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Inizio di Cisse

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© AC Milan via Getty Images
La narrazione sui giovani italiani, il sogno FA Cup, i gol della Champions e gli infortuni in diminuzione

Il grande periodo di Alphadjo Cissé, sintetizzato dalla tripletta al Salisburgo, si inserisce perfettamente nella neonarrazione sul calcio italiano: non più disastro assoluto, con i bambini che preferiscono la Playstation al pallone, e che non giocherebbero più in una presunta strada, ma terreno fertile per la crescita di giovani fenomeni che devono avere più spazio, anche per il bene della Nazionale. Ma il primo tesseramento di Cissé, in una società di Treviso, risale ai tempi in cui presidente della FIGC era Abete, con Prandelli commissario tecnico… Cosa è cambiato nel calcio italiano da Zenica a oggi? Certo tutti abbiamo voglia di aria fresca.

Coppa Italia come la FA Cup? se ne parla da decenni, un po' lo si è fatto anche nell'ultima assemble adi Lega, ma il problema rimane sempre quello: con qualsiasi formula nessun grande club della A vuole entrare in scena prima degli ottavi di finale. Realisticamente la grande riforma 2027-28 sarà quindi soltanto un allargamento, coinvolgendo più squadre di Serie C. A dirla tutta, anche la FA Cup originale oggi conta meno di ieri, almeno per i club con obbiettivi internazionali. 

Al turista del tifo questa Champions League, la terza con il megagirone, dovrebbe piacere molto. Dai 3,13 gol a partita della prima edizione con la fase campionato ai 3,58 della seconda ai 4,08 dell'avvio 2026-27: non c’è dubbio che la Champions stia vivendo una trasformazione offensiva, che rende ingiusto qualsiasi confronto statistico con il passato. 147 reti in 36 partite, con partite dalla storia diversa, dal 6-0 dell'Aston Villa al Fenerbahçe al 3-4 del Club Brugge sull'Inter ma un denominatore comune. Più squadre significa anche più differenze di livello, con la classifica unica che viene sempre più interpretata come una licenza di osare, che tanto peggio che ventiquattresimi è difficile arrivare. Poi non bisogna confondere il format e l’importanza relativa di certe partite con i cambiamenti tattici e fisici del calcio, basti pensare che la scorsa stagione nella fase a eliminazione diretta la media è stata di 3,73 gol a partita. Insomma, si va verso un’era di record ma tutti da asteriscare. E senza fare gli snobbettini si può come minimo dire che questo calcio sia più televisivo, adatto alle dirette gol. 

Nel calcio di oggi ci si infortuna di più? Tema di attualità, perché sembra, a sentire i club, che la sosta per le nazionali più lunga abbia portato a più infortunati, alcuni anche a scoppio ritardato. I dati dicono che sono 21 i nuovi problemi fisici emersi in Serie A durante la maxi sosta: 15 fra i giocatori impegnati con le rispettive selezioni e 6 fra quelli rimasti nei club. Nella più breve sosta di ottobre 2025, 2 partite, erano stati segnalati 7 infortuni complessivi, per fare un confronto. In generale al 16 ottobre sono 50 i giocatori della Serie A che risultano infortunati, quindi una media di 2,5 per squadra, il 10% delle rose. L’anno scorso, in questo stesso periodo, i giocatori fermi per infortunio risultavano circa (ci sono conteggi diversi) 80, molti di più rispetto al 2026/27, di fatto 4 giocatori in meno per squadra. In altre parole, durante la sosta lunga ci si fa male di più rispetto alla sosta corta (cosa del resto ovvia, essendo maggiori le possibilità di infortunarsi con più giorni in nazionale), ma la riduzione dei viaggi e del numero delle soste porta un beneficio. Insomma, uno dei tanti casi in cui è meglio il presente anche se ognuno guarda il suo orticello e il suo giocatore che magari si è fatto male per motivi slegati dalle nazionali. 

stefano@indiscreto.net