L’esonero di Carlos Cuesta non è certo il primo esonero ideologico e di immagine nella storia del calcio, ma le sue modalità sono lo stesso sorprendenti. Prima di tutto perché il Parma gli ha comunicato la scelta una settimana dopo l’inizio della sosta per le nazionali, come se dopo 15 mesi insieme dovesse raccogliere su Cuesta chissà quali elementi. E poi perché la squadra era in linea di galleggiamento nonostante le cessioni pesantissime (Suzuki, Circati, Pellegrino) e un ambiente da ridimensionamento dopo l’ottima salvezza conquistata con Cuesta a cinque giornate dalla fine dello scorso campionato.
Detto questo, la narrazione sul giovane allenatore spagnolo, emerso come assistente di Arteta, è basata spesso sulla sua età e sul suo passaporto, visto che finora si è distinto soprattutto per la cura maniacale della fase difensiva, con il 5-4-1 diventato quasi un marchio di fabbrica dopo una prima fase di sperimentazione. L’allenatore giusto per questo tipo di Parma, diciamo noi, ma Krause e anche Cherubini, ricordando il rinnovo quasi (togliamo il quasi) controvoglia in estate, hanno altre idee. Che non riguardano soltanto un gioco più spettacolare (l’anno scorso, stando agli expected goals, il Parma ha avuto la peggiore fase offensiva della Serie A), a anche l’utilizzo di giocatori di un certo tipo, quelli che il club vorrebbe valorizzare e rivendere.
Questo significa un utilizzo più continuo e proficuo dei nuovi acquisti, da Romero (peraltro già a segno due volte) a Nicolussi Caviglia (che è infortunato) a El Bilal Touré, che in caso di salvezza dovrebbe essere riscattato. Anche in questo senso fatichiamo a trovare colpe di Cuesta, così come fatichiamo a considerare Gilardino una svolta ideologica, vista la sua storia di allenatore. In altre parole si può dire che Gilardino, forse il più pragmatico dei campioni del mondo 2006 che hanno provato ad allenare, farà giocare il Parma quasi come Cuesta, giovane considerato troppo vecchio. Mah.
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