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Fama di Conte

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© LAPRESSE
Un nuovo aziendalista, dietro il maglioncino di Fabregas, la tessera di Malagò

Qualsiasi grande club in crisi vorrebbe Antonio Conte sulla sua panchina e lui lo sa benissimo. Per questo si può permettere si starsene a casa sua, a Torino, aspettando metaforici cadaveri eccellenti. Sarebbe saltato sul treno della Nazionale, facendo anche un piccolo sconto alla FIGC, ma non era il primo candidato né di Maldini né di Malagò, nonostante le sollecitazioni (interessate) di Marotta e De Laurentiis. Facile dire Juventus o Manchester United, forse troppo facile. Per questo ha partorito uno strano comunicato, per rimarcare che non ha trattative con nessuno: “Il mio nome è stato associato a numerosi club, ma al momento non ci sono trattative in fase avanzata. Dopo un periodo meraviglioso e di successo alla guida del Napoli, mi prenderò il tempo necessario per valutare come e quando tornare ad allenare. Sarà una decisione ponderata con cura, che prenderò quando riterrò che le condizioni siano quelle giuste. Ho letto resoconti su presunte richieste economiche e su domande di pieno controllo che avrei già avanzato ai club citati, oltre a riserve su ciò che è stato descritto come la mia “forte personalità”. Questi resoconti sono infondati, poiché al momento non esiste alcuna base concreta per tali valutazioni. Se si presentasse un'opportunità concreta, sarà il momento di tenere discussioni con il club interessato e valutare congiuntamente i termini di un potenziale accordo, tenendo debitamente conto delle esigenze di entrambe le parti e delle qualità e dell'approccio che definiscono il mio lavoro come allenatore. Fino ad allora, qualsiasi supposizione sulle mie richieste e sul mio futuro professionale rimane mera speculazione e non può essere considerata un fatto”. Traduzione dal ‘contese’: so benissimo che in tanti vorrebbero soddisfare la piazza ingaggiandomi, ma anche che ormai in un certo circuito mi sono fatto la fama di piantagrane, poco aziendalista. Ecco, vi assicuro che non sono così. Ma bisognerebbe chiedere anche a De Laurentiis, Marotta, Abramovich, Agnelli.

Il trionfo del Como sul Manchester United ispira facili confronti fra una squadra gestita bene e quella peggio gestita del mondo, in rapporto ai soldi spesi dalla fine dell’era Ferguson a oggi. Non proprio Davide contro Golia, visto che il presunto Davide ha molti più soldi di Golia, ma un’idea che va oltre l’ultimo colpo di mercato. Discorsi validi anche se al Sinigaglia fosse finita 1-4, ma che con il dio risultato assumono ovviamente più forza. Per capire che cosa abbia fatto davvero il Como, conviene guardare gli undici titolari schierati contro lo United e, soprattutto, ricostruire quanto erano costati quando sono arrivati sul lago. Non quanto valgono oggi, dopo una vittoria che inevitabilmente ne accresce la reputazione, ma quanto la società ha investito per portarli a disposizione di Fabregas. Butez è arrivato dall’Anversa nel gennaio 2025 per 2,1 milioni di euro. Couto è in prestito dal Borussia Dortmund con diritto di riscatto (2 milioni il costo del prestito, 20 il riscatto). Jacobo Ramon è uno scarto del Real Madrid pagato 2,5 milioni. Kempf 1,7 dall’Hertha Berlino, Alex Valle 6 dal Barcellona, Milla 6 dal Getafe, Perrone 13 dal Manchester City che non credeva più in lui, Baturina 20 dalla Dinamo Zagabria, Douvikas 15 dal Celta Vigo, Da Cunha un milione (!) dal Clermont. Con gigantesco asterisco su Nico Paz, riscattato per 60 milioni ma che il Real Madrid può riprendersi (e si riprenderà, magari per farlo marcire in panchina) per 80. Insomma, tolto Nico Paz, che alla fine genererà comunque una plusvalenza vera, l’intera squadra titolare è costata meno di 80 milioni. Questa è la realtà, anche se poi qualcuno va fuori di testa quando vede il maglioncino stretto e i pantaloni larghi di Fabregas. 

La grottesca vicenda del tesseramento di Malagò, che ha coinvolto un intero paese e molti suoi giuristi (alcuni laureatisi su Google), non poteva che concludersi con una barzelletta. Non le (ri)elezioni con candidato unico del prossimo 14 dicembre, ma il tesseramento FIGC di Malagò stesso, come dirigente accompagnatore della squadra di calcetto del Circolo Canottieri Aniene di è stato presidente per tanti anni (lo è ancora adesso, ma onorario) e che ha tanti soci illustri, fra questi Roberto Mancini. Adesso tutto è a posto. 

stefano@indiscreto.net