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Andriy Shevchenko, una perfetta macchina da gol

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© LAPRESSE
Ha vinto scudetto e Champions con il Milan, più il Pallone d'Oro nel 2004: completo, inarrestabile e decisivo nelle partite più importanti

Quello sguardo, soprattutto. Quel maledetto sguardo, come faceva ad essere così tranquillo in un momento decisivo della storia del Milan, Andriy Shevchenko? "Sheva", per gli amici e anche per i nemici, un attaccante che ha flirtato per tutta la vita con il gol, realizzandone a valanghe, quasi sempre risolutivi.
Eccolo dunque che compie cinquant'anni, in realtà l'ucraino è un eterno ragazzo, figura di transizione tra il nuovo e il vecchio millennio. Un attaccante nato per segnare.

La tripletta al Barcellona

Andriy Shevchenko è un figlio del calcio di Valerij Lobanovskij, "il Colonnello", allenatore che ha saputo mischiare forza fisica e abnegazione tattica come nessuno. Chi resisteva ai suoi allenamenti meritava fiducia, chi lo faceva in scioltezza allora era un potenziale campione.
Sheva è stato uno di questa seconda famiglia; virgulto imberbe alla Dinamo Kiev, cresciuto vicino a Chernobyl e quindi evacuato al tempo del disastro nucleare del 1986, Sheva è un attaccante diverso da tutti gli altri, perché sembra non avere punti deboli. Destro, sinistro, di testa, su rigore, in contropiede; tanti giocatori sovietici avevano rappresentato la completezza, ma Andriy è di categoria superiore.
Se ne accorgono per primi ad alto livello quelli del Barcellona, annichiliti dalla sua tripletta in Champions League il 5 novembre del 1997 al Camp Nou. Da lì in poi fermarlo è impossibile, la Dinamo Kiev ben presto inizia a stargli stretta, anche se in coppia con il "gemello" Rebrov fa davvero faville.

Bestia nera dell'Inter

Nell'estate del 1999 dopo un breve corteggiamento Sheva si traferisce a Milano, sponda rossonera. Dovrebbe giocare nel 3-4-3 piuttosto rigido di Zaccheroni, punta esterna intorno alla boa Bierhoff. L'ucraino però fin da subito capisce che non avrà problemi di ambientamento: prima partita e primo gol, rapace, al Lecce. Diventerà capocannoniere della Serie A al primo anno, come solamente i grandi, con 24 reti.
Comincia a colpire soprattutto l'Inter, a cui in carriera segnerà la bellezza di 14 reti, migliore di sempre nel derby della Madonnina, superando anche un certo Peppino Meazza. Il Milan però è una strana fase di riassestamento, in Italia fatica, ma in Europa trova ogni tanto delle serate speciali, con Sheva protagonista, davvero "bello di notte".
Nel 2002 i rossoneri partendo dai preliminari di Champions arrivano al derby di semifinale con l'Inter, risolto proprio da un gol di Shevchenko, "in trasferta", quindi buono per promuovere il Diavolo alla finale nonostante il doppio pareggio. Il 28 maggio 2003 ecco un altra sfida a un'italiana, la Juventus, all'Old Trafford di Manchester. Ne viene fuori una partita brutta, in cui Shevchenko segna ma il suo gol viene annullato per un fuorigioco attivo di Filippo Inzaghi.
Ai rigori tocca a lui decidere la contesa e lo fa spiazzando Buffon, dopo una lunga attesa e uno sguardo quasi in camera. In realtà non aveva sentito il fischio dell'arbitro. Per il Milan è un trionfo quasi insperato, per Shevchenko l'anticamera anche del Pallone d'Oro che arriverà nel 2004, dopo aver vinto uno scudetto e un altro titolo di capocannoniere.

Ai quarti del Mondiale

Dopo la sconfitta in finale di Champions del 2005 contro il Liverpool qualcosa tra l'ucraino e i rossoneri comincia a rompersi. Dopo 173 gol in 296 presenze, nell'estate del 2006 è tempo di salutarsi, con Sheva che va al Chelsea non senza polemiche.
Nel frattempo ha portato la sua nazionale ai Mondiali per la prima volta. Non solo, raggiunge i quarti di finale dove perde contro l'Italia in un 3-0 per gli Azzurri un po' bugiardo.
A Londra intanto butta male, non si integra e finisce dietro nelle rotazioni anche con Mourinho in panchina. Si intristisce, sbiadisce, sparisce dai radar, torna al Milan in prestito ma è un lontano parente della belva da gol che era stato.
In compenso sarà sempre ammirato con un occhio speciale dal presidente Silvio Berlusconi, che con Andriy condivide la data di nascita, 29 settembre. Chiude la carriera dove l'aveva cominciata: è inevitabile. La Dinamo Kiev lo riaccoglie per le ultime tre stagioni, è tempo di diventare un monumento per il calcio locale, commissario tecnico e presidente della federazione.
Ma la maglia numero 7 del Milan, prima che quel numero diventasse icona con Cristiano Ronaldo, aveva un unico possibile proprietario: Andriy "Sheva" Shevchenko.