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Sensini giocava bene dappertutto

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L'argentino è stato la quint'essenza dell'essere un jolly di qualità su un campo da calcio, con il Parma soprattutto grandi successi

Dove lo mettevi stava, Nestor Sensini. Se esistesse un Pallone d'Oro per il maggior numero di posizioni occupate in campo l'argentino sarebbe un serissimo candidato. Ha giocato letteralmente ovunque; di più, sempre con grande efficacia.

L'Italia è stato il suo paese adottivo dal punto di vista calcistico e forse non poteva essere altrimenti in un'epoca di grandi connazionali già presenti nel nostro campionato: Udinese, Parma e Lazio sono stati i suoi club, finalista con l'Albiceleste al mondiale del 1990.

Insieme a Balbo

C'è stato un ruolo dove Sensini non è mai stato schierato? Come attaccante e come portiere, probabilmente. Per il resto l'argentino dalle inconfondibili origini italiane (San Severino Marche) è stato una sorta di "Cuccureddu moderno", come il jolly sardo della Juventus negli anni Settanta.

Nestor è stato difensore centrale in una difesa a quattro, proto-braccetto o comunque marcatore in quella a tre, terzino all'occorrenza, esterno come nella finale del Mondiale del 1990 (molto coperto, in realtà), mediano e mezz'ala. Da titolare inamovibile a inizio carriera si sarebbe specializzato in un ruolo di tappabuchi universale, pronto al momento del bisogno.

Dal Newell's Old Boys all'Italia, estate 1989 e l'Udinese si rifà il trucco pescando a piene mani dall'Argentina appunto: con Sensini infatti arriva anche Balbo, dal River Plate (ma ex del Newell's). Il più appariscente è chiaramente quest'ultimo, ma l'importanza tattica di Nestor è chiara.

Carrierca circolare

Sensini rimane anche in B con i friulani poi, autunno 1993, spunta l'ambizioso Parma di Nevio Scala in panchina. Saranno sei stagioni ricche di soddisfazioni per entrambi, forse è stato proprio in Emilia che si è vista la migliore versione dell'argentino, all'epoca soprattutto tostissimo mediano dall'innata capacità di trovare la perfetta collocazione in campo.

Arrivano la Coppa Uefa nel 1995 e nel 1998, più la Supercoppa Europea del 1994. Cambiano gli allenatori e i compagni, la squadra diventa a trazione offensiva con Malesani, ma l'equilibratore-Sensini è sempre lì (curiosamente raggiunto anche qua da Balbo a un certo punto).

E ci tornerà a Parma, l'argentino, nel 2000, al capezzale di una squadra in difficoltà dopo aver raggiunto la folta colonia di argentini alla Lazio. Il suo percorso calcistico italiano sarà assolutamente circolare, con chiusura di carriera a Udine, giocando fin quasi a 40 anni.

In Nazionale pure Sensini avrà relativa fortuna, con la partecipazione a Italia '90, a Usa '94 e a Francia '98. Nel primo caso ancora un po' acerbo, indietro nelle rotazioni ma schierato in finale; quattro anni dopo nel marasma di una spedizione condizionata dalla squalifica di Maradona per doping, infine nel pieno della maturità ma fuori ai quarti in maniera rocambolesca con l'Olanda.

Per lui 59 presenze con l'Albiceleste, una decina anche da capitano.