C’è la storia di Franco Baresi scartato a un provino dall’Inter e quella di Cristiano Ronaldo a un passo dal Parma. Ci sono un giovane Totti vicino alla cessione alla Sampdoria per volere di Carlos Bianchi e addirittura la leggenda di Messi bambino scartato a un provino dal Como, perché in Argentina chiedono cinquantamila dollari e lui è troppo basso. Dopo la vittoria del Pallone d’oro, tuttavia, la sliding door più chiacchierata è quella che racconta di Harry Kane a un passo dal Livorno. Sarebbe stato l’erede perfetto di Cristiano Lucarelli.
L’intuizione di Capozucca
È l’estate del 2013 e i toscani, guidati da Davide Nicola, sono stati promossi in Serie A passando dai play-off. Il bomber è il brasiliano Paulo Sérgio Betanin, detto Paulinho, autore di 20 gol in B, ma il ds Stefano Capozucca è convinto che serva affiancargli il classico attaccante di categoria. Lui e il pur ottimo Siligardi da soli non possono bastare. Dal mercato arriva il ventenne colombiano Miguel Borja – uno che ha poi avuto un’eccellente carriera in Sudamerica – ma non basta. I fondi sono quelli che sono e il Livorno è costretto a scandagliare mercati minori, così Capozucca si ricorda di una segnalazione fattagli da un agente.
C’è un ventenne inglese del Tottenham che ha caratteristiche interessanti, ma da un paio d’anni è stato mandato in prestito tra League One e Championship, senza fare nulla di fenomenale. Ha giocato tra Leyton Orient, Millwall, Norwich – tre comparsate in Premier – e Leicester, segnando in tutto una decina di gol. È un biondino lungo lungo, con le gote rosse da bambinone, senza un filo di grasso, ma nell’ultimo anno con le Foxes ha spesso scaldato la panchina a fianco di Jamie Vardy, un altro che qualche paginetta nella storia contemporanea del calcio l’ha scritta. Si chiama Harry Kane, ma visto come si sta mettendo la sua carriera è il primo a mettere in dubbio le proprie abilità, tanto che in seguito descriverà i suoi mesi al King Power Stadium come i più difficili, “Tough”, della carriera. È lontano dalla famiglia, gioca poco e la solitudine lo macera: guardandola da questa prospettiva, pensare di portarlo addirittura in Italia sembra una follia.
Kane al fianco di Paulinho?
Nella maggior parte delle partite giocate è subentrato giocando ala, quindi in un ruolo molto diverso da come siamo abituati a vederlo oggi, ma nonostante i numeri non straordinari, sembra adatto a fare il lavoro sporco intorno al totem Paulinho. Kane ha giocato appena cinque volte da titolare e ha segnato due gol, ma Capozzucca in lui vede qualcosa e decide di proporlo al presidente Aldo Spinelli, che all’epoca segue ogni partita della sua squadra con addosso una cerata gialla. Impossibile non immaginarlo vestito così, anche mentre guarda alla sua scrivania i video di un giovane Harry Kane.
Il ragazzino non sembra male – niente di straordinario, eh – e comunque il calciomercato sta per chiudersi, bisogna trovare questa benedetta punta. Il presidente è convinto e si racconta che quando al telefono un giornalista gli chiede di nominare il prossimo attaccante del Livorno, lui si sbottoni: “Stiamo provando a prendere un certo ‘Kanne’, ‘Kenna’… una roba così. Ha vent’anni e gioca in Inghilterra”. Non il tipo di annuncio che fa esaltare le folle, ma una bella dichiarazione d’intenti.
Si parla di un prestito con diritto di riscatto a circa cinquecentomila euro, una cifra più che abbordabile, insomma. Kane sognava di giocare nel Tottenham e nell’Inghilterra, ma ormai sembra che l’unica strada per far progredire la sua carriera sia l’abbandono delle proprie certezze. Il Livorno, d’altro canto, comincia a farsi venire qualche dubbio: serve un attaccante pronto, non un’altra scommessa.
Alla fine spunta Emeghara
Agli Spurs lavora Franco Baldini e il dirigente ex Roma prova a convincere Spinelli della bontà del giocatore, ma alla fine gli amaranto decidono di non procedere: “Non nacque una vera e propria trattativa, tutto rimase fermo alle chiacchiere” si è giustificato il presidente in un’intervista del 2015 a Tuttomercatoweb. Così all’orizzonte spunta un nome che sembra molto più affidabile: Innocent Emeghara.
Idolo dei fantacalcisti, l’attaccante svizzero di natali nigeriani è passato in prestito dai francesi del Lorient al Siena nel mercato invernale e in pochi mesi, nonostante la squadra sia poi retrocessa, è riuscito a segnare la bellezza di sette gol. Il primo, in un 3-1 all’Inter al suo esordio da titolare che sembrava il viatico alla salvezza dei bianconeri toscani.
Emeghara ha ventiquattro anni, un fisico compatto, è rapido, ha un buon tiro e trova la porta con grande facilità. Il Siena, sognando di passare all’incasso, lo ha riscattato anche se rischia di non potersi iscrivere al campionato di B per problemi economici.
Il Livorno fiuta l’affare, così decide di puntare su quel giocatore già testato ad alto livello, che ha saputo far bene nel campionato italiano, piuttosto che sulla giovane promessa inglese. Che in quel momento è fragile dal punto di vista emotivo e non offre molte garanzie tecniche. A guardarla oggi è stata una follia, ma contestualizzando è tutto molto meno assurdo.
Il 27 agosto 2013, così, gli amaranto annunciano l’arrivo del nuovo attaccante in prestito oneroso e alla prima presenza lo svizzero mette a referto un gol e un’autorete procurata nella vittoria per 4-1 contro il Sassuolo. Livorno sorride, ma nel corso della stagione Emeghara segna solo altre tre reti, due al Catania e ancora all’Inter, il 31 marzo 2014, e la squadra retrocede.
Torna a Siena, trovandosi svincolato per il fallimento della società, ma mentre la sua stella si offuscava, quella di Kane aveva cominciato a risplendere. Schierato titolare dal Tottenham solo a partire dall’aprile 2014, il neo Pallone d’oro segna i primi tre gol in Premier League tra il 7 e il 19 del mese, negli stessi giorni in cui Emeghara gioca le sue ultime tre partite in Italia, tutte perse, prima di infortunarsi sino a fine campionato. Se a Livorno non hanno potuto godersi Kane, non date la colpa a Emeghara: è Innocente.