Giovanni Stroppa non è più l’allenatore del Venezia. La sesta sconfitta su sei partite in campionato ha portato a un esonero doloroso, visto che riguarda l’uomo che ha condotto il Venezia al ritorno in A, ma che nella logica del calcio ci sta anche se 3 di queste 6 sconfitte sono arrivate contro Milan, Lazio e ieri Atalanta, squadre di tutt’altra cilindrata. Probabile che il suo successore (mentre scriviamo queste righe il favorito è Nicola) faccia meglio, anche perché peggio non potrebbe, con una rosa che la proprietà ritiene (sbagliando) quasi da metà classifica. Per Stroppa comunque terzo esonero in Serie A, dopo quelli a Crotone e Monza, sempre nella stessa situazione e cioè da una squadra con cui lui aveva appena conquistato la promozione. Sommando anche antiche dimissioni dal Pescara e ricordando le tante promozioni (anche Foggia in B e Cremonese in A) si può dire, senza offesa, che sia un grandissimo allenatore per la Serie B, che richiede caratteristiche diverse rispetto a quelle di una Serie A medio-bassa.
L’aspetto interessante dell'ultima inchiesta del Times su Gianni Infantino non riguarda i soldi, che nel calcio internazionale non sono mai pochi, ma il rapporto fra chi governa il pallone e le regole che dovrebbe rispettare. Secondo il Times nel 2024 il presidente della FIFA avrebbe ricevuto 1,76 milioni di dollari aggiuntivi dalla FWC2026 US Inc., cioè la società statunitense legata all'organizzazione dei Mondiali del 2026. Una somma che si aggiungerebbe ai 4,274 milioni di franchi svizzeri di compensi ufficiali riportati nel bilancio FIFA per lo stesso anno. Il problema è che i pagamenti aggiuntivi non risulterebbero nella rendicontazione pubblica della Federazione. Sempre secondo il Times somme analoghe o superiori sarebbero state corrisposte anche nel 2025 e nel 2026. Diciamo che la carriera politico-sportiva di Michel Platini, ex mentore (pentito, molto pentito) di Infantino, è stata stroncata per moltissimo meno.
Perché Perugia e gli arbitri dovrebbero avercela con Alessandro Gaucci? Il motivo principale è, secondo noi, che il cognome Gaucci a Perugia è legato contemporaneamente a una delle stagioni più esaltanti della storia del club ma anche al suo traumatico fallimento del 2005. Uno dei due figli (con il fratello Riccardo c’è stata una rottura, per lo meno calcistica) dell’indimenticato Luciano è tornato alla guida del Perugia nell'estate 2026, ed era prevedibile che questo ritorno non sarebbe stato tranquillo. Venendo all’attualità, dopo la sconfitta per 2-0 contro il Vado Alessandro Gaucci ha attaccato duramente l'arbitraggio e si è chiesto se il cognome della sua famiglia desse ancora fastidio. La risposta è sì. Quindi è tornato in discussione il suo futuro come presidente, anche perché la vendita del club al gruppo Arenacuri non è ancora stata perfezionata. Ma in linea di massima di può dire che il cognome Gaucci a un Perugia in Serie C non può fare che bene.
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