempio, sul valore del calciatore inglese più costoso di sempre: Elliot Anderson, dal Nottingham Forest al solito City per 135 milioni dopo un ottimo Mondiale. È tuttavia difficile che oltre a fisicità e dinamismo aggiunga qualcosa di più al rivoluzionato centrocampo dei mancuniani, tanto che  molti si sono interrogati sulla bontà dell'affare. Di sicuro c'è che non segnerà le centinaia e centinaia di gol del CR7 madridista, ma questa valutazione penso che il City l'abbia già fatta.

Tonali, l’italiano più costoso di sempre

Stesso discorso per il nostro Sandro Tonali, che dopo essere diventato nel 2023 l'italiano più costoso di sempre, quando il Milan l'ha ceduto al Newcastle per 64 milioni, ha ritoccato il proprio record, battuto la scorsa estate da Retegui all’Al-Qadsiah. Sandro si è trasferito al Tottenham di De Zerbi per la cifra spaventosa di 116 milioni di euro e la grande domanda, di nuovo, è: li vale? Forse no, visto che non è riuscito a evitare all'Italia la mancata qualificazione ai Mondiali né a riportare le Magpies in Champions, ma per gli eredi di Daniel Levy, che ha passato la mano dopo venticinque anni alla guida del club, spendere e spandere non sembra essere un problema. L'intensità di Tonali, costo del cartellino a parte, farà sicuramente comodo una volta che il tecnico bresciano sarà riuscito ad assemblare i tanti nuovi, ma il dubbio di molti – vista la storia degli Spurs – è se ci riuscirà mai.

Procedendo con la lista della spesa, se il City ha preso il diciannovenne marocchino Ayyoub Bouaddi dal Lille spendendo altri 95 milioni, gli Spurs si sono assicurati il portoghese Mateus Fernandes dal West Ham per poco meno, completando un duo di mediani che punterà tutto sul dinamismo. Pure qui, parrebbero investimenti un filo sconsiderati.

Arsenal e ManU, tutto a centrocampo

Anche i campioni in carica dell'Arsenal hanno ritoccato il centrocampo, portando a Londra da un Newcastle decisamente indebolito Bruno Guimarães, quello che con un rigore sbagliato contro la Norvegia ha contribuito all'eliminazione del Brasile di Ancelotti. Con Declan Rice formerà una coppia di centrocampo di livello assoluto, forse la migliore tra quelle citate sinora, e il suo cartellino da 87 milioni sembra quasi a prezzo di saldo.

Il solitamente munifico United ha speso un po' di meno rispetto ai rivali, ma per Carlos Baleba e Andrey Santos, regista e incursore oltreché ennesima coppia di centrocampisti nuova di zecca, ha investito 70 e 55 milioni di euro: il primo è reduce da una stagione in chiaroscuro al Brighton, il secondo è stato discreto o appena poco più nell'annata negativa del Chelsea. Ma chi ve lo fa a fare, visto che Mandragora veniva via a cinque?

Quanto varrebbero Gerrard e Lampard?

Ormai, e lo si è visto negli ultimi anni, i mediani in Premier hanno raggiunto cifre incredibili e basterebbe ricordare che nelle scorse stagioni lo stesso Enzo Fernández era stato pagato 121 milioni, l'ecuadoriano Moisés Caicedo addirittura 135 e il già citato Declan Rice 116. Con queste cifre, non è strana la domanda che si è fatto l'Independent qualche tempo fa: “Quanto varrebbero oggi giocatori del calibro di Steven Gerrard o Frank Lampard?”.

La Premier, tuttavia, quando si tratta di mercato interno è tarata su parametri differenti rispetto agli altri campionati, dalla stagione 2026-27 i club inglesi sono tenuti a rispettare il nuovo Squad Cost Ratio, che limita i costi della rosa all'85% dei ricavi calcistici e dei profitti netti derivanti dalle cessioni. Per i club impegnati nelle competizioni UEFA resta invece il limite del 70% previsto dalle regole europee. Nel tentativo di sfruttare al massimo i margini concessi, i prezzi salgono, per il solito discorso valido anche da noi e ormai risaputo: il costo di un cartellino viene ammortizzato lungo gli anni di contratto di un giocatore ma il ricavo di una cessione può essere messo a bilancio per intero. Quindi largo alla creatività.

Gli altri movimenti

Paragonare i 35 milioni spesi dall'Atalanta per l'ex bolognese Rowe ai 137 investiti dal Chelsea su Morgan Rogers forse è blasfemia – lo si è visto nella sfida di Europa League tra Villans e felsinei, conclusa 4-0 per gl'inglesi – ma centodue milioni di differenza, a chi scrive, sembrano oggettivamente troppi. Rowe, tra l'altro, è più giovane di un anno, ma sono certo che il grande amico di Cole Palmer, al punto che esultano allo stesso modo, mi smentirà al più presto.

Tra le grandi, tolto il Tottenham che è nel mezzo dell'ennesima rivoluzione, il Liverpool sembra essersi mosso con più circospezione, direi quasi sottotraccia, se non fosse per le centinaia di milioni distribuiti per francesini e spagnoli. Il ventenne difensore centrale ex Rennes Jérémy Jacquet è tutto da studiare: la scuola di Virgil van Dijk è ottima, ma 60 milioni di sterline, bonus compresi, sono un prezzo davvero importante e nel breve giocherà spesso Araújo, arrivato in prestito dal Barcellona. Barcola, investimento da circa 135 milioni, dovrà essere inserito in un contesto per forza di cose meno strutturato di quello del PSG di Luis Enrique, e non è scontato che ci si riesca. Mentre lo spagnolo Víctor Muñoz, preso dall'Osasuna per quaranta milioni per diventare l'erede di Salah, sembra essersi trovato subito a proprio agio con le richieste del connazionale Iraola.

Tra gli arrivi meno pubblicizzati, ma pagati comunque a peso d'oro, c'è il giovane svizzero Johan Manzambi, che dopo un gran Mondiale è passato dal Friburgo all'Aston Villa. Da lui ci si aspetta molto. Così come dal greco Christos Tzolis, all'Arsenal via Bruges e pronto a sfornare caterve di assist dalla fascia sinistra, come faceva in Belgio.

Tra le partenze verso l'estero, ha destato qualche dubbio quella di Woltemade in prestito alla Juve, pagato oltre novanta milioni dal Newcastle solo l'anno scorso. Salah al Trabzonspor profuma già di nostalgia, dopo nove anni coi Reds, ma la cessione più dolorosa è quella di Ollie Watkins, dall'Aston Villa all'Al-Hilal: Emery ha perso il suo centravanti di riferimento e lo ha rimpiazzato con Nicolas Jackson del Chelsea, che ha caratteristiche diversissime. I tifosi hanno accusato il colpo.

Arrivando a tirare le somme (come se sinora non lo avessimo già fatto), è probabile che le favorite saranno le solite, dal City all'Arsenal, passando per Liverpool e Chelsea. Mentre Villains e Newcastle sembrano meno competitive rispetto alle ultimissime stagioni. E il Tottenham? Per ora è ultimo, ma se è vero come crede qualcuno che i soldi fanno la felicità, presto si riprenderà alla grande. In un campionato mai così ricco, in ogni caso, mille lire al mese non possono bastare.