10: Al Como di Nico Paz, forse il vero erede di Messi in albiceleste, che strapazza il Manchester United, ma anche a quello di Douvikas (8 gol tra campionato e Champions: perché se ne parla così poco?), Kaiki e Fabregas. Ormai sul Lago, Europa o Serie A non fa differenza: sono internazionali.
9: Questa volta il nove al centravanti di giornata se lo merita Krstovic. Il montenegrino sulla carta è la riserva di Scamacca, ma tra campionato e nazionale a ottobre ha già segnato sette gol. È il più in forma di un’Atalanta che, da quando è arrivato Sarri, sta faticando tantissimo. “Ha un grande spirito. Per Krstovic oltre ai gol e alle giocate, a fare la differenza è lo spirito” diceva di lui Palladino la scorsa stagione. E i bergamaschi, un po’ depressi, ne hanno un bisogno disperato.
8: Dopo le critiche degli ultimi giorni per il fallo di mano in area contro il Rennes – o meglio, dopo due stagioni di critiche e trentasette partite senza entrare nel tabellino – alla trenta e otto in bianconero Douglas Luiz si sblocca, cominciando a giustificare i quasi cinquanta milioni spesi da Giuntoli. Inclusi efficaci schemi su punizione studiati in allenamento con l'altro reietto Koopmeiners. Un gol e un assist al Lecce non sono certo la soluzione a tutti i problemi suoi e della Juve, ma una botta di autostima non fa mai male.
7: Al Torino, che non metteva in fila tre vittorie consecutive da sette anni e che, con il 3-2 sul Monza, ha posto le basi per una stagione un po’ meno anonima delle ultime. Ma anche a Gustavo Varela. Al pari di Shevchenko e dietro solamente al Pistolero Piatek, il centravanti portoghese dei brianzoli al suo settimo gol è uno dei migliori degli ultimi trent’anni per impatto in Serie A nelle prime sette presenze. “Restiamo umili, non abbiamo fatto ancora niente” ha detto Abate. Vero, ma un po’ di luce si intravede, sia a Torino che a Monza.
6: Ai sei gol di Napoli-Roma e pure agli otto di Atalanta-Frosinone. Bene i ritmi (più) alti perché ci sono meno interruzioni. Bene il calcio propositivo e le partite aperte fino all’ultimo secondo. Bene lo spettacolo costi quel che costi. Ma datela una registrata a queste benedette difese. Errori come quello di Ederson sul primo gol di Schmid, o la dormita della difesa e del centrocampo giallorossi sulle due reti di McTominay, sono difficili da spiegare. Nel primo caso, lo scozzese riesce a tirare tre volte di fila: dubito che qualcuno fosse certo che la palla avesse già superato la linea al primo tentativo. Il tempo per gli allenamenti è poco, ma magari mandateli a un corso serale.
5: Siamo già a cinque rimonte dell’Inter in Serie A, e quella con la Fiorentina gli uomini di Chivu l’hanno tirata davvero per le lunghe. Se non fosse stato per un redivivo De Gea – 8 alla carriera e ai miracoli dell’ottava giornata – forse stavolta i nerazzurri non sarebbero andati sotto per primi. Resta però il fatto che, senza una partita prolungata ad libitum tipo Mondiali in Qatar, stavolta sarebbero stati punti persi.
4: Al Cagliari visto contro il Bologna (6,5 da quando è arrivato Palladino), che dopo tante belle prestazioni infila la seconda sconfitta consecutiva dopo lo 0-4 di Monza, la terza stagionale. Dopo quattro vittorie nelle prime cinque sembrava che i rossoblù potessero aspirare a qualcosa in più della solita salvezza sofferta, ma come successo anche alla Cremonese lo scorso anno, non è detto che a grandi inizi corrispondano stagioni tranquille.
3: Tre sconfitte in tre partite, ma dopo i tre gol subiti con Inter e Torino il Parma di Gilardino questa volta si ferma a due in casa con la Lazio. In periodi di profonda crisi, tocca attaccarsi alle piccole cose. Già con Cuesta la difesa era meno granitica dello scorso anno, ma con il cambio di panchina la stagione dei Ducali sembra debba ancora iniziare.
2: Come chi ha sbagliato a non concedere il rigore in Inter-Fiorentina per l’intervento di Viery su Thuram (9 anche a lui per l’inizio di stagione): l’arbitro Mariani, che ha fischiato e poi ci ha ripensato, e il VAR, che ha lasciato correre. Normale che poi qualcuno urli alla compensazione quando l’Inter vince con un gol al 97’ su rigore (anche questo sacrosanto, eh).
1: Alla simulazione di Beukema, che nell'azione del 3-3 della Roma si lascia cadere come svenuto dopo un leggero contatto con Balerdi, autore del gol, perdendosi poi la marcatura. Ormai la televisione vede tutto, peggio del Grande Fratello, e gli arbitri sono poco disposti ad accettare sceneggiate e fischiare i tocchetti. Se è entrato in campo per difendere la vittoria, si può dire una cosa senza paura di essere smentiti: missione fallita.
0: Nelle ultime settimane la scena delle scenate se l’è presa Spalletti, ma contro la Roma Allegri ci fa gustare una sbroccata della tradizione, che ci riporta alle giacche lanciate e alle urla dei suoi anni ruggenti in bianconero. “Mi dici cosa ho detto” urla a cinque centimetri dalla faccia del quarto uomo. Subire una doppietta da Balerdi, che finora in carriera aveva segnato un solo gol, è oggettivamente incredibile, ma le sue urla fuori controllo per il presunto fallo commesso dall’argentino sono costate l’ennesima espulsione e una verifica degli ispettori FIGC. Non il massimo in un momento di grande tensione come quello attraversato dal Napoli. E Mancini, da bordocampo, lo sfotte pure.