Non hanno avuto l'aura dei tedeschi, gli olandesi dell'Inter, uno strano connubio tra la nazione che invece ha dato i migliori risultati ai cugini del Milan, ma Bergkamp e Jonk tutto sommato il loro segno lo hanno lasciato. Quest'ultimo soprattutto, arrivato nel "pacchetto oranje" chiaramente come il secondo nelle gerarchie rispetto al collega, avrebbe avuto forse un impatto superiore, sicuramente più regolare.
Due Coppe Uefa
Difficile valutare quel periodo storico dell'Inter, intorno alla metà degli anni Novanta. Sempre bene o male indietro in campionato, i nerazzurri riuscirono a ritagliarsi uno spazio interessante soprattutto in Europa. Cambiavano gli allenatori e i giocatori, la quadra arrivava raramente e per poco, anno di grazia 1994, l'Inter non rischiò addirittura la prima retrocessione della sua storia.
Quella era la versione "olandese" dei nerazzurri, capace comunque di vincere la Coppa Uefa contro il Salisburgo. Arrivarono in coppia, come spesso succedeva in caso di colpi dall'estero, e la stella dell'affare clou del 1993 era Dennis Bergkamp, attaccante completissimo ed elegantissimo. Destinato però a diventare, parafrasando la mitica Gialappa's Band, un "fenomeno parastatale", insomma un bidone. L'altro, un oscuro mediano un po' giraffone, si chiamava Wim Jonk. Molto meno pubblicizzato rispetto a Bergkamp, ma anche lui pilastro dell'Ajax capace tra di vincere la Coppa Uefa nel 1992 contro il Torino nella celebre doppia finale della sedia di Mondonico a bordo campo.
In Nazionale
Due anni appena ma molto intensi per Jonk (autore del gol nella finale di ritorno di Coppa Uefa contro il Salisburgo), con meno riflettori addosso rispetto al connazionale Bergkamp, ma decisamente più regolare. Il ruolo in campo pure lo aiutava.
Del resto anche in Nazionale il buon Wilhelmus, per tutti Wim, era un punto fermo di una squadra che cercava di ricostruire dopo la grande stagione dei campioni d'Europa. Per lui due partecipazioni non fortunate ai Mondiali, per un'Olanda in grado di arrivare fino alla semifinale nel 1998. In mezzo a tanti giocatori offensivi gli toccava fare da equilibratore, posizione mai banale comunque per la nazionale oranje fin dai tempi del "calcio totale".
Lì era già passato al Psv, dopo essere andato via insieme a Bergkamp, così com'era arrivato, nell'estate del 1995. Finale di carriera un po' malinconico allo Sheffield Wednesday, in Inghilterra, mentre ora ha legato il suo nome a quello del Volendam, club della sua città e da cui era partito, quando era più un trequartista che un mediano.